EGITTO: I DUE FANTASMI PIÙ TEMUTI
Comunque sia, la protesta resiste, anzi si allarga ad altri settori sociali e città egiziani. Tuttavia, non si va oltre le richieste di dimissioni di Mubarak e di annullamento delle recenti elezioni politiche.
Stenta, cioè, ad emergere una piattaforma programmatica globale capace di aggregare uno schieramento sociale e politico alternativo al blocco di potere dominante. L’Egitto è un Paese - chiave del mondo arabo, con oltre 80 milioni di abitanti, è uno dei più popolosi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Un paese di contadini, d’impiegati pubblici, di operai e con un ceto medio diffuso. Un paese povero, a tratti disperato, col 40% della sua popolazione che, statisticamente, vive con meno di due dollari il giorno. L’economia egiziana è fragile poiché si regge su tre pilastri fortemente influenzati dalla contingenza internazionale: il turismo, le rimesse degli emigrati e le entrate del Canale di Suez. La domanda che molti si fanno è la seguente: quanto di questo Egitto è presente in piazza Tahrir? La piazza è ritornata piena, tuttavia fuori di essa c’è una moltitudine che guarda, inquieta, in attesa di conoscere il corso risolutivo degli eventi. Cosa è questa calma apparente? Una tregua o l’anticamera di una reazione violenta ? O, forse, un segnale che oltre non si può andare? E’ difficile dare risposte esaustive a queste e ad altre domande, tuttavia bisogna mettere in conto il timore di molti per un cambio radicale che farebbe materializzare i due fantasmi oggi più temuti in Egitto e dalla comunità internazionale: il crollo dell’economia e il dilagare, sul terreno politico ed elettorale dei “Fratelli musulmaniâ€, l’unica forza politica e culturale realmente alternativa al regime di Mubarak.
I FRATELLI MUSULMANI Per quanto moderata e defilata da piazza Tahrir, nessuno sottovaluta (semmai qualcuno sopravaluta) il peso di questa potente Associazione che, dal 1928, (anno della sua fondazione) lavora per plasmare con la sua ideologia islamista la società e i settori più sensibili della cultura, dell’amministrazione, delle professioni e delle forze armate egiziani e di altri Paesi del Maskrek quali Giordania, Siria, Yemen, ecc. Non potendo sconfiggere la Fratellanza sul terreno del confronto politico e del consenso di massa, i regimi l’hanno messa al bando anche se l’hanno tollerata e talvolta usata per combattere le spinte laiciste provenienti dai settori progressisti e di sinistra della società . Solo le forze armate sono state capaci di tenerla a bada, Così è stato dal 1954, da Nasser fino a Mubarak. Oggi, in Egitto, la Fratellanza è sempre molto forte e bene organizzata. Secondo gli specialisti, conterebbe circa due milioni di aderenti, mentre nelle penultime elezioni politiche (2005) le sue liste “indipendenti†hanno ottenuto il 20% dei voti e 88 seggi in Parlamento. Un risultato importante visto che non era presente con i propri simboli e programmi e considerati i meccanismi truffaldini del sistema elettorale egiziano. Nelle elezioni del 2010 l’Associazione ha deciso di non parteciparvi per protesta contro i brogli e le pressioni indebite degli apparati di regime il quale così si è assicurato circa il 90% dei seggi in Parlamento. Comunque sia, oggi, la Fratellanza resta la principale forza di opposizione anche se divisa al suo interno. Negli ultimi anni è in atto un duro confronto fra tendenze riformatrici e conservatrici che, nel gennaio 2010, ha portato ad un cambio di “Guidaâ€. Il nuovo leader è Mohamad Badie, un medico pragmatico appartenente al “gruppo del 1965â€, l’anno della repressione nasseriana in cui fu arrestato con altri fratelli puri e duri fra i quali Sayyid Qutb, il vero, grande teorico dell’islamismo radicale moderno, a sua volta condannato a morte e giustiziato nel 1966. Un nome sconosciuto quello di Qutb in questo stravagante Occidente che ha promosso disastrose “guerre preventive†per sconfiggere l’islamismo radicale e terrorista, senza prendersi la briga di conoscere le loro principali fonti d’ispirazione.
LA FRATELLANZA IN POSIZIONE D’ATTESA? Ma questa è un’altra storia. Anche se, come scrive May Al-Maghrabi, su Ahram Hebdo del 20/1/10 a commento del cambio di Guida, “i fratelli musulmani sono uniti sull’instaurazione di un sistema fondato sull’Islam e la Charia (legge coranica), ma sono profondamente divisi sulla strategia da tenere. I conservatori vogliono mettere l’accento su l’islamizzazione in profondità della società , mentre i riformatori preconizzano un approccio più politico e sono aperti all’e alleanze con le forze d’opposizione. La sfida dei Fratelli musulmani è attualmente di sopravvivere e di restaurare la loro immagine. Il prezzo sarà un ritiro provvisorio dalla scena politica.†Grosso modo, quello che i Fratelli stanno facendo oggi, ad un anno dall’analisi di Al-Maghrabi. Ne è convinto anche Makram M. Ahmed, un altro analista di Al-Ahram, il quale scrive il 2 febbraio 2011, nel vivo delle drammatiche proteste cairote, “la Fratellanza continua ad incitare la popolazione a piazzarsi sulla prima linea degli scontri. Ma, all’ultimo momento, essa prenderà posizione negli ultimi posti e attenderà il risultati…†Insomma, in Egitto, la questione dei movimenti islamisti (non solo dei Fratelli musulmani) è piuttosto complessa e richiederebbe molto più spazio per trattarla. Per dare un’idea, ricordo quanto detto (ad Al-Ahram Weekly, aprile 1993) da Nagib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura e vittima egli stesso di un grave attentato degli islamisti: “Anche se non sono d’accordo con gli islamisti, debbo constatare che essi sono il primo partito politico di questo Paese e che la loro politica corrisponde ai tre grandi problemi storici che si pongono in Egitto: l’indipendenza nazionale, la giustizia sociale e lo sviluppoâ€. (continua)
*Agostino Spataro, giornalista, direttore di www.infomedi.it , collaboratore di “la Repubblicaâ€, è autore di diversi saggi sul Mediterraneo e sul Mondo arabo


