Ultima tappa della mobilitazione di Cgil e Uil. Braccia incrociate in Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Landini conclude a Napoli

Giorgio Sbordoni 30/11/23 -  sciopero 2023 adesso basta Quinto giorno di mobilitazione per Cgil e Uil. Questa volta lo sciopero generale fa tappa nelle regioni del Sud. Tanti cortei al grido di “Adesso basta!”.

A incrociare le braccia sono le lavoratrici e i lavoratori di Campania, Calabria, Basilicata e Puglia. La data di oggi, primo dicembre, fa seguito a quella del 17 novembre nella quale a fermarsi furono le regioni del Centro, al 20 novembre, sciopero in Sicilia, al 24 novembre, sciopero nel Nord Italia e al 27 novembre, mobilitazione in Sardegna. Occhi puntati sul corteo e il palco di Napoli, dove le conclusioni del comizio sono state affidate al segretario generale della Cgil nazionale, Maurizio Landini. Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, chiuderà invece la manifestazione in programma a Bari. Ecco le piazze di oggi: CAMPANIA A Napoli il corteo partirà da piazza Mancini alle ore 9:00 per poi proseguire sul Corso Umberto I fino al comizio finale che si terrà a Piazza Matteotti, storica piazza dei sindacati confederali, dove convergeranno settanta autobus carichi di lavoratrici e lavoratori provenienti da tutte le province. Sul palco interverranno quattro delegati dei settori del commercio, dell’edilizia, dell’industria e dei pensionati, il segretario generale della Uil di Napoli e Campania, Giovanni Sgambati, mentre le conclusioni saranno affidate al segretario generale della Cgil nazionale, Maurizio Landini.

MAURIZIO LANDINI. “IN PIAZZA CONTRO LA PROPAGANDA DEL GOVERNO”

