Molti sono gli interrogativi che ci poniamo oggi, interrogativi ai quali dobbiamo dare risposte credibili e costruttive.Vorrei però partire da alcune considerazioni che ritengo necessarie, per capire meglio verso quali obiettivi dobbiamo

tendere e quale futuro dobbiamo programmare per la nostra associazione e per il movimento associativo in genere.

E’ indubbio che da tempo è in atto un processo di delegittimazione e di disimpegno da parte della politica , in merito a politiche dirette agli italiani nel mondo.

Basti pensare a come si arriva al rinnovo dei COMITES, dopo dieci e più anni di silenzio e di tira e molla su una nuova legge.

Oggi ci troviamo con un numero di COMITES largamente inferiore a quello degli organismi uscenti. Un numero che si avvicina al numero dei consolati dopo la così detta riforma che ha chiuso sedi consolari anche di grande prestigio oltre che di grande utilità, lasciando intere comunità prive di servizi o, nella migliore delle ipotesi in mezzo a notevoli disaggi.

A nulla è valsa la battaglia fatta dalle comunità per evitare le chiusure, così come a nulla è valsa l’azione dei deputati eletti all’estero, che si sono dovuti scontrare con uno scarso impegno dei partiti, che  da tempo non si occupano delle problematiche degli italiani all’estero.

Il lungo tempo intercorso tra l’ultima elezione dei COMITES e quella precedente, non solo ha determinato la lenta morte di organismi spesso privati dal loro ruolo naturale per mancanza di fondi, ma hanno prodotto una grande diffidenza ed un grande disinteresse da parte delle comunità italiane, che non si identificavano più in quegli organismo.

L’aggravarsi della crisi dell’associazionismo, tra l’altro, ha facilitato l’intrusione nel tessuto associativo di movimenti finalizzati a meri scopi elettoralistici, che hanno approfittando del grande vuoto politico ed associazionistico, per mettere in piedi una rete importante di contatti, aggregando singoli ed associazioni ed investendo risorse umane e finanziarie.

Mi riferisco al MAIE, che partito dall’Argentina assieme ad una importante costola del PD rappresentato da Mirella Giai eletta al senato con il movimento, oggi è presente in quasi tutte le realtà geografiche.

Evidente il fatto, che Merlo ed il suo movimento hanno saputo giocare bene le proprie carte, mentre il resto del movimento associativo di mordeva la coda dibattendosi tra difficoltà economiche e deficit di immagine.

Grande aiuto sono stati per l’affermazione del MAIE, anche le grandi incertezze politiche dei partiti, con in testa il PD, che non solo non si è saputo rinnovare all’estero, non solo non si è reso conto dell’affermazione fazionistiche che spaccavano il PD in mille rivoli.

Forse tale metodo può risultare funzionale ad una certa idea che si vuole affermare di questo partito, specialmente all’estero, che pensa di potere pescare nell’associazionismo quando lo ritiene necessario, mentre  rimane del tutto marginale il coinvolgimento delle associazioni nella fase relative alle scelte che si vanno a fare anche in tema di candidature ed in tema di congressi paese.

In questa fase, si è affermato il metodo ad escludendum, cercando di fare fuori tutti coloro che non la vedevano alla stessa maniera del figura emergente proposta quale segretario, senza badare al fatto che tale scelta poteva essere estremamente compromettente dell’unità interna del partito.

Anzi, senza esclusione di colpi, si è portata avanti una battaglia che non ha tenuto in considerazione i suggerimenti e le esigenze evidenziate dalle varie sezioni, arrivando alla elezione di un segretario, che in diversi casi non era nemmeno il risultato della cosiddetta rottamazione renziana, ma l’affermazione di egemonia dei soliti noti, che alla fine hanno anche eletto delle segreterie ad immagine e somiglianza del segretario, senza tenere in nessun conto il fatto che ci potessero essere sensibilità diverse all’interno di un partito articolato e composito, dove la pluralità dovrebbe essere la regola.

Questo modo di procedere, alla fine ha indebolito anche il movimento associativo che si richiama al centro sinistra e che si è trovato spesso con dirigenti coinvolti in tutte e due i fronti, senza per altro una sponda politica vera su cui potere contare.

In questo clima si è andati al rinnovo dei COMITES, dove in diverse realtà il centro sinistra non ha nemmeno avuto la forza di presentare liste proprie, dove è passato in larga misura la teoria della lista unica. Là dove questa teoria si è affermata, a fare la parte del leone è stato senza dubbio in MAIE, che in diverse realtà specialmente dell’America Latina, si è trovato solo sul campo ed è persino riuscito ad inglobare rappresentati di associazioni organizzative nostre ma che per sfuggire al vuoto che si era venuto a creare, hanno fornito candidati alle liste del movimento.

Questo non sarebbe nemmeno grave, se si fosse presentato come risultato di un accordo di collaborazione che per opportunità portava a mettere assieme forze anche di orientamento diverse, ma per fare fronte comune ad una scadenza importante.

Così invece non è stato ed è stato il MAIE a mettere in mostra la propria forza e la propria capacità organizzativa, mentre altre realtà tradizionalmente forti in passato, non solo non hanno trovato la capacità di mettersi d’accordo, ma hanno mostrato tutto il loro disinteresse, la loro stanchezza che ha solo messo a nudo il fatto che si erano esaurite in una inutile lotta per la supremazia che li ha portati a cocente sconfitta.

In questa vicenda, l’USEF si è difesa bene, malgrado la carenza totale di mezzi. Ha contribuito a presentare liste anche unitarie, è riuscita ad avere rappresentanze elette in realtà come Liegi, Lyon, Charleroi, Rosario, Santiago del Cile. Avremmo un rappresentante anche a Bahia  Blanca, con il quale abbiamo già parlato del fatto che è stato eletto nella lista unica del MAIE.

