PORTA (PD)/ACCORDI IN MATERIA PREVIDENZIALE E FISCALE CON LA COLOMBIA: LA MIA INTERROGAZIONE AL GOVERNO Come preannunciato in un mio recente comunicato dove denunciavo la mancanza di accordi tra Italia e Colombia in materia previdenziale e fiscale, ho presentato nei giorni scorsi una interrogazione ai Ministeri del Lavoro e degli Affari esteri per sollecitare l’avvio di negoziati con il Paese latinoamericano. Nella mia interrogazione ho spiegato, tra le altre cose, che la Colombia (ma anche il Cile e il Perù) è tra i Paesi dell’America Latina ancora esclusi dalla rete di accordi bilaterali stipulati dall’Italia sulla previdenza e sul fisco, nonostante le reciproche e consistenti presenze di cittadini emigrati nei due Paesi (almeno 13.000 italiani in Colombia e 20.000 colombiani in Italia). Ho sottolineato come l’assenza di una convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni fiscali con la Colombia non solo crea problemi di potestà impositiva e di doppia tassazione per le numerose collettività di emigrati, lavoratori e pensionati, che si spostano o si sono già spostati dall’Italia in Colombia e viceversa, ma può compromettere e limitare anche l’avvio di attività economiche e finanziarie di imprese italiane e colombiane che rischiano un’applicazione incerta o penalizzante di norme che se invece fossero regolate da una convenzione eliminerebbero le doppie imposizioni sui redditi e/o sul patrimonio dei rispettivi residenti e contrasterebbero l’elusione e l’evasione fiscale. Ho inoltre rilevato che altrettanto importante è la stipula di un accordo di sicurezza sociale con la Colombia anche e soprattutto per il fatto che abbiamo a che fare con recenti migrazioni sia in entrata che in uscita di cittadini che hanno versato contributi in entrambi gli Stati e che quindi rischiano di perdere tali contributi e comunque di non maturare un diritto a prestazione autonoma o in convenzione. Per queste ragioni ho chiesto ai Ministeri interrogati di avviare al più presto i negoziati per la stipula degli accordi fiscale e previdenziale con la Colombia in modo tale da dimostrare concretamente il loro interesse per quelli che devono essere considerati sacrosanti diritti dei nostri cittadini che vivono in Colombia e dei cittadini colombiani che vivono in Italia e garantire così a migliaia di cittadini, italiani e colombiani, e decine di migliaia di imprese italiane, una giusta e necessaria tutela previdenziale e fiscale, che viene solitamente assicurata a centinaia di migliaia di italiani che vivono in altri Paesi con i quali l’Italia ha già stipulato gli accordi.
 
L’ECO D’ITALIA RIPARTE: BEN TORNATO
 
Dopo cinque anni, il L’eco d’Italia ha potuto riprendere la sua attivitá insieme alla comunità italiana in Argentina. Questo sogno tanto atteso, puó darsi oggi grazie non solo all’impegno della famiglia Cario, ma anche grazie allo sforzo e unità di tutto un gruppo di persone che non hanno mai abbassato le braccia. É Adriano Cario, oggi ad occupare il ruolo di Direttore, posto storico del suo padre e fondatore del giornale, Gaetano, 50 anni fa.…. E un giorno torniamo. Sebbene sia difficile descrivere le sensazioni e i sentimenti che proviamo in questo momento in fondo non ce ne siamo mai andati. Tornare a stampare oggi il giornale, per noi, é molto piú che riprendere l’attivitá sociale e política all’interno della nostra collettivitá. Come non farlo? é naturale, siamo figli di italiani nati in una famiglia che ci ha fatto crescere in questo meraviglioso mondo delle associazioni, delle canzonette, i balli e costumi, la lingua italiana, persino il dialetto e di amare, da bambini, la nostra cucina. Piuttosto, é l’unico modo che troviamo possibile di essere fedeli al sogno di mio padre. Essere quí, per me é molto speciale. Non solo per l’incontenibile emozione che provo insieme ai miei per avere un’altra volta, dopo 5 lunghissimi anni, una copia de L’ECO D’ITALIA tra le mie dita. É anche guardare, Teresa, mia madre, che mi spinge piú di prima, malgrado l’etá abbia provocato le sue inevitabili conseguenze. Ora i miei figli, grandi e consapevoli, cominciano a capire un po’ meglio chi é stato suo nonno, Gaetano. Ed io, dopo un lungo tempo durante il quale faceva male entrare a questa redazione, per i ricordi, per guardare i giornali storici, per i momenti vissuti, per le foto, ecc. , sono un’altra volta quí, con piú forza che mai. Perció, malgrado la nostra pena, e i nostri sentimenti familiari, come gruppo di persone che ha messo il meglio di se stesso per stampare un giornale da 50 anni, sarebbe dare un passo indientro parlare di rancori. E nostro dovere non guardare al passato ma al presente e il futuro, cercando di combattere contro coloro che ci hanno messo in questa situazione ed hanno isolato all’associazionismo italiano in Argentina. Perché aldilá delle crisi economiche, le spese da pagare, la naturale diminuzione dei connazionali, le associazioni continuano ad avere una mancanza di comunicazione tra di loro, e soprattutto al di fuori, con scarsi legami con la societá argentina, in un mondo che é ogni giorno piú dipendente dalla comunicazione grazie alle nuove tecnologie. Il mondo non é rosa, e a volte la stampa occupa questo ruolo amaro e pessimista di rendere chiaro il buio, insomma, realista. Dunque, questo ritorno de L’eco d’ Italia, non significa che siamo quí per assicurare che tutto andrá meglio, che le istituzioni si riempiranno di connazionali e le loro famiglie come prima, che le nuove generazioni accompagneranno i piú esperienti e andranno avanti con gli obiettivi sociali. Semplicemente ci offriamo volentieri per cambiare una situazione che ci fa male e fa male a tutti gli italiani. Soltanto bisogna leggere i giornali di appena cinque anni fa per osservare l’involuzione che abbiamo provato come comunitá italiana. Vedevamo feste, commemorazioni e tante associazioni piú attive e presenti ogni settimana nelle pagine principali de L’ECO, con le foto delle cerimonie e manifestazioni, con le sale piene, cenoni mensili e celebrazioni tipiche, corsi di lingua italiana ecc. Tuttavia, mentre tutto questo processo si precipitava, i politici sono rimasti muti. E la vita sociale é una catena, i politici rimangono in silenzio perche non ci sono istituzioni che siano in grado di esigere nulla. Non possono, non sanno, oppure ormai non hanno piú voglia di chiedere nulla a chi che, per decenni hanno soltanto mostrato le spalle. Una cosa é conseguenza dell’altra, e perció, sará rafforzando il nostro associazionismo, il potere di ogni presidente d’istituzione, la forza di ogni federazione, e promuovendo il protagonismo dei COMITES come potremo, un giorno, obbligare un’azione concreta di chi gode la particolare comoditá dei seggi. Torniamo per aiutare, torniamo per essere al vostro fianco in questo dificile momento. Torniamo…… anche se non ce ne siamo mai andati. Adriano Cario
 
