di Fabrizio Ricci - Il cessate il fuoco prima di tutto, poi l’impegno della comunità internazionale, delle istituzioni globali e dei governi nazionali per un processo diplomatico che porti alla risoluzione del conflitto in Medioriente, nel segno del rispetto dei diritti umani. Con questo appello che si è conclusa l’iniziativa promossa ad Assisi dal sindacato dei pensionati Cgil.

Simbolico il luogo scelto: la Sala della Pace del Sacro Convento della Basilica di San Francesco. Un appello, quello al cessate il fuoco, risuonato fin dai saluti di Padre Marco Moroni, della sindaca della cittadina umbra e del segretario generale dello Spi Cgil regionale Andrea Farinelli. Il cuore dell’evento è stato il confronto tra esponenti politici israeliani e palestinesi: Aida Touma-Suleiman in collegamento da Tel Aviv, deputata palestinese al Knesset per il partito di Hadash; Ilan Baruch, presidente del Policy Working Group, già ambasciatore israeliano in Sud Africa e Jamal Zakout, scrittore palestinese, componente del Palestinian National Council. Tre voci diverse, tre esperienze differenti che hanno tutte chiesto di fermare immediatamente le uccisioni di massa nella Striscia di Gaza, di avviare i negoziati di pace con il sostegno e l’impegno della comunità internazionale e che quei negoziati partano dalla fine dell’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. “L’assalto di Hamas del 7 ottobre – doloroso e terribile per la popolazione israeliana – non è arrivato dal nulla. Ha alle spalle una storia di sopraffazione e oppressione. Continuare a ignorarlo impedirà di trovare una soluzione pacifica al conflitto”. Paola Caridi, autrice del libro “Hamas. Dalla Resistenza al regime”, ha ripercorso la storia del conflitto mediorientale negli anni recenti sottolineando la debolezza della posizione europea e i fattori che hanno finora impedito la costruzione di uno Stato Palestinese, indispensabile perché il processo di pace si compia. Giuseppe Provenzano, responsabile esteri della segreteria nazionale del Partito Democratico ha sottolineato come il caos che circonda l’Unione – dall’Ucraina al Medioriente passando per il Nagorno-Karabach – imporrebbe alla politica europea di fare la propria parte. “In Italia – ha dichiarato Provenzano – la presidente del Consiglio si è addirittura nascosta su questo tema, ma il vuoto di iniziativa politica colpisce al cuore l’Europa alla vigilia delle elezioni europee”. A concludere i lavori Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, che rilancia la soluzione due popoli e due Stati e sollecita la politica italiana ed europea a fare la propria parte: “La guerra è tornata a essere il braccio lungo della politica, magari un po’ meno governata che in passato, in un contesto in cui le leadership politiche sono in crisi, così come gli equilibri mondiali. Eppure senza tentennamenti dobbiamo chiedere che si sospenda qualsiasi forma di guerra, che si attivino tutti i canali di diplomazia e di ascolto. A breve saremo chiamati a confrontarci e ad esprimerci su quale Europa vogliamo. Cogliamo quest’occasione per ripartire dai valori fondativi dell’Europa, fondata su libertà, uguaglianza, stato di diritto e sicurezza dei popoli. Siamo una generazione che ha una storia e una memoria. Non tramandiamola soltanto. Teniamola bene a mente quando affrontiamo le crisi e le difficoltà del presente”. (FONTE emigrazione notizie)