(SA) - Sistemando libri e documenti in archivio, nel tentativo di mettere ordine nel tanto materiale che si ammassa negli angoli del mio studio, mi sono trovato tra le mani una delle tante pubblicazioni fatte che si sono fatte sull’emigrazione. Tra le mani,, infatti, mi sono ritrovato un libro di Cettina Nicastro, che parla non solo della sua esperienza nel mondo dell’emigrazione, essendo la stessa nata a Achern in Germania, ma ha voluto mettere su carta le storie di diverse suoi compaesani, che nel tempo avevano abbandonato la cittadina di Sutera, obbligati a scegliere la via dell’emigrazione. Notevoli concentrazioni di suteresi, infatti, si trovano in Inghilterra ed in Germania, dove si sono dedicati ai lavori più vari e dove hanno anche dato vita a fiorenti iniziative economiche. Ma quello su cui voglio attirare l’attenzione dei nostri lettori, è un’altra cosa, è il periodo in cui la Sicilia seguiva le proprie comunità emigrate ed aveva promulgato delle leggi: la 55 del 1980 e la 35 del 1984, che dettavano norme precise e che hanno anche dato ottimi risultati. Una di queste norme, era la istituzione dei comitati comunali per l’emigrazione in quei comuni colpiti da notevoli flussi migratrori. Sutera, che era uno di questi comuni, sensibile alla problematica, istituì il proprio comitato presieduto dall’allora sindaco Giuseppe Grizzanti. A rappresentare l’USEF in quel comitato, venne designato Gero Difrancesco, che nel lavoro del comitato mise tutto il suo entusiasmo e tutto l’amore per la proprie terra e le comunità che avevano lasciato Sutera per altre destinazioni. Erano quelli i tempi in cui diversi comuni si dotarono del comitato ed avviarono profondi studi, ricerche e riflessioni sul dramma dell’emigrazione, producendo un prezioso materiale documentario, che non solo prendeva in esame cause ed effetti del dramma, ma documentava anche attraverso importanti interviste, il modelli di vita raggiunto dagli emigrati, le loro storie, il loro vissuto sia in paese che nei luoghi di emigrazione. Un lavoro interessante, di cui la Sicilia, purtroppo non fece buon uso nemmeno dal punto di vista documentario, cominciando fin da allora a considerare marginale tutto ciò che riguardava l’emigrazione. Un vuoto, che parecchi comuni cercarono di riempire sia istituendo i comitati previsti dalla legge, sia instaurando, motu proprio, rapporti con le proprie comunità all’estero, avviando procedimenti di gemellaggio ed azioni di avvicinamento con quei comuni che ospitavano la propria comunità. Sutera, ad esempio oggi si trova gemellata con Broxbourne in Inghilterra e con Dillingen in Germania, per stare vicini alla propria gente e con Npta in Italia, per motivi religiosi legati alla devozione di San Paolino da Nola. Interessante fu il fermento creato agli inizi degli anni novanta, creato dai comuni che istituirono il comitato, purtroppo non seguiti dalle province che avevano l’obbligo di crearlo il comitato e che invece, ad eccezione di Caltanissetta e Trapani, non lo fecero rinunciado al loro compito di coordinamento, di studio e di assistenza. Fu quello anche il periodo in cui si è espansa notevolmente la rete di associazioni sparse per il mondo, sotto la guida ed il coordinamento delle associazioni regionale storiche dell’emigrazione, che tale rete hanno da sempre offerto alla regione che non ha saputo, meno che mai oggi, cosa farne e come utilizzarla. Infatti negli anni successivi al periodo di grande attività, seguirono anni di disimpegno progressivo che coincide con il progressivo smantellamento delle leggi sopra citate, che oggi si ritrovano nei documenti di stabilità solo per memoria, dopo averne fatto uso ed abuso introducendo nel settore enti ed associazioni che nulla avevano a che vedere con l’emigrazione. Oggi siamo al top dell’abbandono. Dopo avere cancellato la Consulta Regionale resa inoperosa di circa un ventennio, dopo avere trasgredito la legge che prevede la indizione triennale della conferenza regionale dell’emigrazione, si è passati anche alla eliminazione della delega assessoriale all’emigrazione perseguendo un continuo attacco alle associazioni regionali ed al ruolo cui esse hanno assolto in tutti questi anni, colmando uno spazio lasciato vuoto dalla politica regionale. Sarà possibile ritornare ad accendere i riflettori sulle comunità siciliane emigrati all’estero? Tornerà mai la Sicilia ad interessarsi ai circa 800.000 siciliani ancora in possesso di cittadinanza ed agli oltre sei milioni di oriundi sparsi per il mondo? C’è da pensare che oltre alla folla di assessori che si sono susseguiti nel settore, oberati per altro di altri problemi che riguardano il settore del lavoro e del sociale in genere, giochi contro anche il tempo di permanenza degli stessi nella direzione dell’assessorato, che non consente, non lascia il tempo di mettere in piedi un lavoro mirante alla ricostituzione di un capitolo della politica regionale, dal quale si può ricavarne molto in tutti i sensi. La speranza è che il nuovo assessore a cui ci rivolgeremo subito, pigli a cuore il problema e finalmente metta in essere azioni atte a rilanciare lo stesso, nell’interesse delle numerose comunità sparse per il mondo, ma principalmente nell’interesse della Sicilia stessa che ha molto da guadagnare da un avvicinamento organico e programmato alle proprie risorse inutilizzate composte dai numerosi figli emigrati.