“L’incontro col governo avvenuto il 28 novembre non ha cambiato le nostre posizioni, anzi ha rafforzato maggiormente le ragioni e le motivazioni per lo sciopero generale”, ha detto Giovanni Sgambati nel suo intervento durante la conferenza stampa di Cgil e Uil, che si è tenuta il 29 novembre nella sede della Uil Campania in Varco Pisacane. “Il governo sembra non voglia vedere le difficoltà del mondo del lavoro e della cittadinanza. In circa venti anni il lavoro è stato fatto a pezzi, con un abbassamento dei salari, con l’aumento della precarietà, con le difficoltà mai risolte per l’occupazione giovanile e femminile, senza parlare dei ritardi insopportabili sul rinnovo dei contratti – ha sottolineato Sgambati –. La nostra piattaforma non è mai cambiata, è sempre la stessa, con le ragioni e le esigenze del mondo del lavoro, delle famiglie, dei giovani e dei pensionati e se non è cambiata è perché a oggi non abbiamo ricevuto le risposte adeguate. Si pensi alla Campania, alle regioni del Mezzogiorno, qui lo sciopero è maggiormente sentito per gli alti tassi di disoccupazione, per la mancanza di investimenti e di una concreta prospettiva industriale e, in questa direzione, i ritardi sui progetti del Pnrr non ci aiutano affatto. Lo sciopero non è la fine, ma l’inizio delle nostre battaglie contro una manovra e un governo completamente sordo alle esigenze reali del Paese”. Chiudiamo in Campania queste cinque giornate di sciopero generale convocate per dire no a questa manovra sbagliata che avrà impatti negativi per la nostra regione – ha affermato Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania –. La Campania pagherà il prezzo più elevato di questa manovra finanziaria perché ha salari e pensioni molto basse, abbiamo tanta precarietà e un'assenza di politiche industriali. Sulla sanità si dirottano risorse sulle strutture private – ha sottolineato Ricci – quando andrebbero invece valorizzate quelle pubbliche, con assunzioni e investimenti. I cittadini non possono pagare di tasca propria il diritto alla salute. Il trasporto locale è in difficoltà. I fondi di coesione, come ha rimarcato anche il presidente della Regione, verranno dirottati in conseguenza dei tagli dei fondi del Pnrr agli enti locali. Venerdì, 1° dicembre, saremo in piazza con migliaia di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati per rivendicare il diritto allo sciopero e per far sentire le nostre proposte concrete al di là della propaganda che sta portando avanti questo Governo”. BASILICATA Cgil e Uil della Basilicata hanno organizzato un presidio alle ore 10:00 in piazza Prefettura a Potenza. Lo hanno annunciato il 27 novembre in conferenza stampa, davanti alla sede del Palazzo della Regione Basilicata, nel capoluogo lucano, i segretari generali Cgil e Uil Basilicata, Fernando Mega e Vincenzo Tortorelli. Aprirà la manifestazione del primo dicembre, alla quale prenderanno la parola delegate e delegati, il segretario generale Cgil Basilicata Fernando Mega, mentre concluderà il segretario generale nazionale Uil Pensionati Carmelo Barbagallo. Dopo lo sciopero dello scorso 17 novembre con le manifestazioni di Potenza e di Matera, Cgil e Uil Basilicata ritornano in piazza per chiedere l’aumento dei salari, per estendere i diritti e per contrastare una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati e non offre futuro ai giovani. La protesta riguarda anche le questioni regionali: dalla crisi della sanità lucana alla crescita della povertà fino all’inadeguatezza delle politiche sociali, del lavoro, industriali ed energetiche messe in campo dal governo regionale. “Dopo gli attivi unitari e le assemblee che si sono svolte sul territorio regionale – ha spiegato Vincenzo Tortorelli – scioperiamo contro una manovra finanziaria che non risponde ai bisogni reali del Paese, delle lavoratrici e dei lavoratori. A ciò si aggiungono le questioni regionali con le nostre proposte che porteremo in piazza Prefettura il primo dicembre. È la piazza del Primo Maggio, dove abbiamo difeso e difendiamo la Costituzione, la democrazia, in questa fase delicata in cui viene messo in discussione il diritto allo sciopero e il ruolo del sindacato. Abbiamo scelto la sede della Regione Basilicata per mandare un messaggio al presidente Bardi di non stare troppo con la testa alle candidature per le prossime elezioni e di pensare ai problemi reali dei lucani. Uno su tutti, il dimensionamento scolastico: in tre anni in Basilicata passeremo da 102 istituti scolastici a 80, una scuola su 4 rischia di chiudere. Altre Regioni, dove l’incidenza è minore, hanno deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale, mentre questa giunta regionale non ha fatto nulla. E poi il tema dello sviluppo mancato – ha concluso Tortorelli – a cui vogliamo guardare con gli occhi della speranza raccogliendo l’appello della Caritas a dedicare più attenzione e impegno alla povertà e al disagio sociale. Per questo facciamo appello alla comunità lucana a partecipare a questa iniziativa di Cgil e Uil che mette al centro gli interessi di tutti e tutte”.

MEGA (CGIL): “DALLA PIAZZA DEI SINDACATI UN GRIDO DI ALLARME PER LA NOSTRA REGIONE”

