(SA) - Sicilia spezzata in due dal cedimento di alcuni pilone della A19 Palermo Catania dovuto a frana, la A20 Palermo Messina,interrotta per cedimenti vari che coinvolgono anche le gallerie, la A18 Messina Catania oggi interrotta da una frana che ha ostruito principalmente la carreggiata MA-CT tra Roccalumera e Giardini Naxos. E’ questo il quadro che oggi presentano le autostrade siciliane, sia quelle a percorrenza gratis, (PA-CT; PA –Mazara del Vallo), sia quelle a pagamento (PA – ME; ME – CT). A questo quadro già di per se deprimente, si aggiungano i frequenti cedimenti delle ferrovie, la improvvisa caduta di viadotti delle strade statali, i frequenti allagamenti e smottamenti che distruggono interi quartieri, quando non investono interi paesi. Giampilieri è un esempio illuminante da accoppiare a tanti altri esempi. La Sicilia dell’abusivismo selvaggio, delle ripetute sanatorie, della frana di Agrigento del 1966, ormai dimenticata, presenta il conto a governi ed amministrazioni locali cieche ed accomodanti, fino a sanare immobili costruiti nei letti dei fiumi, su colline spogliate dagli alberi e decapitate dalle ruspe, lungo spiagge marine deturpate da mostri che nascono come funghi senza che nessuno vi presti attenzione. Potremmo continuare all’infinito a fare questo elenco di violazioni, di omissioni, di connivenze, continuando a tracciare un quadro interminabile spesso incoraggiato dalle frequenti sanatorie. Un conto salato, che non sono certo gli amministratori e i governi a pagare: Anzi essi si sono spesso appropriati di consensi elettorali immeritati e perniciosi per la popolazione. Quella popolazione, quella povera gente, che ha investito tutto sulla casa, che si è fatta abbindolare da costruttori senza scrupoli, da tecnici, da sensali e mediatori dio vario tipo. Un conto che si paga in diverse forme: con la frana, con l’abbattimento, con vivere in ambienti inospitali fatti spesso di violetti senza uscita, di strade tortuose, di servizi carenti, di assenza di fogne, di scarichi a mare e così via. In questo modo abbiamo dilapidato un patrimonio importantissimo che doveva essere alla base di una fiorenti industria del turismo e che invece si è limitato solo a saccheggiare un territorio a piene mani. Quanto potrà durare questa situazione? Quando il governo di Roma piglierà coscienza del fatto cher anche la Sicilia appartiene alla Patria Italiana? Quando i governi siciliani la smetteranno di inscenare liti e contenziosi con il governo romano, reclamando finalmente e seriamente il rispetto dello statuto dell’autonomia siciliana, dopo averne, beninteso, preso coscienza prima in Sicilia? Altro che ponte sullo stretto di cui si parla da quaranta anni investendo nel frattempo soldi pubblici sul nulla, su un’idea mai giunta a buon fine. Prima del ponte, ieri cavallo di battaglia di Berlusconi oggi di Alfano, si pensi a costruire strade in una regione che continua letteralmente a franare. Si proceda ad una oculata politica di difesa del territorio, si fermino le frane, si ponga fine alle ripetute violazioni di vincoli idrogeologici, paesaggistici etc.; si ponga fine all’abusivismo, mandando le ruspe là dove si impone il ripristino dei luoghi. In una parola, prima di tutto si renda sicuro e vivibile il presente e si costruisca un futuro più solido, dove le ferrovie funzionino, i treni colleghino le città e i paesi meglio di quando non lo facciano oggi, le infrastrutture in genere siano sviluppate e rese funzionali, pensando per una volta al popolo e non ad interessi particolari.