IL MIO IMPEGNO PER UNA GIUSTA TUTELA DEI DIRITTI SOCIO-PREVIDENZIALI DEL MONDO DELL’EMIGRAZIONE
Una dichiarazione del deputato eletto in Sudamerica, in questi giorni in Argentina per la riunione continentale del Partito Democratico Importante è stato l’impegno profuso nella mia attività politica e legislativa per migliorare la normativa che disciplina i diritti socio-previdenziali dei lavoratori e dei pensionati italiani residenti all’estero e per impedire contestualmente l’introduzione di misure penalizzanti che ridimensionassero le garanzie e le conquiste ottenute nel tempo. Tanto lavoro è stato fatto e tanto lavoro c’è ancora da fare. Siamo riusciti con i nostri interventi (quando dico nostri mi riferisco in particolare ai deputati del Partito Democratico) ad estendere il diritto alla 14ma mensilità anche ai pensionati residenti all’estero: non è stato facile e bisogna ringraziare i sindacati e i patronati che insieme a noi hanno esercitato le pressioni necessarie su Governo ed istituzioni. Ora a luglio i nostri pensionati più bisognosi riceveranno una somma, una tantum, che può variare da un minimo di 336 euro ad un massimo di 665 euro. Siamo riusciti a far ripristinare l’erogazione delle prestazioni “assistenziali” ai pensionati italiani residenti in Venezuela con una ostinata e determinata attività di “lobbying” politica esercitata a tutti i livelli governativi, parlamentari e istituzionali. Attualmente ci stiamo adoperando per sollecitare il Venezuela a riprendere i pagamenti delle pensioni venezuelane in Italia sospesi da oltre un anno in violazione dell’accordo bilaterale di sicurezza sociale, ed a convincere l’Inps ad integrare, nel frattempo, i modesti “pro-rata” dei pensionati venezuelani residenti in Italia. Abbiamo contribuito in maniera determinante a far estendere le detrazioni familiari anche a favore di quei pensionati residenti all’estero che pagano le tasse in Italia e che producono il 75% del loro reddito in Italia. Ma soprattutto ritengo opportuno ricordare – perché spesso il nostro lavoro, voglio sottolinearlo, viene svolto senza fanfare né tamburi - che assiduo e finora vincente è stato il nostro impegno per impedire l’introduzione (come avviene dal 1992 nell’Unione Europea) del principio dell’inesportabilità delle prestazioni “non contributive”, e cioè trattamento minimo e maggiorazioni sociali, che falcidierebbe gli importi delle pensioni Inps erogate nei Paesi extracomunitari e principalmente in America Latina. Immaginate se ciò fosse avvenuto o avvenisse, quante decine di migliaia di pensionati italiani residenti nei Paesi extracomunitari si ritroverebbero con una pensione di poche decine di euro. Ma accanto ai risultati positivi ci sono anche delle sconfitte e numerose iniziative in sospeso sulle quali stiamo lavorando. Mi riferisco soprattutto alla necessità di stipulare (con Cile e Perù) e rinnovare alcune convenzioni bilaterali di sicurezza sociale oramai inadeguate ai bisogni di vecchie e nuove generazioni di emigrati come quelle con Argentina e Brasile e di stipulare accordi sanitari che tutelino i nostri cittadini che si spostano da un Paese all’altro senza che debbano ricorrere alle spesso costosissime assicurazioni private. Senza esito invece i miei numerosi tentativi di convincere le autorità competenti brasiliane (soprattutto) e italiane a modificare l’accordo contro le doppie imposizioni fiscali tra i due Paesi che penalizza, e non poco, numerosi pensionati italiani residenti in Brasile sottoposti a doppia tassazione e senza la possibilità di usufruire del credito d’imposta. Nonostante le proposte, concrete e ragionevoli, dello Stato italiano il Brasile continua a tergiversare. Voglio infine ricordare una mia proposta di legge che è all’esame del Parlamento e che intendo perseguire con grande volontà e determinazione e che riguarda l’aumento dell’importo minimale delle pensioni in convenzione. La mia proposta di legge intende eliminare il diffuso fenomeno degli importi pensionistici bassi elevando da 1/40mo ad 1/20mo del trattamento minimo italiano il minimale pensionistico mensile per ogni anno di contribuzione versato in Italia, in modo tale che per ogni anno di contributi versati in Italia si passi dall’importo minimale attuale di 13 euro ad un importo minimale di 26 euro (per 5 anni di contributi si passerebbe da un minimo di 65 euro ad un minimo di 130 euro). Insomma l’obiettivo generale che mi prefiggo è quello di contribuire ad affermare, anche attraverso la mia attività, un sistema di protezione sociale a favore dei nostri connazionali che garantisca loro una adeguata tutela previdenziale, fiscale e sanitaria che rappresenti il giusto riconoscimento dei loro sacrifici e del loro ruolo nel mondo.