2… UN PIU’ EQUO RAPPORTO CON I PAESI PETROLIFERI

In Occidente, in Italia, grande importatrice d’idrocarburi, la percezione delle realtà di questi Paesi è duplice o meglio inficiata da un senso di ipocrita doppiezza. Da un lato le opinioni pubbliche, fortemente influenzate dai media, che s’indignano per gli aspetti immorali

e dittatoriali dei regimi e dall’altro lato la società politica e, soprattutto, quella degli affari che vanno diritte al sodo pur di garantirsi nuove forniture e quote di mercato sempre più appetibili. Una doppia morale, dunque, un gioco di specchi concavi e convessi che dilatano o rimpiccioliscono le responsabilità diverse, ma in buona sostanza condivise. E’ inutile fingere! Tutti sappiamo che solo grazie a questi contratti, sottoscritti fra grandi multinazionali e longevi dittatori, possiamo assicurarci enormi quantitativi di petrolio a copertura del nostro crescente fabbisogno energetico. Cinismo politico, corruzione, affarismo? Certo. Tuttavia, le grandi multinazionali dell’energia ci ricordano che al “momento” non esiste un’altra via praticabile per assicurarsi un approvvigionamento sicuro, costante e a prezzi sostenibili. In linea teorica, ci sarebbero altre vie per un diverso rapporto di scambio con i paesi petroliferi, ma nessuno, fino ad oggi, le ha voluto percorrere. Questo è il nodo stringente che soffoca la democrazia in tanti Paesi e che nessuno ha interesse di sciogliere. Almeno fino a quando gli idrocarburi costituiranno la base principale della nostra produzione energetica.

3… L’OPINIONE PUBBLICA FRA INDIGNAZIONE E RASSEGNAZIONE

 D’altra parte, a parte gli annunci, poco si sta facendo per ridurre la forte dipendenza dal petrolio. Sia sul versante del risparmio energetico, sia su quello delle energie pulite e rinnovabili. Insomma, vogliamo come si suol dire “la botte piena e la moglie ubriaca” ossia il massimo possibile di benessere e, al contempo, il diritto d’indignarci quando accade qualcosa “d’incivile” nei Paesi nostri fornitori. Pura ipocrisia! Accecati dalla nostra spocchia euro centrista, fingiamo di non vedere il nesso di causa ed effetto esistente fra petrolio e dittature; il ruolo decisivo giocato da questi despoti, corrotti e sanguinari quanto si vuole, che, però, continuano a soddisfare le nostre necessità. Grazie a queste politiche, alle nostre disattenzioni è cresciuto, a dismisura, un potere petro-finanziario che condiziona le sorti politiche ed economiche del Pianeta. E guai a chi osa disturbare il manovratore! Chi, avendone i mezzi, ci ha provato ci ha rimesso la carriera e talvolta anche la vita. Le vie del petrolio sono molto scivolose e infide. Molti vi sono caduti. Anche in Italia vi potrebbero essere state vittime illustri: da Enrico Mattei, primo presidente dell’Eni, a Pier Paolo Pasolini, autore di “Petrolio”, come parrebbe dagli indizi acquisiti dalle nuove inchieste sulle loro morti violente.