Avremmo potuto avere risultati ben diversi, se si fosse fatta innanzi tutto una seria battaglia sulla legge che riformava i COMITES ed in secondo luogo se all’estero si fosse riusciti a portare avanti una decente politica di alleanze che prima di tutto ci permettesse di superare le rotture interne al centro sinistra.

Stiamo cercando di seguire quanto avviene in materia di rinnovo del CGIE, che secondo la nuova legge esce ridimensionato rispetto al precedente, ma resta come questo, sbilanciato verso l’Europa e poco rappresentativo di altre realtà geografiche.

In ultimi analisi, dobbiamo riconoscere che i due organismi hanno davanti un lavoro enorme sia per riconquistare un’immagine largamente compromessa, sia per rilanciare ruolo ed attività, che da tempo sono, per cause di scelte politiche a monte, pressoché scomparse rispetto a quanto inizialmente era previsto dalla legge.

Non voglio in questa sede affrontare quale dovrebbe essere il compito dei partiti e del PD per primo, perché questa è un’analisi che dovrebbero fare i partiti stessi.

L’unica considerazione che in merito voglio fare, riguarda il modo di procedere dei partiti, che spesso mette in difficoltà anche il mondo delle associazioni, riducendone capacità di penetrazione e credibilità.

Non voglio certo dire che deve esserci una divisione netta tra la sfera associativa e quella politica, non sarebbe nel nostro carattere, ma è necessario che le due realtà lavorino in collaborazione senza per questo evidenziare confusione di ruoli e/o incursioni nei reciproci campi di attività.

Si può e si deve certo cercare un luogo di incontro e di discussione per tenere viva e produttiva la collaborazione tra le due realtà, in modo da  potere utilizzare con intelligenza ed in maniera produttiva sia l’esperienza acquisita nel campo, sia il patrimonio umano ed organizzativo di cui le due entità organizzate dispongono.

 

Detto questo, voglio scendere nei particolari che riguardano il movimento associativo.

 

 

 

IL LIVELLO NAZIONALE

 

L’associazionismo a livello nazionale non gode di miglior salute di quello regionale. I reiterati tagli di bilancio fino all’azzeramento totale, la impossibilità di continuare a mantenere contatti organizzativi anche attraverso la realizzazione di attività all’estero ed in Italia, hanno un poco alla volta esaurito la possibilità di intervento e di guida delle associazioni nazionali.

Alcune hanno cercato mezzi di sopravvivenza cercando di diversificare le proprie attività, altre come la FILEF ed io Santi hanno fatto un accordo con la CGIL nazionale, dando vita alla FIEI e trovando in questo modo una possibilità di sopravvivenza ed un ruolo che via via si è adattato alla nuova realtà.

La Consulta Nazionale dell’Emigrazione (CNE), sembra avere esaurito il proprio ruolo, non riuscendo da tempo ad interloquire in maniera soddisfacente con il governo, cje non sembra molto orientato verso le comunità italiane all’estero.

Da qualche tempo, le associazioni nazionali ed alcune realtà regionali tra cui l’USEF, hanno dato vita agli Stati Generali dell’Associazionismo,  nominando  un comitato di coordinamento di cui fa parte anche l’USEF, che ha organizzato l’assemblea costituente del “Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo”che si è tenuta il 3 e 4 luglio scorsi a Roma.

In quella sede, si è proceduto ad un ampio dibattito che ha preso in esame sia i motivi della crisi dell’associazionismo, sia i mezzi per poterne uscire e per ridare alle associazioni ruolo e credibilità nuova.

L’obiettivo maggiore del Forum, è quello di mettere assieme la varie realtà associative, superando fratture ed antagonismi che non hanno senso, come non hanno senso divisioni politiche ed ideologiche, con riferimenti a partiti che non esistono più.

Questa ritrovata unità, dovrebbe consentire alle associazioni di affrontare il futuro in maniera più unitaria e quindi più produttiva, in grado di dare servizi organizzativi migliori di quelli che non si riesce per altro a dare più e di ricostruire un tessuto organizzativo attualmente molto sfilacciato e facile preda di speculatori politici che strumentalizzano il movimento solo a fini elettoralistici.

Obiettivo ambizioso quello del Forum, ma necessario se si vuole superare questa fase di crisi non solo economica e se si vuole ridare voce al settore dell’emigrazione, al di là di quanto potranno fare gli stessi organismi elettivi come il COMITES, il CGIE e i Parlamentari eletti all’estero.

La stessa crisi di attenzione che viene da anni dal governo di Roma nei confronti degli emigrati, non migliora nelle varie realtà regionali.

Salvo alcune dovute eccezioni, che continuano ad onorare le leggi regionali che si sono date a volte anche migliorandole, anche dal punto di vista regionale si registrano diversi passi indietro.

 

LA POLITICA DELLA REGIONE SICILIANA

 

Il calo di attenzione da parte della Regione siciliana, viene da lontano. Approvata la legge 55 nel 1980, si pervenne ad un suo aggiustamento ed aggiornamento nel 1984 con la legge n. 38.

Subito dopo si cominciò a parlare di rivedere il tutto con una legge organica che tenesse conto delle novità che si evidenziavano in emigrazione.

Agli inizi del anni 90, quando l’allora Assessore Giuliana indisse la seconda conferenza regionale dell’emigrazione, si parlava da tempo di approntare una nuova legge. La sfilza di governi e di assessori che si sono susseguiti, spesso privava le associazioni di un interlocutore che potesse portare avanti il discorso.

