(Antonina Cascio) - Lavorare all’USEF è stato per me , come dell’altro lo è ancora e dopo 5 anni penso lo sarà ormai fino al mio ultimo giorno, una causa importante, fondamentale direi, abbracciata con passione e dedicazione come dell’altro tutto quello che ho fatto in vita mia. Certamente non ho fatto mai un lavoro che non mi piacessi,

anche questa fortuna ho avuto, chissà per la diversità dei miei interessi, non ho lavorato mai a nessun lavoro che non mi significassi una sfida e che non avesse sempre qualcosa che svegliava in mè la passione per il lavoro, la soddisfazione del progetto realizzato. Infine, quando dopo un breve tempo perdevo l’interesse, me ne andavo .Non importando mai che cosa potevo perdere dal punto di vista materiale. Invece ho fatto il giornalismo e l’ho continuato a fare anche quando non ero più in un giornale, ho fatto l’insegnante e lo sono ancora. Mi ha detto pochi giorni fà una ragazza, “tu continui a fare l’insegnante col tuo esempio”, ma io non conosco altra maniera. Dunque, sono pochi i lavori nei quali ho sempre sommato, ed ai quali ho sempre sommato: la professione di insegnante, quella di giornalista e adesso la conduzione di un circolo USEF e tutto quello che ne è derivato. Riguardo il ruolo del consigliere, essendo una insegnante, mi sembra qualcosa naturale e abituale, ma capisco che non per tutti è così. E per questo che ho voluto scrivere sull’argomento, nella speranza di essere, come al solito vorrei, utile ad altri, quelli che non si sentono sicuri in questo ruolo. Ma ho presente, io e così spero lo abbia chi mi legge, che ogni persona è un essere singolare, unico in se stesso, e che ognuno ha le proprie capacità, le proprie motivazioni, i propri desideri. Detto questo, ricordo anche che se siamo dentro di una organizzazione, abbiamo il dovere di agire organicamente; se vogliamo che il nostro lavoro dia frutti piacevolmente utili, dobbiamo sempre fare un lavoro di squadra. Riguardo il ruolo dei consiglieri, sembra a me, ed è quello che cerco di fare, dev’essere predicare con l’esempio, come prima esigenza, e perciò lavorare, essere attento agli interessi dell’USEF, tanto quella locale come quella internazionale, e cercare di conoscere i problemi degli altri circoli in modo da suggerire una soluzione, più che dare un “consiglio”.Il consigliere non deve aspettare miracoli che non sia capace di fare e non deve pensare che tutti reagiranno lo stesso di lui davanti a simili situazioni. Deve offrire amicizia e collaborazione, deve sempre cercare il motivo dell’atteggiamento delle persone, deve sopratutto segnalare il lavoro degli altri, augurare il buono, deve sapere aspettare e capire quando qualcosa sarà impossibile per trovare il modo di cercare una alternativa. Ma, e sopratutto, il consigliere deve avere una presenza, deve essere una presenza per i suoi compagni o non ha senso accettare il ruolo. Si potrebbe parlare per ore, ma credo che il segreto sia nella semplicità delle richieste e degli atteggiamenti. Non è facile, bisogna mettersi nei panni degli altri ogni tanto e non pensare di essere l’ombelico del mondo.