(Antonina Cascio) - Barche senza destino, i corpi di tanti emigrati africani galleggiano sulle onde del Mediterraneo. Duri e crudeli fotografi - anche se sinceri e piuttosto difensori dei diritti umani- ci fanno vedere delle immagini che non piacciono a nessuno, nemmeno a chi prende la fotografia o scrive l’articolo (lo so per esperienza propria).

Queste immagini sono soltanto la punta di un iceberg che ci travolgerà se non cerchiamo di salvaguardare un minimo di sentimento di umanità almeno. Mentre questo succede alle porte d’Italia – o per meglio dire della Sicilia, così si può capire perché a Roma, Milano, Firenze, Torino, queste cose non arrivano a sensibilizzare nessuno , o sì, come ho detto, contro il fotografo ed il giornale che pubblica la foto. E invece l’Italia, per essere più precisi il Governo italiano con sede a Roma da più di 100 anni, é stato uno di quelli che dall’Europa andarono a fare spazzi con le ricchezze dell’Africa per portandole verso casa. Allora, ora, forse é arrivato il momento di pagare questo debito, anche se tardivamente. Ma non é stata soltanto l’Italia, l’ Inghilterra, la Francia, l’Olanda, il Belgio, dovrebbero incominciare a pensare come partecipare a questo rendiconto generale. Mentre la gente muore di fame, di freddo e per l’insicurezza delle barche, in Italia ed in Europa i politici si riuniscono per capire come cacciare quelli che ci riescono ed arrivano nella bella Lampedusa. Bella ma piccola ed in pericolo a causa di questa invasione involontaria. Purtroppo l’Europa é stata una cattiva pagatrice. Ancora ha dei debiti centenari con l’America Latina ma si straccia le vesti per il debito che l’Argentina ha con alcuni europei, tra loro quelli italiani. Non mi dite che l’Italia non ha partecipato in America Latina. Anche spezzata in cento parti, l’Italia era parte dell’Europa. Ma a ché serve chiedere ragioni del passato? E vero, l’Europa soffriva la fame e la miseria provocata per la crescita sia dalla crescita della popolazione che dalle distruzioni che le guerre provocavano sui terreni coltivati ed impoveriti. In Argentina, In America Latina, la situazione non é più fortunata di quella Europea. Dell’antica selva, dei ricchi boschi e delle produzioni naturali che tutti avevano a portata di mano, rimane poco. Dobbiamo anche noi svegliarci ed incominciare a produrre senza distruggere, se vogliamo salvare qualcosa ed avere una riserva per il futuro. Anche qua, arrivano, non africani, ma boliviani, paraguaiani, peruviani, non in barche, ma in pullman, anni indietro in treno (quando Menem non aveva distrutto la grande rete ferroviera) e cercano tutti un destino meno duro e più prospero per i loro figli. Per fortuna, mio padre, che aveva la sua piccola impresa di costruzione che dava a loro lavoro, m’insegnò da piccola a valorizzare la gente per quello che fa e non per il suo colore o per la provenienza sociale delle quali ha goduto durante la sua crescita. Ma anche loro in Argentina, un paese che guarda verso l’Europa tanto che la sua classe media si sente europea, hanno sofferto discriminazioni e differenze che possono rendere pericolosa la vita in comune. Per ambo le parti senza dubbio. L’unico segreto per arrivare ad una buona convivenza, é quello di avere la consapevolezza che non siamo padroni della terra. Che siamo arrivati qui e ci siamo sviluppati in questo modo quasi in maniera casuale e che siamo disegnati tutti per tornare ad essere soltanto energia, una energia che non si sa dove finirà dopo la fine di questa che chiamiamo vita. Se fossimo capaci di apprendere questo pensiero... dovremmo incominciare presto gli italiani ad aiutare il prossimo, un pensiero che dell’altro é legato alla storia della nostra nazione, del nostro destino di Patria che ogni tanto espelle i suoi figli verso altri spazi di salvezza e di ricerca di un futuro.