Basta considerare che nel corso dell’XI legislatura, dal giugno del 1991 al giugno del 1996, si sono susseguiti ben 5 governi di centro sinistra, che hanno visto passare nella carica di assessore al lavoro che allora comprendeva anche la delega all’emigrazione, cinque deputati diversi che non hanno certo lasciato un buon ricordo di se, se si escludono Giuliana che fu artefice di organizzare la seconda conferenza regionale e Drago che era intenzionato a riformare la legge rivisitandola profondamente. Solo che i tempi dell’Assemblea Regionale mal si adattavano con i tempi di sopravvivenza di un assessore nel proprio ruolo, per cui quella legge non varcò mai la soglia di Sala d’Ercole.

Da allora, invano sono stati presentati diversi disegni di legge: La politica dell’emigrazione è andata sempre indietro nel totale disinteresse dei partiti, che a mio avviso non hanno recepito la grande potenzialità insita nel settore dell’emigrazione, che per quanto riguarda la Sicilia ancora oggi può contare oltre 800.000 emigrati in possesso di cittadinanza italiana, oltre ai parecchi milioni di oriundi.

Sorte peggiore tocca alla Consulta regionale dell’Emigrazione e dell’Immigrazione. L’ultima di cui si abbia memoria e quella insediata nel 1995 dall’allora assessore Giuseppe Drago, che dell’emigrazione aveva una conoscenza abbastanza approfondita e che credeva nel settore.

E’ dopo Drago che comincia a regredire la politica dell’emigrazione, malgrado le “Case Sicilia” volute dal governo Capodicasa e poi realizzate dal governo Cuffaro. Strutture che ebbero vita effimera e che ormai sono completamente scomparse.

I primi attacchi vennero mossi alla Consulta, che venne inizialmente inclusa tra gli enti inutili, salvo poi a recuperare la sua legittimità dopo una audizione in commissione dal Presidente e del Vice Presidente della stessa.

Allo scadere della Consulta, nessuno vi ha messo più mano fino ad agosto del 2000 quando l’allora Assessore Papania emano un decreto di nomina della nuova consulta, che però non è mai stata insediata.

Sono passati invano 15 anni, senza che si sia riusciti a fare insediare la nuova consulta, per altro riproposta con successivi decreti ma mai portata a termine.

Nel frattempo si faceva scempio della legge 55/80 e della 38/84, cancellandola un pezzo alla volta, attaccando pesantemente le associazioni riconosciute all’art. 9 della legge, aprendo illecitamente le porte ad una serie di avventurieri che della emigrazione ne hanno fatto solo uno strumento per avere finanziamenti e portare all’estero attività che hanno solo danneggiato il movimento associativo, fatto puntualmente segno a violenti attacchi della stampa isolana.

Parecchi sono stati i disegni di legge presentati a firma di politici diversi come Capodicasa, Cracolici, Vitrano ed altri. Alcuni molto contraddittori, tra l’altro, che comunque non hanno mai approdato a niente.

Ad oggi, la Sicilia che in passato è stata precursore di una politica regionale dell’emigrazione, continua ad essere l’unica regione d’Italia che non ha una consulta regionale e che non ha né una legge in direzione degli emigrati, né una legge in direzione del nuovo grave problema che si aggrava sempre più: gli immigrati.

Certo la loro parte in questo ce l’hanno anche le associazioni che non hanno saputo fare un lavoro di squadra, che non sono state capace di mettere insieme uno straccio di politica unitaria con decisione, che non hanno mai avuto il coraggio di mettere in campo azioni di lotta per affermare non solo il proprio diritto ad esistere, ma anche e principalmente per riportare all’attenzione della politica le problematiche dell’emigrazione.

Lo stesso Coordinamento Regionale (CARSE) che sembrava essere partito con il piede giusto, è naufragato nell’individualismo innato delle associazioni e nella incapacità di trovare un punto di sintesi che permettesse di portare avanti una battaglia credibile.

Il vero declino, iniziato con la politica di diversi assessori, ha avuto inizio, a mio avviso, con l’avvento del governo Lombardo, che per prima cosa ha avocato a se i finanziamenti dell’art. 26 della legge, che prevedevano la organizzazione all’estero di corsi, convegni, seminari. Un articolo che consentiva di aggiornare di tanti in tanto l’analisi sulle tematiche dell’emigrazione e dell’immigrazione, sviluppando dibattiti ed introducendo nuovi elementi di conoscenza in merito al settore.

In seguito, un pezzo alla volta vennero ridimensionati gli articolo 12 (colonie), 12 bis (campeggi), 24 (turismo sociale), 24 bis (attività culturali), 16 (prima casa), 17 (attività economiche).

Ci voleva l’avvento di Crocetta, presidente su cui il movimento aveva puntato le proprie speranze di ripresa, per colpire definitivamente le associazioni, azzerando l’art. 9 che prevedeva contributi per la sopravvivenza delle associazioni.

Sono armai tre anni, che all’emigrazione non viene assegnato nessun finanziamento, portando le associazioni ormai sull’orlo della chiusura.

Stessa sorte hanno vissuto e vivono le federazioni nate all’estero, che così come sono nate, sono anche scomparse.

In questo campo, non è stato capito il ruolo delle associazioni regionali, che sono state osteggiate e considerate controparte da chi aveva interesse a dare un assetto nuovo all’associazionismo ed al rapporto tra questo e la regione.

Alla prova finale, si è chiaramente capito che alcune di esse erano nate a scopi puramente elettorali per mettere su candidature alle elezioni politiche, dopo l’affermazione del voto all’estero e della elezione diretta dei rappresentanti dell’emigrazione al Parlamento Nazionale.

