“LETTERA 22" - IL 23 MAGGIO LA CERIMONIA CONCLUSIVA CON PREMIAZIONE DEI MIGLIORI TWEET Si è tenuta giovedì 23 maggio, alle ore 10, presso l’Aula consiliare (via G. Capruzzi 204 – Bari), la cerimonia conclusiva dei laboratori permanenti di Giornalismo e Comunicazione “Lettera 22”, aventi come partners l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Ordine dei Giornalisti Puglia e il Corecom Puglia.

Sono Intervenuti Onofrio Introna, Presidente Consiglio Regionale della Puglia, Daniela Daloiso, Dirigente Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia, Felice Blasi, Presidente CORECOM Puglia, Angelo Tedone, P.O Comunicazione Istituzionale C.R, Paola Laforgia, Presidente ODG Puglia, Anna Cammalleri, Dirigente Vicario USR Puglia e i docenti di Lettera 22. All’evento, ha fatto Seguito la premiazione dei 50 migliori tweet realizzati nell’ambito del concorso “Comunica 140” dagli studenti delle scuole medie superiori che hanno partecipato ai vari laboratori.

FEDI (PD): RICONOSCERE LA PARITÀ DEI RAPPRESENTANTI DEI CONTRATTISTI ANCHE SUL PIANO PRATICO.

Una lettera dell’on. Fedi e del sen. Micheloni al Ministro della Pubblica Amministrazione Giampiero D’Alia per rimuovere gli ostacoli che impediscono di fatto una piena parità. “La parità dei diritti sindacali tra il personale che presta la sua opera al Ministero degli esteri ha l’andamento del gambero, qualche passo avanti e qualcuno indietro. Eppure, l’anno scorso il Parlamento ha approvato una legge chiarissima – la numero 38 del 22 marzo 2012 – che ha stabilito la parità dei rappresentanti del personale a contratto del Ministero degli esteri, per anni ai margini della contrattazione sindacale interna”. Sono queste le parole con le quali l’on. Marco Fedi ha annunciato un’iniziativa da lui assunta nei riguardi del Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione amministrativa. “Voglio ricordare che la legge 38 – ha continuato Fedi - è stata forse l’unico provvedimento normativo approvato nella scorsa legislatura per i lavoratori italiani all’estero. In genere i figli unici sono molto considerati nelle famiglie di appartenenza, ma questo evidentemente non è il caso della legge sui contrattisti in servizio presso la nostra rete diplomatico-consolare e presso gli istituti di cultura. In sede di contrattazione ARAM, infatti, quello che si è ottenuto in termini di principio dopo un faticoso percorso parlamentare si rischia di perdere sul piano pratico. La parità dei diritti sindacali, infatti, non è una pura ed astratta affermazione, ma una condizione che deve trovare riscontro nella pratica effettiva. E proprio qui si rischia di fare dei passi indietro, perché i rappresentanti dei contrattisti non vengono ammessi , a differenza di quelli del resto del personale, alle aspettative e ai permessi sindacali necessari per esercitare il diritto riconosciuti dalla legge. Per evitare che un’affermazione fatta da una legge dello stato in una materia tanto delicata sia vanificata e si traduca in una beffa, assieme al sen. Micheloni ho indirizzato una lettera al Ministro per la Pubblica Amministrazione Giampiero D’Alia affinché voglio compiere presto gli interventi necessari per fare in modo che la legge 38 trovi un’attuazione paritaria e piena”. On. Marco FEDI

SICILIA: CONFINDUSTRIA, DA MOODY'S BOCCIATURA POLITICHE REGIONE

(AGI) - Palermo - La riduzione di rating che ha interessato la Regione siciliana "testimonia come le politiche economiche ed industriali della Regione nei decenni passati sono state poco lungimiranti. Intermediare finanza pubblica per ampliare il precariato e' stato un grave errore e l'abbassamento del rating e' l'effetto conseguente. Auspichiamo che il governo regionale ed il Parlamento siciliano possano invertire la rotta, cambiare radicalmente la politica economica per creare con urgenza le condizioni di fiducia per investire in Sicilia ed amplificarne la base produttiva". E' il commento del vicepresidente di Confindustria Sicilia Giuseppe Catanzaro alla decisione di Moody's di declassare il rating della Sicilia. (AGI)

SCHENGEN: RAGGIUNTO UN ACCORDO TRA CONSIGLIO E PARLAMENTO UE SULLE MODIFICHE AL SISTEMA DI “GOVERNANCE”.

