(Antonina Cascio) - Martillo y Yunque. Resuenan aún en mis oídos y golpean el alma. Félix Maruenda trabaja y pone en su trabajo toda su energía, toda su esperanza de un mundo más sano, todo su dolor de democracia lacerada.

Ho voluto salutare il lavoro di Féliz Maruenda con una prima frase in spagnolo, la sua lingua, quella dei suoi antenati. Miracoli dell’emigrazione, camminiamo tutti sulla stessa strada in questi lontani paesi americani,, lavoriamo insieme, lottiamo uniti e cerchiamo l’utopia di una vita migliore tutti insieme, senza differenze di origine, ci intrecciamo. Oggi Maruenda non c’è più su questa terra, da alcuni anni e per propria volontà, stanco chissà di tanto orrore e tanto sangue come il mondo ha dato alla nostra generazione. Ma ha voluto il destino, segnato dalla storia dentro la quale ci siamo noi , gli emigrati, che il Maruenda sia il nonno di un nipote di cognome D’Angelo. Ed è stato per questa congiunzione che siamo stati fortunati, tanto di poter conoscere la sua opera, di poterla godere e soffrirla come i nostri vicini del Cile, paese fratello dell’Argentina non soltanto perché stanno accanto uno all’altro, ma perché hanno subito le stesse stragi, gli stessi dolori, simili percorsi nella ricerca della democrazia e della libertà. E stata la presidente di SIRECI, a portarci il Maruenda in un DVD, dato che sarebbe impossibile portare una delle sue monumentali opere. Doveva venire anche Graciela Cordova San Martín, la vedova del Maruenda, ma per ragioni importanti è dovuta rimanere a Santiago. E vero che questo grande artista si presenta da solo. Con il libro che la vedova mi aveva regalato un anno fa, io andai da Flores, alla Bancaria e da Eugenia Ferrer , in consolato. Ognuna di loro che ha visto il libro, ha capito subito che questa era informazione da condividere in maniera obbligatoria. Lunedì 12 ottobre, alle 20,00 , alla Asociación Bancaria, un gruppo di giovani e meno giovani, siamo stati colpiti dalla forza dello scultore e della sua opera. Virginia Quezada, presidente di SIRECI, che ci ha letto parole di saluto della vedova e ci ha spiegato chi è stato e chi è il Maruenda per il cileni, ha pianto anche con noi dall’emozione. Martedí 13 alle ore 19,00 al Museo ECA, chiudendo le attività dedicate a ricordare il futurismo organizzato dal Consolato d’Italia in Mendoza, davanti a questo artista che utilizzò la scuola del futurismo per farci odiare la guerra, per farcela ripudiare e rifiutare, anche allora ci fu l’emozione a fior di pelle. Ci siamo dati tutti appuntamento per un’altra volta, all’università, davanti a tanti giovani, per fare vedere questa opera di un uomo forte nelle sue paure e coerente con i suoi ideali. Ma non soltanto a Mendoza, speriamo che in tutta l’Argentina ed in Sicilia ed anche nel mondo. Le attività con la nostra visitante del Cile, la nostra cara Virginia, amica già di tutti noi, sono state positivissime e siamo contenti di portare avanti il nostro accordo di lavoro ed mutuo appoggio. Tant’è così, che in preparazione di una prossima e grande mostra del figlio Fabrizzio D’Angelo, sono rimasti a Mandoza due quadri dipinti da lui che sono già esposti al Comites, dando vita e colore alle bianchi pareti.