Tra l’altro, la loro nascita ha anche indebolito federazioni che prima esistevano e che lavoravano con grande serietà nel campo dell’assistenza, della cultura, della scuola.

L’unico movimento che si afferma e che si sta allargando a macchia d’olio, oggi è il MAIE, che ha usato il movimento delle associazioni, come trampolino di lancio per la propria affermazione e che oggi cerca di sostituirsi a tutti.

E’ in questa realtà che stiamo tenendo questo nostro 13° congresso generale, che vedrà una partecipazione ridotta, a causa del fatto che non siamo in grado di garantire alcun rimborso spese per il trasporto e per il soggiorno dei partecipanti.

E’ con questa realtà che la nostra associazione ha dovuto  misurarsi e continua a farlo ancora.

 

L’ASSOCIAZIONE

 

Abbiamo cercato di percorrere vie alternative diverse, per potere garantire la sopravvivenza dell’associazione e per continuare ad affermare il ruolo di guida di quella parte del movimento che si rapporta con noi.

Per potere mantenere e finanziare la sede di Palermo, abbiamo scelto di percorrere la strada della formazione professionale, ma la rivoluzione di Crocetta ha aggravato la nostra situazione dopo che avevamo gestito l’unico progetto che eravamo riusciti a farci finanziare.

Il progetto definito nel giugno del 2012, ancora oggi aspetta la metà dei finanziamenti assegnati, mentre continuano ad arrivare richieste di nuovi documenti da un lato e pressione di chi deve avere i soldi dall’altro.

L’insegnamento dell’italiano per gli immigrati che abbiamo gestito per oltre cinque anni, è diventato così farraginoso che abbiamo dovuto rinunciarci, così come abbiamo rinunciato ad altre attività che non hanno dato risultati apprezzabili.

Debbo dire che non è stato e non è per niente facile gestire questa situazione, senza un apporto reale di idee e di collaborazione da parte di un gruppo dirigente che invece, si è andato defilando sempre più.

In passato, avevamo, a mio parere giustamente, intravisto nelle amministrazioni locali il nostro interlocutore principale.

Su questa ipotesi di lavoro, prima ancora che la vita degli enti locali venisse ad essere complicata dalle vicende politiche ed economiche, avevamo in passato pensato di strutturare l’associazione in associazioni provinciali.

Questo nel nostro progetto organizzativo, avrebbe dovuto consentirci di lavorare meglio ed in maniera capillare sul territorio.

Ma penso che il progetto sia stato frainteso largamente, se è vero come è vero, che le associazioni provinciali a cui abbiamo dato vita: Palermo, Catania, Agrigento, Messina, non hanno dato nessun risultato.

Forse perchè ci si aspettava che la regione finanziasse progetti da potere realizzare, forse perché è mancato un senso di appartenenza che ci facesse sentire parte di una stessa realtà, però con una ampia libertà di autonomia che le stesse realtà provinciali non hanno voluto o saputo utilizzare.

Sta di fatto, che non ci sono stati risultati di alcun tipo da questo versante.

Dal punto di vista economico, non siamo riusciti mai a portare avanti un tesseramento serio che coinvolgesse intanto tutto il Consiglio Generale, oltre alle varie associazioni sparse per il mondo.

Ogni anno, difficilmente abbiamo superato le dieci tessere, mentre per quanto riguarda le quote associative delle associazioni, le uniche che hanno sempre risposto positivamente sono L’USEF di La Louvuere e quella di Saint Nicolas, l’associazione Castronovo e quella degli Amici dell’INCA, il Circolo Franco Italiano di Lyon che comunque da qualche anno non ha più versato la propria quota.

Questo sta a significare alcune cose importanti:

1°) non è mai scattato un vero senso di appartenenza tanto da ritenere propria l’associazione fino a farci sentire parte integrante della stessa;

2°) il gruppo dirigente centrale non ha a fondo recepito il compito e la responsabilità che la elezione nel Consiglio Generale o nella Presidenza o nella Segreteria, assegnava loro;

3°) l’USEF centrale dai più è stata vista come un soggetto da cui potere prendere, senza farci nascere il dubbio che bisognava anche in qualche modo dare.

Questi tre elementi, uniti alle note difficoltà che vengono dal governo regionale e dalla politica in genere, a mio avviso oggi stanno alla base della nostra crisi interna, al di là della crisi più generale che sta attraversando il movimento associativo.

Ci sono realtà dove abbiamo investito molto, come l’America Latina che ci ha indubbiamente portato un movimento vivace ed attivo che ha anche fatto notevoli realizzazioni.

Mi va ad esempio di pensare a come ci siamo organizzati subito e prima di qualsiasi istituzione, quando è scoppiata la crisi del 2001 in Argentina.

L’apertura del centro poliambulatiale, la distribuzione gratuita di medicinali, gli accordi fatti con strutture e farmacie esterne, ci hanno consentito di dare servizi utili ad una popolazione stremata dalla crisi.

Fu questo un modello che cercammo di allargare, senza successo, purtroppo, anche a Rosario, a Mendosa, a Bahia Blanca.

Ma il centro di Buenos Aires, per diversi anni riuscì a fornire servizi apprezzabili, salvo poi ad esaurire la propria funzione ed il proprio ruolo, anche per mancanza di persone che affiancassero  nell’attività l’USEF locale ed il suo presidente Nunzio Tabi, succeduto ad Adriano Corallo.

Il Consiglio di Amministrazione del centro, appositamente nominato, non seppe gestire bene quella preziosa occasione, così come in inutili polemiche si esaurì anche il coordinamento per l’USEF argentina, appositamente messo su ed affidato alla presidenza di Ignazio Saenz.

