Esprimere le proprie idee è certamente un diritto di tutti, riconosciuto dalla Costituzione ancora in vigore, che si vorrebbe cambiare con un atto di imperio.

Sulla base di tale diritti, quindi, ognuno è libero di votare SI o votare NO

per il referendum del 4 dicembre prossimo.

Quello che non è un diritto, ma un importante dovere, invece, è di essere obiettivi e non raccontare frottole a sostegno della propria tesi.

Ad esempio non si può affermare che questo governo pur essendo di indirizzo progressista, promuova maggiori diritti.

Di quali diritti parliamo?

Questa riforma darebbe vita ad un senato di nomina, senza prevedere

-          la possibilità degli elettori di scegliere i senatori;

-          la presenza di rappresentanti dell’emigrazione che vedrebbero ridotta la propria rappresentanza perdendo i senatori;

Si dice che la vittoria del NO rafforzerebbe la destra, ma quale destra? Quella velleitaria e razzista di Salvini? uella ormai inesistente di Berlusconi?Quella ormai inesistente di Berlusconi o quella della Meloni?

Si dimentica che nel fronte del NO c’è la CGIL che è il sindacato più  forte e di sinistra?  Si finge di  ignorare che nel fronte del NO c’è una parte del PD ed il resto delle forze di sinistra, oltre a giuristi, scrittori, professionisti, operai di varia estrazione politica? Un referendum non è un fatto partitico, ma è un avvenimento politico di grande portata specialmente se si tratta di modificare la carta costituzionale.

Un avvenimento di grande rilevanza politica che non può e non deve spaccare il Paese, ma deve aggregare tutti per darsi nuove regole e nuova impostazione politica ed istituzionale.

La vittoria del SI ci darebbe un governo più agile? Ma perché più agile?

-         perché si fa sparire il federalismo regionale accentrando il potere nelle mani del governo di Roma?

-         perché sparirebbero le province? Ma avremo al loro posto i “liberi consorzi” che esistono già (legge Del Rio) ?

-         perché si darebbe tutto il potere alla Camera ed al presidente del consiglio, a spese di unas democrazia che resterebbe monca, si affiderebbe la maggioranza al partito che piglia più voti, a scapito della pluralità rappresentativa??

-         perché con la nuova legge elettorale (il porcellum), si impedirebbe agli elettori di sceglieree i propri rappresentanti, che non dovrebbero rispondere ai propri elettori, ma al capo che li ha designati?

Si parla di governo stabile e, guardando indietro si parla di 63 governi in 70 anni.

E’ vero, ma per raggiungere questa tanto decantata stabilità, basta mettere mano alla legge elettorale e oltre a prevedere il voto di preferenza per scegliere tutti i deputati ed avere il coraggio di fissare la soglia di ingresso solo per quelle liste che superano il 6/7%.

Si vuole fare un senato delle autonomie? Allora, si viti per eleggere i senatori e si riveda il ruolo del senato dove entrerebbero solo i rappresentanti delle realtà regionali.

Si vuole ridurre il costo della politica? Bene siamo d’accordo a portare in  senato solo 100 senatori ELETTI, ma perché non prevedere pure una camera di 300 deputati al posto dei 630 attuali?

Gli Stati Uniti ad esempio, che è lo stato a cui spesso l’Italia cerca di ispirarsi, è composta da 50 stati federali che esprimono il senato mandando due senatori eletti in rappresentanza di ogni stato arrivando così ad un senato composto da 100 senatori.

La camera USA è composta da 435 deputati in rappresentanza di 320 milioni di abitanti circa. Ossia un deputato ogni 735.000 abitanti. L’Italia attualmente con la sua camera composta da 630 deputati, elegge un rappresentante ogni 95.000 abitati circa. Equivarrebbe a dire che un deputato americano vale quasi quanto otto deputati italiani. C’è modo e modi di rappresentare a quanto sembra.

Si vuole davvero risparmiare sui costi della politica e fare parlamenti più agili? Si confermi quindi un senato di 100 elementi in rappresentanza delle regioni e, se si vuole,  delle città metropolitane, ma si riduca la camera a 300 deputati stabilendo per le due camere compiti e funzioni diverse, complementari ma non in contrasto.

Così si supera il bacameralismo paritario e si risparmia sul costo della politica.

Palesemente, quindi, non è vero che la riforma non modifica nessuno degli  articoli che riguardano la garanzia dei diritti. Infatti limita almeno due diritti fondamentali per i quali i partigiani si sono battuti versando molto sangue per sconfiggere il fascismo:

-         il diritto di scegliere i propri rappresentanti con un voto di preferenza;

-         la democrazia che subirebbe una notevole menomazione.

In conclusione, abbiamo superato il tristo ventennio mussoliniano, abbiamo alle spalle il ventennio  berlusconiano, vogliamo forse avventurarci verso un  nuovo incerto ventennio?

L’USEF dice convintamente di NO e suggerisce di mettere una croce  sul

NO

in difesa della costituzione e della democrazia

 

Salvatore Augello

Segretario Generale USEF