“I dati Istat – ha detto Fernando Mega –, non quelli di Cgil e Uil, ci dicono che in Basilicata ci sono 23.000 giovani in meno, il 16,8% in meno negli ultimi 10 anni. Alla vigilia della campagna elettorale vogliamo consegnare questo elemento di riflessione alla politica tutta, non solo alla classe dirigente regionale uscente. A questo dato drammatico si aggiunge quello Agenas, che pone la nostra regione all’ultimo posto per il servizio sanitario pubblico, e la deindustrializzazione dell’area industriale più grande della Basilicata, l’area industriale di Melfi, rispetto alla quale continuiamo a registrare il silenzio assordante delle istituzioni regionali. Se a tutto questo sommiamo le scelte del governo centrale, dall’autonomia differenziata al dimensionamento scolastico, che mina il diritto allo studio, il messaggio che come Cgil e Uil mandiamo davanti alla sede della Regione Basilicata è un grido di allarme rispetto al futuro di questa regione. Il governo regionale – ha concluso Mega – la smetta con la narrazione e prenda atto dei dati drammatici di questa regione per costruire un nuovo futuro per la Basilicata hub energetico: a partire dalla svolta produttiva di Stellantis si rilanci il tessuto produttivo di questa regione guardando ai tanti giovani che lasciano la nostra terra perché qui non trovano prospettive. Serve una inversione di tendenza. Bisogna cambiare il paradigma e pensare a un modello di sviluppo che traguardi le nuove generazioni”. PUGLIA Cgil e Uil scendono in piazza per lo sciopero generale delle regioni del Mezzogiorno per protestare contro i problemi irrisolti dalla manovra del Governo, perdita del potere d'acquisto dei salari e delle pensioni, il mancato rinnovo dei contratti, la sicurezza sul lavoro, il fisco, la previdenza, il welfare. In Puglia la manifestazione si terrà a Bari in piazza Libertà, dove aprirà il palco, alle ore 10, la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, mentre le conclusioni saranno affidate al segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri.

BUCCI (CGIL): “AL SUD LE RAGIONI PER SCIOPERARE SONO ANCORA MAGGIORI CHE NEL RESTO DEL PAESE” “

Le ragioni per scioperare e stare in piazza al Sud e in Puglia – ha detto Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil regionale – sono ancora maggiori, nei confronti di un Governo che taglia risorse al Mezzogiorno andando contro il disegno europeo di favorire la coesione territoriale. Una regione, la nostra, caratterizzata da prevalenza di settori a basso valore aggiunto che trascinano verso il basso salari già da fame. Dove i pensionati dei settori privati vivono con 700 euro di assegno mensile. Dove serve investire in qualità del lavoro, in crescita e innovazione, per favorire buona occupazione e frenare l’emigrazione giovanile. Dove la sanità lamenta forti carenze di organico ed è sotto i livelli essenziali di assistenza e che non potrà che peggiorare con gli insufficienti finanziamenti del fondo sanitario nazionale. Siamo in piazza e scioperiamo contro un disegno antisociale di questo governo che rischia di aggravare la condizione delle persone che rappresentiamo”.

VITO LAUCIELLO BAT IN 500 A BARI PER MANIFESTAZIONE

Pullman in partenza da tutti i comuni della provincia Bat per la manifestazione regionale di Bari, in piazza Libertà, dove a partire dalle ore 9.30 Cgil e Uil manifesteranno ancora una volta contro la manovra e lo slogan torna ad essere: “Adesso Basta!”. “Come abbiamo avuto modo di dire già in altre occasioni siamo contro la manovra del Governo, ma non in maniera aprioristica, semplicemente perché nella legge di Bilancio non c’è nulla per alzare i salari, per estendere i diritti o per fermare il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati. Neanche un provvedimento che guardi al futuro dei giovani. A sostegno di un’altra politica economica, sociale e contrattuale, che non solo è possibile ma necessaria, chiamiamo a raccolta tutti i lavoratori ai quali chiediamo di scioperare e unirsi alla manifestazione regionale di Bari”, spiega Michele Valente, segretario generale Cgil Bat.