Un coordinamento delle associazioni si riuscì ad avere quando abbiano sciolto l’organismo dando ad Antonina Cascio l’incaricho di porta voce USEF per l’America Latina.

La sua prematura scomparsa, purtroppo a rimesso tutto in discussione.

E’ giusto in ogni caso ricordare qui, che ad osteggiare i nostri progetti abbiamo sempre avuto FESISUR che ha impedito alle associazioni di avvicinarsi a noi, sia a Buenos Aires che a Rosario.

A Mendosa, una forte realtà organizzativa molto attiva e presente in tutte le istituzioni locali ed elettive, ruotava attorno ad Antonina Cascio, venuta a mancare la quale, come sopra detto, abbiamo dovuto registrare disinteresse e disgregazione.

Forte resta la nostra presenza a Rosario, dove però nel tempo abbiamo avuto la capacità di marginalizzare un sacco di dirigenti e dove oggi siamo in netta ripresa, ma è una ripresa che va attenzionata se la si vuole fortificare e renderla in grado di contrapporsi allo strapotere del MAIE che continua a ruotare attorno a Mirella Giai.

Qui siamo abbastanza strutturati, con collaborazioni intraprese sia con alcuni enti locali, sia con il PS argentino. Rapporti che a mio avviso dobbiamo consolidare meglio anche attraverso attività specifiche.

Esistono ancora diverse realtà organizzate in Europa ed in giro per il mondo: USA, Venezuela, Cile, Inghilterra, con le quali abbiamo il compito di stringere ulteriormente i legami.

Un capitolo a parte merita il Brasile, che è in netta espansione. Qui dopo le esperienze fatte a Rio De Janeiro, con l’associazione Anita e Giuseppe Garibaldi e con l’associazione siciliana che però ha avuto vita effimera, ad opera di Antonio Alamia è nata l’USEF a San Paolo che ha organizzato splendide iniziative  inaugurando la serie di “I love Sisily”  giunta alla sua terza  edizione mentre è in preparazione la quarta.

Grande successo di pubblico, ma anche grande coinvolgimento di enti ed istituzioni che hanno conferito all’iniziativa l’importanza che essa merita.

Oggi Antonio Alamia è il Coordinatore dell’USEF in Brasile e si sta occupando seriamente della espansione  sul territorio della nostra associazione.

Il suo obiettivo principale è quello di fare conoscere la Sicilia sotto tutti i suoi aspetti, culturali, storici, turistici, architettonici ed archeologici.

Altri esempi di coordinamento, sono ad oggi state disattivate perché non funzionavano, ma credo che dovremmo in qualche modo rivedere questa nostra struttura. Su questo, tornerò tra poco.

Restando nel tema dello stato di salute dell’associazione, oggi ci ritroviamo ad avere sì la sede sociale ancora a Palermo, ma essa è affidata alla buona volontà della nostra ex segretaria, Marcella, che dopo essere stata licenziata a dicembre del 2012, ha continuato a portare avanti l’attività in direzione degli immigrati, facendosi carico anche delle spese vive di mantenimento, come l’affitto, il telefono etc.

A Catania, invece, abbiamo spostato la sede operativa, che ha anche ospitato il corso di formazione che abbiamo gestito custodendone tutt’oggi la documentazione relativa, potendo contare sulla collaborazione di due dipendenti del CNA e dell’ECIPA, che gratuitamente ci forniscono aiuto e impegno lavorativo.

Un accordo fatto a suo tempo con il CNA di Palermo, non sta dando i risultati che ci aspettavamo non tanto dal punto di vista economico, ma quanto per i tempi biblici con cui il rapporto economico viene gestito.

 

INTERVENTI NEL CAMPO DELL’IMMIGRAZIONE

 

Da tempo, fin dagli inizi degli anni 90 ci siamo occupati di immigrazione, quando la stessa era composta sola da lavoratori regolari e non che raggiungevano la nostra Isola chi a scopo di ingresso per poi spostarsi al nord e chi per fissarvi la dimora in cerca di fortuna.

Fin da allora, dopo avere fatto una ricerca approfondita della presenza e dello sviluppo del fenomeno in Sicilia, attraverso un progetto gestito dal CRIS, un organismo nato dalla collaborazione dell’USEF e delle ACLI, abbiamo continuato ad occuparci di questo settore.

Abbiamo gestito centri di prima accoglienza, ad Agrigento, Siracusa, Gela, Palermo, ma quello che più conta, abbiamo tenuto attivo il centro polivalente a Palermo, che ha offerto servizi qualificati per parecchi anni, quali corsi di alfabetizzazione per adulti, corsi di inserimento scolastico per ragazzi, assistenza presso gli enti pubblici, contatti con la Questura e con il Comune e tutta una serie di servizi utili che abbiamo anche tentato di potere allargare, con la collaborazione di associazioni etniche che abbiamo aiutato a nascere.

Abbiamo anche fatto un accordo con , l’Università per Stranieri di Siena, per quanto riguarda i corsi di italiano con il rilascio di attestati riconosciuti dalla legge, diventando centro di esami DITALS, qualità che manteniamo tuttora, anche se non la mettiamo in uso da tempo.

Una parte di questo lavoro, oggi è affidato alla buona volontà di Marcella, che cerca di mandare avanti il centro, nel tentativo di non  disperdere completamente il patrimonio di esperienza che abbiamo saputo costruire attorno al settore. E’ chiaro che non sappiamo quanto potrà reggere questa situazione e se non dobbiamo ripiegare su una strutturazione diversa. Anche su questo tornerò tra poco.

