D. le associazioni come possono rinnovarsi se ancora non sono in grado di farsi una vera autocritica?

R. Gli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo  che nella lunga fase della loro

preparazione non avevano  suscitato molta attenzione da parte dei rappresentanti politici  sono stati invece occasione , al momento del loro svolgimento per  moniti e suggerimenti  che muovono dal giudizio  molto critico sulle associazioni attuali, intese come vecchie, inadeguate e poco o nulla rappresentative dell’emigrazione italiana fatta ormai di tanti oriundi e di giovani migranti. Così in qualche intervento di invitati presenti  all’evento del 3 e 4 luglio scorsi.

Il mondo in sostanza , si osserva, non è quello che le stesse organizzazioni rappresentano e conoscono . Il che presuppone un nuovo modello di associazionismo ma anche una capacità di autocritica che le associazioni devono fare in relazione alla loro inadeguatezza rispetto al mondo che è cambiato.

In buona sostanza e con inconsapevole esercizio del paradosso, questi critici ex post,  assumendo come causa  le conseguenze, rimuovono a piè pari  le vere diverse cause che hanno portato le associazioni nelle attuali condizioni ed anzi caricano della responsabilità dello stato attuale dell’associazionismo  lo stesso che, al contrario  di altre realtà del mondo della nostra emigrazione, si è dato invece, e, in modo autonomo  sta realizzando, un percorso di rinnovamento.

Questo percorso non è un atto volontaristico di un gruppo di amici volenterosi  che si sono incontrati  al bar sport ma lo sviluppo coerente di una presa d’atto razionale e meditata, a suo tempo avvenuta   dentro la CNE  struttura rappresentativa delle associazioni nazionali poi evoluta nel comitato promotore degli Stati Generali e nel Comitato organizzatore nel quale sono presenti  le associazioni regionali  e moltissime associazioni dell’estero per un totale di quasi 1500 associazioni. Tra queste, a conferma dell’interesse suscitato dalle proposte contenute nei documenti  alla base degli Stati Generali, diverse associazioni di giovani che, come le altre, condividendone le finalità  vi hanno aderito, ma che non erano presenti all’evento per le comprensibili difficoltà finanziarie proprie della iniziativa che è stata sorretta dal solo autofinanziamento.

D. Non sarebbe ora che l’associazionismo iniziasse ad occuparsi delle nuove generazioni e della emigrazione giovanile?

R. Agli Stati Generali sono stati invitati ed hanno dato la loro adesione associazioni nazionali degli studenti medi e degli studenti universitari, i giovani del servizio civile internazionale che hanno condiviso le proposte da noi avanzate nei documenti  preparatori degli Stati Generali. Nelle  Marche, in giugno,  in preparazione  di questo evento si è svolto, da noi promosso, un convegno regionale sulla emigrazione giovanile con la presenza della generalità delle associazioni giovanili marchigiane e del  sindacato. In autunno  si verificherà con enti locali, associazioni  giovanili e sindacato  la possibilità di sperimentare una struttura di consulenza ed affiancamento di giovani che decidano di emigrare per lavoro dalla Marche  in Europa. Una iniziativa analoga è in preparazione in Sardegna  d’intesa con la FAES, la federazione dei circoli sardi all’estero.

D. Non vedete i rischi propri di un associazionismo  tradizionale che finisce per essere autoreferenziale?

R. L’amico Fabio Porta, tra i pochissimi che ha sempre  mostrato attenzione al  processo che abbiamo avviato , in una recente  intervista di forte apprezzamento per gli Stati Generali e per il costituendo Forum invita anche  a toni autocritici cui, a suo condiviso giudizio, nessuno nel mondo della emigrazione  deve sottrarsi.

Vorrei rassicurare l’amico Porta (cui forse può essere sfuggito) che l’associazionismo, implicitamente ancora una volta, invitato a  autocritica, non solo l’ha già  fatta da qualche anno a questa parte e la farà ogni qualche volta  sia necessario, ma che, tuttavia, diversamente da altri soggetti, ha anche avviato da tempo, con serietà il suo processo di autoriforma.

E’ per questo che siamo anche  lontanissimi dal paradigma dell’autoreferenzialità, una vera e propria palla al piede. Le associazioni quel paradigma lo hanno voluto  rovesciare. E così è stato.

 Semmai a quanti  intendono metterci sull’avviso  ad evitare l’autoreferenzialità  salvo poi a seguitare a praticarla  potremmo dire “ medice cura te ipsum”( Luca (4, 23).

