(Antonina Cascio.) - Nel caldo della mia città, Mendoza, c’è qualcosa di diverso rispetto a trenta o quaranta anni fa. La mano dell’uomo evidentemente ha fatto peggiorare la situazione e lo si vede nella poca possibilità di sopportare il clima che abbiamo nel presente. Tanto più cemento ed edifici che crescono come funghi, hanno aumentato la sensazione termica.

La crescita dei quartieri nel territorio pedemontano ha distrutto la naturale barriera di vegetazione semidesertica e cambiato per cemento la “jarilla”,duro ma forte arbusto che serviva a rafforzare le discese dei monti, ad evitare che la terra si volatilizzasse nell’aria ambiente ed a frenare l’acqua piovana che corre oggi liberamente verso la valle nei giorni di tempesta dell’estate. E nella valle ci siamo noi tutti, a sopportare inondazioni per fortuna brevi ma altrettanto dannose nelle zone più basse. Dell’altro, l’uomo ha contribuito a questo “microclima” portando l’acqua dei fiumi che scendeva prima libera e gioiosamente, verso grandi dighe che ,guarda un pò come la mafia siciliana è riuscita a fare un bene in Sicilia senza nemmeno pensarlo nè volerlo questo bene: evitando sempre la costruzione delle dighe. Oggi, a Mendoza, proverbialmente di clima secco e semidesertico, abbiamo ogni tanto giornate d’intensa umidità che nascono dai numerosi specchi artificiali di acqua che ci circondano e si abbattono nulla valle senza dare respiro per ore ed ore finchè non arriva uno dei quei venti che si comportano quasi come un ciclone, portando via le nuvole. Questi specchi d’acqua, da un’altra parte, hanno fatto diventare in verde il marrone di alcune aree, e hanno contribuito alla desertificazione di altre zone anticamente verdi in un modo estremamente minaccioso per i centri urbani nati in queste aree. Brutta situazione questa, estrema ma ancora non riconosciuta legale ed ufficialmente dalle autorità, bensì i ricercatori la segnalino continuamente da anni e ne segnalino la crescita. Una situazione che si ripete in tante zone del mondo ,in tante altre città e centri urbani, in tante altre valli delle alte montagne. Se a tutto questo sommiamo il fatto che siamo in zona sismica, altamente sismica, è logico pensare che ci sia gente che nelle lunghe e calde notti non possa dormire, sebbene siamo abituate alle scosse e per fortuna abbiamo ancora un codice urbano che esige una costruzione di alta qualità e che si controlla. In questi giorni ho riflettuto di più sulla situazione di paesi come Haitì, paesi nei quali a tutti i danni dello sviluppo moderno si somma la conseguenza del capitalismo chiamato “feroce”, quello che non ha avuto nessun pregiudizio di crescere dalla sventura altrui. Paesi dove si è costruito su ruderi antichi, alti palazzi, paesi dove le belle costruzioni coloniali , del millecinquecento, non sono mai state controllate ,restaurate a regola d’arte. Paesi dove la gente moriva già di fame e di violenza strutturale e che ha subito tutte le pene del purgatorio che significa avere una alta popolazione di negri e di antichi schiavi (per non dire attuali schiavi dei benestanti contati sulle dita di una mano) e che adesso la natura castiga in maniera tanto crudele. Ma , viene naturale la domanda: è stata la natura crudele o siamo gli essere umani che conoscendo le leggi della natura siamo tanto crudeli e tanto inumani da non preoccuparci delle conseguenze nemmeno per lo stesso futuro dei nostri figli? Speriamo che Haiti possa mettersi in piedi dopo un danno come questo e con l’aiuto, adesso solidale, già un pò tardi chissà, di tante nazioni che verranno in difesa della vita. Sarà difficile dopo la morte di più di centomila persone. Ma deve fare riflettere su come aiutarli, non soltanto con cibi e medicine, ma con un impegnativo programma di collaborazione per l’assetto della democrazia. E’ anche arrivato il tempo di riflettere a quanti in più potrà arrivare un futuro uguale se non fermiamo la mano criminale di alcuni uomini.