 

 

 

LA NUOVA ASSOCIAZIONE

 

Come detto, oggi la nostra associazione ha degli organismi così composti:

 

 

DIREZIONE

 

UFFICIO DI PRESIDENZA

 

LAURUCELLA                      Angelo             Presidente

ARNONE                               Salvatore         componente

MESSANA                             Francesca        componente

CACIOPPO                           Maria Angela   componente

BELLAFIORE                        Leonardo         componente

 

SEGRETERIA

 

AUGELLO                              Salvatore         Segretario

BONURA                               Salvatore         componente

BRUCCULERI                       Carmelo           componente

GAGLIANO                           Ivana               componente

DI MAIO                                Enrico              componente                                    

 

CONSIGLIO GENERALE

 

Cognome e nome

Arnone Salvatore

Augello Salvatore

Bellafiore Leonardo

Bertè Francesca

Bonura Salvatore

Brucculeri Carmelo

Brucculeri Lorenzo

Cacioppo Mariangela

Caltagirone Valerio

Campanella Angelo

Cancemi Filippo

Cascio Antonina deceduta

Chiazzese Gianni

Chiodo Giuseppe

Corbo Ilaria

Di Benedetto Daniela

Di Maio Enrico

Finocchiaro Salvatore

Frosina Giuseppe

Gagliano Ivana

Hamel Pasuale

Latona Marylin

Lauricella Angelo

Lombardo Giannino

Mallia Mario

Messana Francesca

Oliveri Cristoforo

Pace Calogero

Presti Mario

Quezada Virginia

Ribaudo Franco

Rizza Antonietta

Sadibou Niane

Saenz Ignazio

Sanfilippo Angelo

Scalzo Stefano

Sgroi Gaetano

Squadrito Giulietta

Spallino Risalia

Tabbi Nunzio

Tricoli Stefano

Varsalona Filippo

Vajola Luigi deceduto

Vedova Ester

 

Come si può vedere, la nostra associazione oggi dispone di un organismo abbastanza corposo, che ha voluto essere rappresentativo di tutte le realtà, un organismo che all’origine era compostao da ben 44 componenti in tutto.

Ancora oggi, sono convinto che tale organismo sia ottimale per una associazione che operasse in maniera organica, dove ognuno facesse la sua parte, dove ognuno desse il proprio contributo di idee.

Così come sono convinto che avere aumentato la presenza di siciliani residenti, era propedeutica al fatto che puntavamo sulle associazioni provinciali, per mettere in atto la parte dell’associazione che si riferisce alle famiglie degli emigrati.

Ecco perché allora si ritenne giusto inserire i vari rappresentanti dell’estero, i presidente delle associazioni provinciali, varie figure rappresentative.

Alla luce dell’esperienza fatta, oggi debbo ricredermi e debbo dire che un organismo di tale portata non si adatta ad una associazione come la nostra che deve potere essere presente non solo sul territorio, ma anche nel rapporto con le istituzioni.

Occorre allora rendere più funzionale tutta l’associazione, partendo da una riforma che coinvolga gli organi di direzione.

E’ chiaro, che questo discorso va a braccetto con la eccezionalità del periodo che stiamo attraversando e quindi con la eccezionalità del congresso che celebriamo.

Questa eccezionalità ci consiglia alcuni comportamenti.

Primo fra tutti il modo di procedere alla nomina degli organismi. Crediamo non sia il caso di procedere così come altre volte abbiamo fatto,  ad una votazione per rinnovare un organismo che in buona sostanza non ha espletato il suo mandato.

La proposta che avanziamo, quindi, è quella di fare un ultimo tentativo. Rinnovare l’organismo così com’è, aggiungendo ad esso le nuove realtà che sono nate, come il rappresentante del Brasile e qualche presidente di associazione all’estero che non è presente attualmente, cosa di cui chiedo di dare delega alla presidenza.

Ciò non vuole costituire premio al disinteresse, così come non vuole costituire punizione per la parte dell’organismo che risiede in Sicilia. Semmai, questo modo di procedere va visto come la offerta di un’ultima possibilità di continuare a fare parte dello stesso, solo se si dimostra attaccamento e se si è innanzi tutto in regola con il tesseramento e con gli eventuali incarichi che verranno assegnati.

Tutto questo, fino a dicembre di quest’anno, mese in cui, fatta la necessaria verifica, tutti coloro che non saranno in regola con il tesseramento o non hanno dimostrato un minimo di volontà nell’offrire un contributo di idee e di lavoro, verranno esclusi dall’organismo e verranno cooptati privilegiando le nuove realtà che nel frattempo si saranno evidenziate.

Questo modo di procedere, alla fine potrebbe vedere ridimensionata la componente residenziale dell’organismo a vantaggio di quella estera. Ciò evidentemente riporterebbe l’associazione e l’organismo stesso alle origini, quando siamo nati per seguire i siciliani all’estero.

Tutto ciò, per non modificare lo statuto,  cosa che richiederebbe tempo e denaro e per arrivare alla fine ad un organismo che sia più leggiero, più funzionale, ma anche più attivo, con un senso di appartenenza più accentuato, con la predisposizione a dare il proprio contributo di idee ed organizzativo. Un organismo capace di intrecciare quei rapporti necessari alla sopravvivenza dell’associazione.

Rapporti con le istituzioni, innanzi tutto, sia in Sicilia che all’estero. Rapporti con i partiti politici non certo selezionando gli stessi per appartenenza politica o solo per appartenenza politica, ma vedendo in essi complessivamente, interlocutori con cui necessita confrontarsi, per raggiungere quei risultati politici che oggi ci sfuggono.

Un tale comportamento passa innanzi tutto, a mio modesto avviso, dal sentire dentro di noi stessi un forte senso di appartenenza che deve stimolarci e che deve farci dedicare un poco del nostro tempo all’associazione.

