Mai segretario di partito si era dimesso, lanciando un’accusa così pesante come ha fatto Zingaretti. Se un segretario dotato di una riconosciuta propensione alla mediazione si dimette perché non sopporta più il pesante gioco correntizio all’interno del PD, vuol dire che siamo alla deriva totale.
Eppure, una diversità di idee potrebbe essere ricchezza all’interno di un partito, se il confronta si mantiene dentro i canoni della politica e della correttezza. Se la diversità invece ancora la propria presenza alla conquista di un pezzo di potere, di un ministero, di un posto di sottogoverno, mentre fuori infuria la tempesta che si chiama COVID 19, allora non siamo più in presenza di una ricchezza, ma di un male di altri tempi, tornato con virulenza a funestare un partito già abbastanza travagliato. Zingaretti si è spesso dovuto trovare a fronteggiare a fronteggiare decisioni prese da altri in altra sede. Così è stato quando ha dovuto guidare il PD verso una alleanza con il M5S voluta ed architettata da quello stesso Renzi che ai tempi della reggenza Martina in televisione dichiarò che non esistevano margini per una alleanza con quel movimento. Ancora così è stato quando si è dovuto confrontare, subito dopo l’insediamento del governo Conte bis, con l’ennesima scissione guidata sempre dallo stesso Renzi. Così infine è stato quando Renzi si è messo di traverso aprendo due fronti: muovere guerra al PD nel tentativo di distruggerlo – ricordiamo la sua affermazione di volere essere il Macron italiano -; ostacolare la nascita de un governo Conte ter visto come ostacolo ai suoi piani. Tutto questo, unito al fatto che Renzi aveva nei posti di vertice del PD uomini suoi, come i capi gruppo di Camera e Senato, il fidatissimo Lotti ed altri che minano il PD dall’interno, mentre proliferano correnti e sottocorrenti che aumentano la confusione rivelandosi di ostacolo alla necessaria unità invocata da Zingaretti. Una unità necessaria per contrastare un governo sbilanciato verso il Nord in mano a poteri forti, dove la lega ottiene importanti ministeri e nel frattempo assume la funzione di opposizione che lavora dall’interno. Il tutto, per contendersi una probabile gestione di una fetta grande o piccola dei fondi europei che arriveranno in Italia e che dovrebbero servire per rilanciare l’economia e la ripresa del Paese. Il gesto di Zingaretti, mette a nudo questi problemi interni e vuole essere la leva per mettere in atto un confronto vero dove a fare la parte di protagonista sia la politica, un dibattito dove entrino di peso i problemi del Paese, i problemi della nuova povertà e della necessità di rilanciare un’ Italia esausta dalla pandemia che ad oggi ha mietuto oltre centomila vite e non si è ancora fermata. Raggiungerà il gesto coraggioso di Zingaretti lo scopo prefissosi? Quello che ci auguriamo è che il PD esca da queste secche attuali, ponendo fin e a queste liti di corrente e torni a fare politica nell’interesse di tutti quelli che credono ancora in una sinistra seria e propositiva. Una sinistra che torni ad occuparsi del Meridione evitando che si perda il lavoro fatto dal Ministro Provenzano. Un a sinistra che sia capace di dare i giusti impulsi per rilanci are il Paese. Salvatore Augello 09 marzo 2021


