Roma - Con 85 sì, 21 no e 28 astenuti (i senatori dem) l’aula del Senato il 14 maggio ha approvato in via definitiva il ddl di iniziativa popolare che prevede disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Il testo ora è legge. Il ddl disciplina la partecipazione gestionale, economica e finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori alla gestione,
all'organizzazione, ai profitti e ai risultati, nonché alla proprietà delle aziende, individuando le forme di promozione e incentivazione, in attuazione dell'articolo 46 della Costituzione e nel rispetto dei princìpi e dei vincoli derivanti in materia dall'ordinamento dell'Unione europea e da quello internazionale; in tale ambito, il disegno di legge introduce norme finalizzate a rafforzare la collaborazione tra i datori di lavoro e i lavoratori e ad allargare i processi di democrazia economica e di sostenibilità delle imprese. Il provvedimento contempla la possibilità per le aziende di promuovere l'istituzione di commissioni paritetiche (composte in eguale numero da rappresentanti dell'impresa e dei lavoratori), aventi la finalità di predisporre proposte di piani di miglioramento e di innovazione dei prodotti, dei processi produttivi, dei servizi e dell'organizzazione del lavoro. Prevista inoltre l'istituzione, presso il Cnel, della Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori. La Commissione esprime pareri interpretativi, non vincolanti, sulle procedure relative alla partecipazione dei lavoratori (proponendo agli organismi paritetici eventuali misure correttive), procede alla raccolta e alla valorizzazione delle buone prassi (in materia di partecipazione dei lavoratori) attuate dalle aziende, redige ogni due anni una relazione (a livello nazionale) sulla partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, presenta al Cnel proposte volte a incoraggiare la partecipazione dei lavoratori alle imprese, raccoglie i verbali delle riunioni degli organismi paritetici. “L’approvazione in via definitiva del Disegno di legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende rappresenta una svolta epocale, che segna un discrimine tra un prima e un dopo. Si chiude l’era avviata con le rivoluzioni industriali, basata sul modello tradizionale della distribuzione del reddito e del controllo esogeno della produttività, un modello distributivo e salariale non più in grado di assicurare la sostenibilità del welfare e, quindi, destinato a implodere. E si apre uno scenario nuovo, capace di garantire un’equa redistribuzione dei guadagni di produttività derivanti dalle nuove tecnologie" così in una nota il presidente del Cnel, Renato Brunetta. “Con questa proposta di legge si dà attuazione, per la prima volta, all’articolo 46 della Costituzione, che sancisce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende in armonia con le esigenze produttive. Grazie alla Cisl, che ha raccolto ben 400mila firme, siamo di fronte a un provvedimento coraggioso, che supera la logica novecentesca del conflitto permanente tra datore di lavoro e lavoratori, facendo diventare la facoltatività della partecipazione un valore aggiunto per il nostro sistema-lavoro" commenta Mariastella Gelmini, capodelegazione Noi Moderati al Senato. “Il ddl Partecipazione - commenta invece il capogruppo del M5S in 10a commissione, Orfeo Mazzella, durante la dichiarazione di voto - è un’occasione persa. Siamo davanti a un’operazione di maquillage normativo, fatta di titoli altisonanti ma di contenuti inconsistenti. Il testo originario, su cui la Cisl ha raccolto 400mila firme, è stato profondamente snaturato rispetto alla sua visione originaria, svuotato del suo significato politico, sociale e costituzionale. Tale provvedimento non garantisce ai lavoratori alcuna vera possibilità di ‘collaborare alla gestione’: si limita a elencare una serie di strumenti facoltativi, lasciati alla completa discrezionalità delle imprese e subordinati a condizioni vaghe, nebulose, spesso prive di impatto reale e duraturo. Nulla è obbligatorio, garantito, strutturale. Insomma: questa legge costruisce una partecipazione di facciata, che si riduce a un mero simbolo”. (NoveColonneATG)