AL VIA LA RACCOLTA FIRME SU LEGGE POPOLARE "ERO STRANIERO - L’UMANITÀ CHE FA BENE”
 
ROMA - È iniziata ieri, 1 maggio, la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare della campagna "Ero straniero - L'umanità che fa bene", per cambiare le politiche sull'immigrazione in Italia. Una data, quella della Festa del Lavoro, dal significato fortemente simbolico per l'iniziativa che punta a un nuovo modello di integrazione e inclusione dei migranti, come attori importanti nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese. La campagna è promossa da Radicali Italiani con Emma Bonino, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di numerose organizzazioni impegnate sul fronte dell’immigrazione, tra cui Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Sant'Egidio, e il supporto di un'ampia rete che conta già 100 sindaci. La raccolta firme ha preso il via a Roma, dove i promotori hanno allestito i banchetti nei pressi del concerto di piazza San Giovanni. La proposta di legge di iniziativa popolare della campagna "Ero straniero - L'umanità che fa bene" prevede, in sintesi, l'introduzione di canali diversificati di ingresso per lavoro, forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio, misure per l'inclusione sociale e lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, l'effettiva partecipazione alla vita democratica col voto amministrativo e l'abolizione del reato di clandestinità. Sono 50 mila le firme di cittadini italiani da raccogliere in sei mesi per sottoporre la legge all’attenzione del Parlamento. Tutte le informazioni sulla campagna e la raccolta firme sono disponibili sulla pagina Facebook: www.facebook.com/lumanitachefabene. (aise) LA MARCA (PD)
 
ALLA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEI CADUTI SUL LAVORO ITALIANI A TORONTO
 
TORONTO - Il 28 aprile in Canada ricorre la giornata nazionale del ricordo dei caduti sul lavoro. Nell’occasione, Francesca La Marca, deputata Pd eletta in Nord America e residente in Canada, ha partecipato alla commemorazione dei caduti sul lavoro italiani in Canada (Italian Fallen Workers Memorial), che si è svolta presso il memoriale costruito nei giardini di “Villa Charities” a Toronto, cuore della comunità italiana della città. Alla cerimonia erano presenti centinaia di persone, la rappresentanza diplomatica italiana, capeggiata dal nuovo ambasciatore in Canada, Ambasciatore Claudio Taffuri, ministri e parlamentari canadesi, il sindaco di Toronto John Tory, rappresentanti dell’arma dei carabinieri, degli alpini e di altre formazioni. Cittadini e autorità si sono stretti attorno alle famiglie delle vittime, presenti alla cerimonia. L’evento, ricorda la deputata, è finalizzato a commemorare annualmente tutti gli italiani caduti sul lavoro in Canada, particolarmente numerosi nella fase dello sviluppo delle grandi infrastrutture e dell’espansione edilizia e urbana delle città. Si è sottolineato l’importanza di non commettere gli errori del passato e di considerare una vera priorità la tutela della vita e della salute sul lavoro. L’ex parlamentare e sindacalista Odoardo Di Santo ha rivolto un vibrante appello al Governo federale affinché sia portata avanti con decisione la bonifica dall’amianto degli edifici pubblici e privati. A commento della cerimonia, La Marca ha dichiarato: “Il ricordo dei caduti italiani sul lavoro in terra canadese è non solo un dovere, ma un impegno civile che tutti noi dobbiamo tramandare nel tempo. A quanti sono venuti in questo Paese delle opportunità per realizzare il loro desiderio di miglioramento familiare e sociale e che, purtroppo, hanno incontrato un doloroso destino, noi dobbiamo eterna riconoscenza. Per quello che hanno dato alle nostre vite e al nostro miglioramento e anche per il contributo che hanno arrecato, con il loro sacrificio, allo sviluppo di questa grande e moderna realtà che è il Canada”. (aise)