Tra l’altro questo avvierebbe un normale equilibrio tra l’attivismo ammirevole delle associazioni all’estero, che organizzano le loro manifestazioni aggregando persone e confrontandosi con i problemi locali e quello che va stimolato negli organismi centrali, che debbono vincere apatia e disinteresse rendendo attivo uno strumento importantissimo come l’associazione.

Ecco quindi la necessità di pervenire ad un organismo più leggiero, come detto, che penso avverrà per selezione naturale, che però sarà affiancato nella struttura più generale da coordinamenti d’area, là dove se ne ravvisa la necessità e la possibilità di metterli in piedi. Da responsabili nazionali, là dove non ce una numerosa struttura organizzata e dove invece occorre lavorare per crearla potenziando l’esistente.

Con questa nuova struttura articolata e snella nello stesso tempo, credo possiamo meglio fare fronte alle sfide che ci troviamo davanti.

Non sono certo sfide di poco conto quelle che ci attendono, se vogliamo restituire dignità all’associazionismo e con esso ai siciliani nel mondo.

La prima sfida da mettere in campo, è certamente quella di cercare di raccogliere le fila di un associazionismo regionale, disunito, sfilacciato, ma anche molto scoraggiato per il comportamento della Regione.

Occorre trovare un momento unitario attorno al CARSE, per rompere il silenzio e attirare l’attenzione dei partiti e delle popolazioni siciliane sul problema dell’emigrazione.

Un momento unitario, capace di farci superare le fratture anche all’estero con quelle federazioni che sono nate in contrapposizione alle associazioni regionali e che oggi dovrebbero capire che occorre fare fronte comune nei confronti di una regione che intende cancellare tutto e che lo ha già in buona sostanza fatto.

Questo lo dobbiamo certamente ai tanti anni di attività svolti nel settore, ma lo dobbiamo anche e soprattutto ai nuovi emigrati che ogni giorno lasciano la Sicilia in cerca di una sistemazione migliore.

Da tempo, infatti il saldo arrivi e partenze e negativo ed aumenta il numero di quelli che partono. Questo ci deve dire che il ruolo delle associazioni è lungi dall’essere finito, siamo convinti che detto ruolo necessita solo di essere reso attento alle nuove esigenze dell’emigrazione, ad una emigrazione che nel tempo ha subito e continua a subire profonde trasformazioni.

Già in passato l’USEF  aveva avanzato la provocazione di occupare una sala dell’assessorato autoconvocando la consulta Regionale nominata con l’ultimo decreto assessoriale.

Le altre associazioni non hanno risposto a tale appello, ma ritengo che esso vada riproposto con forza , facendolo anche diventare un momento di sintesi e di ricerca dell’unità tra le associazioni.

L’altra sfida che ci attende è quella di rilanciare con forza il rinnovo della legge o quanto meno per prima cosa il rispetto di quella esistente. Non può essere consentito a nessun governo di abolire tacitamente una legge senza nemmeno sentire il bisogno di incontrarsi con i rappresentanti del settore.

La ricostituzione del gruppo di lavoro in Assessorato, che in passato si è occupato del settore, deve essere uno degli obiettivi primari da raggiungere. Non è più accettabile che prima sia stata eliminata la delega all’emigrazione (governo Lombardo) e poi anche il gruppo sia stato progressivamente smantellato e privato anche di un suo dirigente.

Oggi non si trova alcun interlocutore che si occupi di questo settore, mentre la dirigente generale sfugge alle richieste di incontro.

Un incontro fatto in assessorato, dopo l’invio di una lettera aperta al Presidente della Regione ed all’Assessore al ramo inviata dall’USEF, aveva dato l’impressione che le cose si mettessero in movimento. Due componenti dell’Ufficio di Gabinetto erano state incaricate di seguire il settore e di tenere i contatti con le associazioni.

Non è nemmeno passato molto tempo da allora, ma nessun segnale è tuttora pervenuto.

La instabilità della politica regionale, con una ruotazione e sostituzione di assessori, 38 in 33 mesi di governo, non hanno fatto altro che calamitare l’attenzione della politica  attorno alle sorti del governo, alla sopravvivenza della legislatura, a scapito di tante altre problematiche che non vengono attenzionate, prima fra tutte quella del lavoro, che se risolta, porrebbe fine a questa continua emorragia  di braccia e di cervelli che quotidianamente abbandona la nostra terra.

Io credo che il nuovo ruolo delle associazioni passa anche attraverso un potenziamento dei collegamenti tra la rete associativa all’estero e le istituzioni siciliane che debbono finalmente pigliare coscienza  della risorsa che giace sotto utilizzata e sottovalutata ma che potrebbe tanto contribuire alla ripresa economica della Sicilia.

Come lo è stato nel passato con le rimesse, a maggior ragione oggi con esperienza, capacità professionali, capacità economiche, l’emigrazione ha ancora molto spazio per fare la sua parte se solo le istituzioni se ne rendono conto e puntano su di essa.

Abbiamo detto che in Italia il movimento associativo ha avviato una profonda riflessione, andando all’assemblea costituente del forum delle associazioni degli Italiani nel Mondo.

Seguendo questo esempio, che ci sembra positivo, anche in Sicilia dobbiamo ripigliare il progetto messo in piedi anni fa quando abbiamo partecipato a dare vita al Coordinamento delle Associazioni Regionali Storiche dell’Emigrazione (CARSE).

Stimolare e tendere verso l’unità del movimento è un obiettivo che non possiamo mancare, pena la completa scomparsa delle associazioni.