CALABRIA

Sono tre le piazze della protesta targata Cgil e Uil in Calabria. L’appuntamento è a Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria a partire dalle ore 10. “Quella del governo – si legge su una nota della Cgil regionale – è una manovra che non prende in alcuna considerazione il rinnovo dei contratti naizonali del settore privato e dei vari comparti produttivi, da tempo scaduti e con gravi conseguenze disincentivanti rispetto a ruolo e funzioni della Contrattazione di Secondo Livello, quindi non presenta alcun rimedio per fronteggiare l’inflazione crescente che ha ridotto la capacità d’acquisto dei salari e allo stesso tempo nessun intervento per l’adeguamento perequativo sulle pensioni”. “Una manovra – scrive la segreteria regionale del Quadrato rosso – che non guarda al futuro del Paese e che, nella nostra regione, rispetto alla carenza di fondi per le istituzioni locali, contribuisce a un ulteriore indebolimento dei servizi pubblici locali, non garantendo fondamentali diritti di cittadinanza e infrastrutture materiali e immateriali che in definitiva non rendono la Calabria attrattiva rispetto anche a investimenti produttivi privati, al netto dell’assenza del sostegno pubblico in favore di sviluppo e politiche industriali”. “Risultano assenti i finanziamenti necessari a migliorare, innovare e rendere efficienti i servizi pubblici e sostenere le attività produttive e favorire così un serio Piano Occupazionale Regionale che freni la forte emigrazione dei giovani calabresi, favorisca la stabilizzazione del precariato storico e offra concrete opportunità lavorative agli espulsi dal mercato del lavoro regionale”. “Così come insufficiente risulta il finanziamento sulla Sanità che in Calabria si aggiunge alle politiche austere del Piano di Rientro, confermando le criticità rispetto alle necessità del reclutamento di personale indispensabile a garantire il diritto alla salute dei calabresi, con la diminuzione dei tempi per le liste d’attesa, frenando la mobilità passiva sanitaria e non consentendo anche alla nostra Regione il miglioramento della medicina territoriale prevista dai Fondi del Pnrr, risultanti ridimensionati da tagli indiscriminati”. “Alcune Regioni del Mezzogiorno e tra queste la Calabria, il primo dicembre sciopereranno per fare sentire la voce della protesta, per l’assenza di interventi in favore del Sud del Paese che non risulta essere nell’agenda dei provvedimenti del Governo e anzi alcuni di questi aggiungono problemi a quelli storici e strutturali, in particolar modo della nostra Regione e non tengono in alcuna considerazione le rivendicazioni contenute nelle Piattaforme sindacali “Vertenza Calabria”, “Piano per Il Lavoro” e fanno temere un pericoloso arretramento economico e sociale, contro il quale sentiamo di dover rispondere con azioni di protesta e mobilitazione a partire dall’appello a una massiccia adesione di tutti i lavoratori calabresi, allo sciopero e alla partecipazione, nella stessa giornata, alle manifestazioni di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria”. “Anche in Calabria non passerà l’intimidazione del Governo indirizzata a impedire o limitare un diritto costituzionale quale lo sciopero. Nella nostra regione si aggrava la sofferenza, il disagio sociale ed economico, un malessere profondo che, come nel resto del Paese, merita una lotta serrata che in Calabria continuerà anche dopo il primo dicembre con una crescente protesta promossa dal sindacato che continuerà a mobilitare lavoratrici, lavoratori, pensionati, cittadini e giovani.

SPOSATO (CGIL): “IL SUD HA PIÙ RAGIONI PER SCIOPERARE PERCHÉ È STATO ABBANDONATO AL PROPRIO INESORABILE DECLINO”

“Da tempo – ha detto Angelo Sposato, segretario generale della Cgil regionale – denunciamo che il Paese ha un problema di carattere economico di tenuta degli stipendi e delle pensioni. C’è un tema salariale e il costo della vita ormai non regge più l'impatto dell'inflazione. Ecco perché sciopereremo per chiedere interventi a favore della redistribuzione di salari e pensioni a partire dalla lotta all’evasione fiscale”. “Manca poi un piano di sviluppo per il Paese. Dalla Calabria ogni anno vanno via al nord o all’estero 15 mila giovani per le paghe da fame e per l'incertezza del futuro e mancano misure per arginare questa fuga. Il Sud ha più ragioni per scioperare perché è stato abbandonato al proprio inesorabile declino”. "Ecco perché chiediamo ai cittadini di raggiungerci nelle tre piazze di Catanzaro, Cosenza e Reggio. È arrivato il momento di dire basta. Se non si fa un’iniezione ai salari e si mette mano alla manovra fiscale, non con bonus ma in maniera strutturale, questo Paese non ha prospettiva di crescita. Soprattutto al Sud dove il lavoro è sfruttato e mal pagato e spesso in nero e dove quindi il salario minimo è fondamentale”. (FONTE: collettiva)