4…QUALITA’ DELLA VITA: UN PRIVILEGIO SOLO PER I PAESI CONSUMATORI

Questo mio scritto non vuol essere un saggio sistemico o un’analisi dotta dei fattori…Bla, bla, bla. Questo compito lo lascio volentieri ai competenti, agli studiosi ben retribuiti dai committenti e sempre ben ospitati dalle più prestigiose testate giornalistiche e televisive. A me interessa soltanto tentare un approccio del problema-petrolio diverso rispetto ai modelli tradizionali, tentare un ragionamento di tipo introspettivo che, forse, ciascuno dovrebbe fare prima d’indignarsi per le nefandezze compiute da altri nei paesi dai quali provengono le nostre importazioni d’idrocarburi. Poiché, a ben pensarci, il problema nasce da noi, dalle nostre esigenze, legittime o esorbitanti. Per rendersene conto non sono necessari studi complessi: basterebbe rifletterci sopra, la mattina, davanti allo specchio, mentre ci si sbarba col rasoio elettrico. Il rasoio elettrico, lo spazzolino elettrico, il fon, lo scaldabagno, la casa riscaldata o refrigerata secondo la stagione, una o più automobili in garage, ecc, ecc. La chiamano “qualità della vita”. In realtà, è un privilegio cui può accedere solo una buona parte delle società occidentali. Paradossalmente, da tale privilegio restano esclusi la gran parte degli abitanti dei Paesi nostri fornitori d’idrocarburi dove la qualità della vita è vicina allo zero. Come se un coltivatore d’agrumi vietasse ai suoi figli di mangiare un’arancia del suo giardino perché la deve vendere al mercante. Incredibile, assurdo? In realtà, così è fra le masse diseredate del mondo arabo e africano. Così è stato anche in Italia, in Sicilia, non molto tempo fa. Ricordo che, da bambino, un giorno, mi toccò ascoltare, fremente di rabbia, il figlio del capo dell’ufficio postale tessere le lodi delle carni, tenere e squisite, dell’unico nostro capretto, col quale giocavo spesso e volentieri, che mio padre aveva venduto al signor direttore.

5…SI ALLARGA LA FORBICE FRA CONSUMI E PRODUZIONE

Nel 2009, le più grandi potenze economiche e commerciali del Pianeta (Usa, UE, Cina, India, Brasile) hanno consumato 43,3 milioni di barili al giorno(mb/g) di petrolio contro una produzione propria complessiva di 18,5 mb/g. Con un saldo negativo, fra produzioni e consumi, di circa 25 milioni di b/g.

Tab. 3 PRINCIPALI PAESI PRODUTTORI E CONSUMATORI DI PETROLIO (Anno 2009) (valori in milioni di b/a)

Produttori                    M b/g          di cui export         Consumatori                    M b/g

RUSSIA                         10,1                 5,4                     USA                              18,6

ARABIA Saudita              9,7                  8,7                     UE                                13,6

USA                               9,0                  1,7                     CINA                               8,2

IRAN                              4,1                 2,4                     GIAPPONE                      4,3

CINA                              3,9                0,3                       INDIA                             2,9

CANADA                         3,2               n.d.                     RUSSIA                           2,7

MESSICO                        3,0              1,2                      BRASILE                         2,4

EAU                                2,7              2,7                      ARABIA Saudita              2,4

BRASILE                          2,5             n.d.                     COREA Sud                   2,1

KUWAIT                          2,4             2,3                       CANADA                        2,1

VENEZUELA                     2,4             2,1                     

IRAQ                                2,3             1,9

 ALGERIA                          2,1             1,8

LIBIA                                 1,7             1,5

NIGERIA                            2,1             n.d.

( Fonte: nostra elaborazione su dati Cia, US Central Intelligency Agency)

Un mare di petrolio che deve, comunque, arrivare nei nostri impianti, pena un’incontrollata impennata dei prezzi e il rallentamento drastico dell’economia. Senza questi volumi importati, infatti, l’economia, la vita dei nostri Paesi si fermerebbero o, comunque, dovrebbero subire una pesante caduta di ritmo e del livello della qualità di vita. Figuratevi se i nostri figli e nipoti accetterebbero una regressione così repentina che ci riporterebbe ai tempi dell’economia rurale primitiva: una roba non di tremila anni fa, ma una realtà che, almeno dalle mie parti, è esistita fino agli anni ’50 del secolo scorso. Ogni tanto lo ricordo, ma quasi nessuno mi crede. Ci riprovo. A quei tempi, nel mio paese, non avevamo il gas né altri combustibili. Per accendere il lume si usava il “grassolio”, un sottoprodotto del petrolio, o l’olio d’oliva. Non avendo legna, per alimentare il fuoco delle cucine si andava a cercare nei campi le “merdavuse” ossia le feci essiccate di bovini e equini che erano dei combustibili preziosi, ad elevato contenuto calorico. La cerca non era free, ma si poteva fare solo previa autorizzazione dei proprietari terrieri. Sì perché, allora, una cinquantina d’anni fa, in Sicilia, i padroni disponevano anche della merda animale. (2/continua)