Agenzia Sintesi Per Censis e Aiop il 42% dei pazienti con redditi bassi è costretto a non curarsi o rinviare visite. Il pubblico è quasi inaccessibile, il privato troppo caro Roberta Lisi 3 aprile 2024 Il Rapporto è il numero 21, lo commissiona l’Aiop, l’Associazione delle aziende ospedaliere e territoriali private, lo realizza il Censis,

uno dei più autorevoli istituti di ricerca sociale del Paese. L’obiettivo è quello di monitorare lo stato di salute del sistema ospedaliero italiano, considerato nel suo complesso: pubblico, privato accreditato, privato privato, dando per acquisita la natura mista del sistema stesso. Gli esiti non sono affatto consolanti, anzi sono assai allarmanti. In ogni caso la domanda che sorge spontanea è: siamo davvero sicuri che dare per acquisita la natura mista del servizio sanitario nazionale sia davvero una buona notizia? E non sarebbe meglio e più coerente con la Costituzione potenziare la componente pubblica del sistema?

SALUTE PER CENSO

Se sempre più sono i cittadini e le cittadine che rimandando o rinunciano a visite specialiste e indagini strumentali perché le liste di attesa del servizio sono tali da rendere lunghissime le attese, se sempre più sono quelli e quelle che – avendo un reddito medio - alto si rivolgono direttamente al privato senza nemmeno provare a chiedere un appuntamento al servizio sanitario, se ben il 42% dei redditi fino a 15 mila euro, il 32,6% dei redditi tra i 15 mila e i 30 mila euro, il 22,2% di quelli tra i 30 mila e i 50 mila euro e il 14,7% di quelli oltre i 50 mila euro sono stati costretti a rinviare o a rinunciare a prestazioni sanitarie, allora il problema esiste ed è grave. Inoltre il 36,9% degli italiani e ovviamente oltre il 50% dei redditi più bassi è costretto a rinviare altre spese per potersi curare.

SI CURA CHI PUÒ

“Ogni 100 tentativi di prenotazione nel servizio sanitario nazionale, le prestazioni che restano nella sanità pubblica (pubblico e privato accreditato) sono il 60,6%”. Il restante 40% o si rivolge al privato puro o non si cura. E i soldi spesi di tasca propria dalle famiglie sono tanti, secondo i dati Istat rielaborati dell’area Stato sociale e diritti della Cgil nazionale: “Nel 2022 i cittadini hanno speso 42 miliardi per curarsi. Si tratta di 37 miliardi di spesa che proviene direttamente dalle loro tasche e 5 miliardi dalla sanità integrativa. Particolarmente rilevante il peso per le famiglie, con un livello medio pro-capite di 624 euro e con enormi differenze territoriali”. (FONTE: Colletiva)