(SA) - Sembra essere tornati ai vecchi tempi, quando bastava che un deputato si sentisse scontento per il diniego di qualche cosa richiesta e non concesso, per minacciare ipotetiche uscite dalla maggioranza, allungando sul governo l’ombra della crisi. Oggi più che mai, non è necessaria l’opposizione per mettere in crisi il governo, ci pensa la bagarre interna alla maggioranza, per tenere sulla corda il governo nel tentativo di imporre la propria posizione o la richiesta avanzata. La famosa rivoluzione di Crocetta, sembra ormai naufragata, ma non per colpa dell’opposizione, FI – M5S, lista Musumeci, che in ogni caso non manca di fare sentire la propria voce, ma per dissidi insanabili all’interno di una maggioranza eterogenea che in comune a molto poco e che l’unico legante sembra la volontà di stare abbarbicati al potere. Non si direbbe proprio che la elezione diretta del Presidente della regione, abbia portata governi stabili e forti, cosa di cui i siciliani hanno strenuo bisogno. Maggioranze così tanto articolate ed eterogenee, con un PD spaccato in mille rivoli, che non riesce a mettersi d’accordo su nulla, si rivelano inadatte a risolvere i problemi dei siciliani. Troppi appetiti, troppe sensibilità (leggi correnti), rendono debole un partito che si continua a definire di maggioranza. Sicilia Futura, ex art. 4, area dem, renziani, amici di Faraone, sono alcune delle sigle che si incontrano e si scontrano all’interno del PD. Basta un nonnulla, come l’assegnazione di uno strapuntino, per mettere in moto appetiti e pretese che alla fine bloccano tutto, alla faccia dei siciliani che attendono soluzioni a problemi vecchi e nuovi. Questo PD, a maggiore ragione quello siciliano, non sembra nemmeno un partito, visto che somiglia sempre più ad una federazione, dove ognuno porta la propria specificità, cosa di per se non pericolosa e i propri appetiti e le proprie esigenze, queste si pericolosissime. Quindi, a ben vedere, è pure vero che all’interno dei magnifici novanta che popolano il Palazzo dei Normanni, molti di loro sono nuovi, ma la politica che sviluppano ed i metodi che mettono in atto, sono certamente vecchissimi e richiamano alla memoria i tempi peggiori di questa Assemblea Regionale e della politica siciliana. Ma i nuovi arrivati, hanno incrementato un aspetto nuovo della politica, rispetto al passato. Prima esistevano i così detti franchi tiratori, che usavano il voto come arma di ricatto all’interno del proprio partito o della maggioranza della quale facevano parte, ora invece, eccelle il trasformismo, il cambio di casacca che è diventato il carattere distintivo della politica odierna. Ci sono deputati regionale, che cambiano casacca, gruppo, partito, raggruppamento, a seconda delle esigenze del momento e delle risposte che riescono a raccattare per le loro esigenze. E’ evidente che on esiste un vero progetto politico, da parte del governo occupato e preoccupato di cercare costantemente una maggioranza ed a risolvere il quotidiano come gli stipendi, la ricerca di soldi per fare quadrare un bilancio che ancora non esce dai meandri del governo e da quelli dell’ARS. Non esiste da parte dei gruppi parlamentari, occupati e preoccupati di risolvere i loro problemi interni. Con questa situazione anomala, si deve oggi confrontare la politica siciliana, mentre i siciliani aspettano sempre più legittimamente arrabbiati e disillusi dalla politica, una soluzione a problemi vecchi e nuovi, che non arriva mai.