La relazione introduttiva agli “Stati  Generali”‘ come gli stessi documenti preparatori, avanza una analisi del passato e del presente ma anche prospetta futuro dando contezza del percorso di rinnovamento  che l’associazionismo intende attivare nella democrazia, nel pluralismo, dal basso, nei luoghi in cui vive e lavorano le persone della emigrazione nuova e vecchia, con passaporto italiano, iscritta e non  all’aire, e italodiscedenti.

D. Nei vostri documenti la critica al passato è esplicita ma per il futuro occorrono proposte concrete ed una visione chiara di futuro. Voi come intendente muovervi?

R. Ci si dice, con qualche esemplificazione, che la rappresentanza  parlamentare dell’estero “è figlia  dell’associazionismo”. In parte lo è ma questo non comporta una chiamata alla corresponsabilizzazione  per l’operato degli eletti semmai, a maggior ragione, invita ad una riflessione su come, ora,  più adeguatamente, nella forma e nella sostanza, si salvaguardano le rispettive autonomie di associazioni e partiti politici.

Dal mondo della politica che non ha mai smesso di alimentare un collateralismo attivissimo anche nella seconda repubblica ci sono arrivati inviti a “non farsi strumentalizzare” ed a “fare pulizia dietro le sigle”.

Alcuni dell'associazionismo da tempo hanno saltato il fosso decidendo di divenire partito politico. Gli Stati Generali sono stati l'appello “a chi ci sta” per costruire con il Forum un soggetto della rappresentanza sociale totalmente autonomo, pluralistico, in grado di poter evitare quella partitizzazione del mondo degli italiani all'estero che fuori misura ha condizionato la vita del CGIE (un organo consultivo frainteso come fosse un parlamentino), con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il PD e la destra ne sono stati gli indiscussi protagonisti.

Gli eletti all’estero,(che, come tutti gli eletti operano senza vincolo di mandato), non sono riusciti ad essere, al contempo,  una rappresentanza della Circoscrizione estero.  Il giudizio, formulato dal versante associativo  resta critico.

È difficile sottacere il fatto che negli Stati Generali è riemersa  una forte critica rispetto ad evidenti limiti dell’azione degli eletti all’estero e, in generale, del mondo politico. E’ stato osservato come nella grande maggioranza dei casi si è seguitato a concentrare l’attenzione verso provvedimenti parziali e inadeguati e, parallelamente, a convergere in modo acritico nei  ripetuti voti di fiducia richiesti dagli ultimi governi, salvo poi tentare in extremis qualche recupero da provvedimenti che non si sarebbero dovuti votare. Tutto questo alla luce delle evidenze per cui, da anni, era ed è sotto gli occhi di tutti l’abbandono totale, da parte dei  governi, di un vero interesse verso la realtà degli italiani all’estero.

D. In ogni caso le istituzioni e le forze politiche seguiteranno a rappresentare la sede in cui si formano le decisioni . Come Forum in quale rapporto intendereste collocarvi rispetto alle une ed alle altre?

R. Motivo di soddisfazione  è venuto dal messaggio del ministro degli esteri Gentiloni il quale ha auspicato che “ si sviluppi una piattaforma capace di interpretare lo spirito del Manifesto degli Stati Generali” . Incoraggiante  il forte sostegno ad andare  avanti sottolineato dai messaggi della presidente della Camera Laura Boldrini e della vicepresidente del Senato Valeria Fedeli.

L’ intervento della dott.ssa Ravaglia direttore generale della DGIEPM in occasione degli  “Stati generali” ha bene colto il senso della iniziativa  laddove ha sottolineato come gli stessi siano “una grande occasione da sfruttare affinché costituiscano il punto….di raccordo tra ciò che è stato e ciò che sarà, preservando sempre il carattere di libertà, autonomia e indipendenza voluto dall’associazionismo”.
Nella fase nuova ed impegnativa che abbiamo  contribuito ad aprire ci aspettiamo una altrettanta capacità dello Stato-apparato e delle autonomie locali  di riproporre un protagonismo di tutte le nostre istituzioni verso gli italiani nel mondo in assonanza con una volontà dei decisori politici  di fare le scelte necessarie. In questo quadro gli inviti, anche recenti, ben accetti, rivolti alle associazioni ad essere  soggetto della sussidiarietà accanto ed in collaborazione con le istituzioni diplomatiche, (anche se la stessa non è esaustiva del protagonismo delle associazioni), hanno un senso se si collocano in un processo più ampio di rinnovamento. Diversamente seguiteranno a restare in campo l’autoreferenzialità, le vecchie logiche improduttive di mera sopravvivenza peraltro  peggiorate dalla scelta dei governi, di seguitare ad operare verso gli italiani all’estero con scelte da  “Stato Minimo”.

*componente del Comitato promotore degli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo.

(santinews)