Fondamentale il ruolo della Commissione Ue per la chiusura delle frontiere in casi “eccezionali”. Previsto un sistema di monitoraggio con possibili ispezioni. Si sblocca la riforma della “governance” sul Trattato di Schengen. Dopo quasi un anno l’Europarlamento sembra aver raggiunto un accordo sulla proposta del Consiglio. La mediazione – secondo quanto anticipa l’agenzia Ansa – prevede che i singoli Paesi potranno ancora disporre unilateralmente la chiusura temporanea delle frontiere in casi di emergenza, ma Bruxelles si è ritagliata il ruolo di monitorare la situazione, controllare i possibili abusi e proporre una “geometria variabile” della immensa frontiera esterna europea (8.000 chilometri quella terrestre più 43.000 chilometri di coste, per un totale ben maggiore dell’intero equatore) nel caso in cui uno o più Paesi non si dimostrassero in grado di far fronte alla pressione dell’immigrazione clandestina. Dopo i flussi eccezionali dovuti alla “primavera araba”, fu il vertice dei leader di giugno 2011 a chiedere alla Commissione una proposta per rivedere il meccanismo di valutazione delle “emergenze”. Francia e Italia arrivarono ai ferri corti, con Parigi che aveva reintrodotto i controlli a Ventimiglia e con Roma che aveva polemicamente risposto distribuendo permessi di soggiorno. Trovato un accordo di principio a giugno 2012, il dossier si bloccò per le resistenze del Parlamento che vedevano il sistema troppo legato alle decisioni politiche dei singoli governi. Il compromesso varato tra mercoledì e giovedì continua a permettere la chiusura unilaterale temporanea di fronte “a serie minacce per la sicurezza interna”. Se sono prevedibili (come in caso di eventi sportivi o riunioni politiche di alto livello come un G8) la decisione va notificata alla Commissione. Se sono imprevedibili (come in caso di attacco terroristico) la chiusura può essere immediata. La novità è che vengono previsti meccanismi di valutazione da parte della Commissione, con controlli anche a sorpresa. In più, nel caso di “serie mancanze” di un Paese di fronte a ondate migratorie, la Commissione può raccomandare di prendere specifiche misure, far intervenire il Frontex, l’Easo e l’Europol. E se il Paese interessato non riesce a mantenere i suoi obblighi, dopo tre mesi sarà Bruxelles a poter proporre agli Stati vicini di chiudere le frontiere interne. (Red.)

IN SEI ANNI RINTRACCIATI 540 MILA IMMIGRATI ILLEGALI, OLTRE IL 60 PER CENTO È RIMASTO IN ITALIA.

Lunaria presenta lo studio “Costi disumani. La spesa pubblica per il contrasto dell’immigrazione irregolare”. Gli immigrati rintracciati in Italia in posizione irregolare tra il 2005 e il 2011 sono stati 540.389 con una tendenza decrescente nel corso del tempo (119.923 nel 2005, 47.152 nel 2011); nello stesso periodo di tempo però l’incidenza dei respingimenti, pari al 13,6% (73.663 persone) e degli allontanamenti, pari al 26,1% (141.020 persone) è stata decisamente inferiore rispetto a quella dei migranti che non hanno ottemperato all’ordine di allontanamento (60,3%, 325.806 persone). È quanto emerge da un monitoraggio sui costi delle politiche volte al contrasto dell’immigrazione irregolare in Italia, realizzato da Lunaria che ha presentato nella ricerca Costi disumani. La spesa pubblica per il contrasto dell’immigrazione irregolare. Nel complesso gli immigrati allontanati dal territorio nazionale tramite respingimenti alle frontiere e provvedimenti di espulsione, rappresentano – secondo la ricerca – solo il 39,7% dei clandestini. Tale incidenza, decrescente tra il 2005 e il 2008, torna a crescere dal 2009 raggiungendo il 53,4% nel 2011 anno in cui nell’ambito della cosiddetta “emergenza Nord Africa” vi è stato un dispiegamento eccezionale di uomini e mezzi. Lunaria rileva inoltre che le oltre 134 mila domande di emersione del lavoro irregolare straniero presentate nel 2012 a tre anni di distanza dal precedente provvedimento confermano che resta molto elevato il numero di migranti privi di titolo di soggiorno “invisibili alle autorità finché non viene offerta loro la possibilità di regolarizzare la propria posizione”. Il rapporto si articola in quattro capitoli: nel primo sono presentate le evidenze empiriche per valutare l’efficacia del sistema, nel secondo sono analizzati gli stanziamenti pubblici impiegati per il controllo dei mari e delle frontiere (tra il 2007 e il 2012 331 milioni di euro, 165,5 comunitari e 166,3 nazionali); nel terzo capitolo si parla delle risorse destinate ai Cie e nel quarto sono documentate le politiche di cooperazione con altri Paesi per il contrasto dell’immigrazione irregolare. Secondo lo studio, inoltre, solo per i Cie lo Stato spende 55 milioni di euro ogni anno. Nonostante la cifra “enorme”, così la definisce Lunaria, i Cie sono ben lontani dall’aver prodotto i risultati attesi: su 169.126 persone “transitate” nei centri tra il 1998 e il 2012, sono state soltanto 78.081 (il 46,2% del totale) quelle effettivamente rimpatriate. Lunaria critica inoltre il fatto che a causa della spending review il Ministero dell’interno abbia tagliato i costi di funzionamento dei Cie pari a 30 euro più iva procapite, molto più bassa rispetto al passato causando un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita dei migranti. Per questo l’associazione, nelle conclusioni alla ricerca, chiede con forza che i Cie siano chiusi e nell’attesa chiede che il Parlamento abolisca i bandi al ribasso per l’assegnazione della gestione dei centri e porti la permanenza massima a non più di 30 giorni contro gli attuali 18 mesi. (Red.)