(Cirino Caltabiano*) - Ennesimo opportunismo dei partiti votati ai distinguo e che quindi hanno scelto di stare all’opposizione per puri calcoli elettoralistici. In questa strategia l‘Italia dei valori è diventata un modello. Cos’è successo in Italia dopo la formazione del governo Monti? L’Italia sta riacquistando credibilità anche se la medicina per curare la sua malattia avrebbe messo in dif- ficoltà anche la forza di un cavallo.

Questa ripresa è figlia dell’impegno del Partito democratico, delle difficili ma necessarie scelte compiute dal nostro partito, che ad una prevedibile vittoria elettorale in caso di elezioni anticipata ha preferito impegnarsi nel salvataggio in extremis del bene comune dell’Italia. A differenza della propaganda mediatica degli uomini del Pdl, che continuano a sbandierare il perbenismo di Berlusconi, dimessosi a loro dire per il bene dell’Italia, è opportuno ricordare che la sua decisione è stata promossa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, garante del destino del Paese, sollecitato sia dagli interventi dell’Unione europea – memorabile la lettera del 13 agosto dell’anno scorso – sia dal debito pubblico fuori controllo che rischiava di portare il Paese alla bancarotta. Ce n’è voluto di tempo, dopo il sostegno alla maggioranza del Cavaliere da parte di Scilipoti e Razzi il 14 dicembre del 2010, per costringere Berlusconi alle dimissioni. Non dimentichiamo che il Pd e le opposizioni hanno spinto per oltre un anno verso un reale cambiamento di governo contestando scelte populiste e provvedimenti ad personam perché le cose andavano di male in peggio, promuovendo in tutto il Paese iniziative come la grande manifestazioni “Se non ora quando” tenuta dalle donne Italiane, quella nazionale del PD a Roma per richiamare il presidente del Consiglio a gettare la spugna. Lui era in tutt’altro affaccendato ed alla fine si è comportato allo stesso modo del capitano della nave da crociera arenatasi sull’isola del Giglio. i partiti del distinguo Nella fase di salvataggio che si è delineata con i tecnici del governo Monti intervenuti oggi funzionario del Syna. Quest’ultimo episodio mi ha fatto pensare che alla mia età devo ricredermi su alcune certezze e in particolare sul comportamento di alcuni individui. Con molto probabilità dovrò farmene una ragione, perché l’eccezione davvero conferma la regola. Mi sorge comunque il dubbio sulle reali motivazioni dei singoli comportamenti e ne deduco, che il ventennio del Berlusconismo ha influito sull’evoluzione della specie, ha cambiato profondamente la società italiana e di conseguenza anche l’agire nelle comunità all’estero. cambiato l’agire degli italiani all’estero Nel caso dell’IDV ritengo che ci sia, però, un peccato originale non del tutto veniale, anzi al contrario. La scelta di candidare anni addietro Antonio Di Pietro al senato nella circoscrizione del Mugello, roccaforte della sinistra toscana ed aprirgli le porte del parlamento italiano, con il senno di poi, è risultata fallimentare. Antonio Di Pietro alle ultime elezioni legislative aveva stipulato un accordo con il Partito democratico, allora diretto da Walter Veltroni, con il quale si impegnava a formare un gruppo unico al parlamento nazionale e quindi confluire nel partito democratico. Questo impegno non è mai stato rispettato ed ha fatto scuola tra i suoi commilitoni facendo emergere la reale personalità del magistrato di mani pulite. Con il nuovo governo tecnico guidato da Mario Monti, Di Pietro ha scelto espressamente di seguire la Lega Nord sulla via del populismo e dell’opposizione dura e pura. Mi sembra che l’emergenza economica, finanziaria e sociale in cui si trova oggi l’Italia, questi due partiti non l’abbiano valutata nella sua drammaticità. Ne parla il mondo intero e ne discutiamo anche tra noi qui in Svizzera: bisogna essere così miopi per non accorgersene? Nei momenti difficili della storia l’Italia ha sempre trovato la forza unitaria per risolvere i suoi drammi e non si è mai inventata alchimie opportunistiche: noi, le forze progressiste e popolari, ci siamo battuti per obiettivi nobili e per la democrazia, siamo sempre stati dalla parte dei meno fortunati, del mondo del lavoro e del progresso civile e sociale ed anche oggi, con scenari diversi, confermiamo la nostra vocazione popolare e democratica. Altro che foto di Vasto! Alla fine del governo Monti siamo chiamati a costruire un paese normale, nuovo, moderno e solidale. Sarà difficile che il Pd si allei con i furbetti di turno. Se in questi ultimi venti anni abbiamo rivendicato il primato della politica, dei partiti costruiti su basi democratiche, sul pluralismo delle culture e delle idee, oggi che questa nostra idea ha smascherato i limiti di quelle forze politiche costruite sulle leadership monolitiche, possiamo affermare che il nuovo va costruito su basi diverse e su moderne forme di partecipazione, che agiscono nel pieno rispetto delle istituzioni repubblicane e di chi le interpreta. I ripetuti sproloqui contro il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invece contribuiscono a sbiadire quella fotografia scattata a Vasto la scorsa estate. Quanto è successo in merito all’attacco al Presidente Giorgio Napolitano è inqualificabile per una forza politica che si candida a governare un paese. la foto di Vasto è sbiadita Il Partito democratico, nel tempo che resta fino al rinnovo del parlamento, dovrà incominciare a delineare una proposta programmatica e in questo esercizio dobbiamo dedicare le nostre forze anche in Svizzera. Abbiamo introdotto le primarie che hanno rappresentato l’unica novità concreta nella rincorsa alle riforme e che ci danno l’opportunità di scegliere i nostri candidati, abbiamo la possibilità di usare il referendum interno per far decidere i nostri iscritti e simpatizzanti sulle scelte programmatiche e sulla eventuale composizione delle alleanze di coalizione, se il nostro partito deciderà di proseguire questa strada. Oramai ho la mia età, ma sono sicuro che gli italiani sono persone intelligenti e alle prossime elezioni si ricorderanno dei misfatti, che si sono verificati durante la seconda repubblica e dei personaggi che ne hanno condizionato la decadenza. Ma come dice il Presidente della Repubblica, l’Italia ce la farà. E sempre da Ginevra, che quest’anno festeggerà il terzo secolo della nascita di Jacques Rousseau. Ricordo a tutti noi un suo aforisma: “Si vuole sempre il proprio bene, ma non sempre lo si vede”. Non si corrompe mai il popolo, ma spesso lo si inganna, e soltanto allora esso sembra volere ciò che è male.

*Cirino Caltabiano: emigrato da Adrano (CT), cofondatore dei circoli Pirandello in Svizzera, fondatore e presidente della Confederazione Unitaria Emigrati Siciliani (CUES) Sciolta, primo consultore per l’USEF della Svizzera, dirigente politico attualmente residente a Ginevra.