Proverbi e Culture

SANTUZZA

Antonio Uccello, scrittore siciliano, nel suo libro: AMORE E MATRIMONIO NELLA VITA DEL POPOLO SICILIANO riporta una dichiarazione d'amore trovata scritta nella carta d’imballaggio di un'arancia da ignota fanciulla siciliana; ne riporto il contenuto:

La concezione del matrimonio per i nostri nonni fino al 1940 – 45 era del tutto diversa dei nostri giorni; infatti, allora una persona si sposava per "sistimarisi": l'uomo si sposava per avere "lu sirvimentu" (per essere servito in casa), mentre la donna per "lu mantinimentu" (per essere mantenuta).

IL CORREDO DA SPOSA AI TEMPI DI “MAMMA GRANNI”

Ai tempi di “mamma ranni” (così era chiamata la nonna, dal francese “grand mere”), diciamo prima degli anni ’50, una giovanetta in età di matrimonio,

di Vito Marino (foto accanto) - Nella Sicilia dei nostri nonni, in occasione del matrimonio, terminato “lu trattinimentu” con suoni, balli e distribuzione di dolciumi e liquori, gli sposi, accompagnati dai parenti e dai musicanti, si recavano alla loro nuova dimora; qui, prima di essere lasciati soli,

Oggi, nelle piazze principali dei paesi, si notano con molta facilità coppie di giovani, che stanno con la massima disinvoltura in intimità; le ragazze prendono iniziative per fare amicizie con i coetanei ed i rapporti intimi sono diventati la norma.

LA FUITINA. Non si tratta di un racconto ma di una realtà storica siciliana che i giovani forse avranno sentito raccontare e di cui se ne ridono. Una volta (diciamo fino agli anni ’50 circa) i matrimoni erano combinati fra i genitori dei probabili futuri sposi.

(SA) - Intanto chiedo scusa sia ai nostri lettori che a Vito Marino (foto accanto), perché avrei docuto presentarlo martedì scorso, quando sul nostro sito è apparso il suo primo articolo. I nostri attenti lettori, sicuramente comunque si sono accorti che dalla settimana scorsa questa rubrica viene redatta a cura di Vito Marino.