Per il resto, credo che dobbiamo rafforzare i legami con le associazioni periferiche, cambiando anche il metodo di collaborazione.

Abbiamo da tempo inaugurato con il Belgio il sistema di organizzare le attività, che noi possiamo aiutare a realizzare, mentre le associazioni si sono fatte carico delle spese di organizzazione quali il trasporto e l’ospitalità.

E’ questo un metodo che ha dato i suoi frutti e che dobbiamo vedere di diffondere.

La nuova associazione, non credo che potrà più avere la sede a Palermo, ma dobbiamo spostarla a Catania all’interno della sede operativa o in altro posto che ci consenta di tagliare del tutto le spese di gestione.

Necessita rafforzare i legami con tutte le nostre strutture e prima di tutto quello del riformato Consiglio Generale con la struttura centrale. Potenziare e rendere evidente il senso di appartenenza ed il piacere di tornare a fare la politica dell’emigrazione dedicando un parte del proprio tempo libero è ormai un obiettivo che non possiamo mancare.

Oggi, se vogliamo sopravvivere abbiamo la necessità di contare sull’apporto di tutti, sul rafforzamento del legame con la varie strutture sparse per il mondo, per garantire il collegamento con una ritrovata politica della regione siciliana in materia di siciliani all’estero, per rilanciare una nuova politica dei gemellaggi tra comuni, seguendo l’esempio positivo che ci viene dall’USEF di La Louviere e da altre realtà organizzate.

 

IMMIGRAZIONE:

 

Ancora oggi, basandoci solo sul volontariato della nostra ex segretaria, stiamo continuando un lavoro in direzione degli immigrati, che ci vede mantenere legami con varie etnie, alle quali riusciamo a fornire tutti quei servizi consentiti dalle leggi vigenti.

All’interno del centro di Palermo, continua quindi il lavoro di applicazione della legge che prevede rinnovo dei permessi di soggiorno, ricongiungimenti familiari, aperture di posizioni IVA e camera di commercio, rapporto con le Questura e con le varie istitituzioni con le quali l’immigrato ha la necessità di rapportarsi.

In tutto questo, ancora oggi utilizziamo la delega dell’EPASA – CNA di Palermo, attingendo ad un accordo che credo abbiamo la necessità di puntualizzare e di rafforzare.

Anche in questo campo, pur consapevoli del fatto che l’attuale momento che investe i paesi da cui la gente da tempo sta fuggendo, non accenna certo a diminuire, non possiamo non cercare di continuare con maggiore forza un confronto con la Regione, che ancora oggi è sprovvista di una legge regionale che si occupi degli immigrati.

Potremmo certo allargare la nostra attività, occupandoci anche delle diecine di migliaia di rifuggitati e richiedenti asilo che continuano a sbarca sulle nostre coste, ma questo richiederebbe una struttura organizzativa della quale al momento non disponiamo.

Una struttura che potremmo attivare se si trova un gruppo intenzionato a lavorarci seriamente. In questo campo, tutto quello che oggi possiamo offrire è uno strumento di lavoro, rappresentato dall’associazione, che ha le carte in regola per fare queste attività.

Quello che manca è il personale adatto, che deve se mai sapere che questo strumento può servire solo da tramite per costruirsi una attività e quindi posti di lavoro nel sociale, un lavoro che prima di tutto va fatto col cuore e secondariamente con la buona volontà e con la necessaria autonomia, senza aspettare che altri lo faccia per noi e ce lo offra bello e servito.

 

LA COMUNICAZIONE

 

In passato, abbiamo stampato il periodico “EMIGRAZIONE SICILIANA” registrato nel 1981 ed andato avanti fino a all’inizio del 2011, quando per motivi economici abbiamo dovuto interrompere la pubblicazione, esattamente dopo trenta anni di lodevole attività di informazione, fornita gratuitamente a tutti i comuni della Sicilia, ai patronati, alle associazioni. Un giornale che si rivelò subito un ottimo strumento di lavoro e di orientamento, oltre che uno strumento di comunicazione ed informazione.

Dal 2008, abbiamo cercato di utilizzare i nuovi mezzi di informazione che l’informatica ci forniva, approdando sul web con il sito www.usefinternational.org e www.usef.it , un sito che ebbe molto successo all’inizio arrivando ad avere un buon numero di visite al giorno.

Rispetto al cartaceo, esso era più immediato e veniva aggiornato con frequenza quasi giornaliera. In esso trovavano e trovano ancora oggi rubriche e servizi di ottimo profilo sia dal punto di vista dell’informazione e della conoscenza, che dal punto di vista dell’orientamento e della comunicazione vera e propria.

In breve uno strumento, destinato a sostituire per intero il cartaceo ed a potenziare, almeno nelle intenzioni, il collegamento con le associazioni periferiche e con il gruppo dirigente tutto.

Anche per questo nuovo mezzo di comunicazione, abbiamo chiesto a più riprese collaborazioni ed aiuti, per poterlo alimentare con notizie provenienti da tutte le parti del mondo dove operano associazioni nostre.

Come per il cartaceo, anche questo strumento non suscitò molto interesse nel gruppo dirigente tutto e nelle varie associazioni, che non alimentavano la pubblicazione con fatti e vicende del mondo, con notizie sulle varie attività che si venivano facendo.

Anzi, di pari passo con l’aumento del disimpegno del gruppo dirigente tutto, anche l’interesse su questo strumento scemò gradualmente, fini ad arrivare ad oggi, che siamo passati da una media di visite di circa 300 a quella attuale di circa 30.

Sintomo del male che affligge tutta la nostra associazione e del crescente disinteresse per cui risulta complicato anche raccogliere le notizie, visto che nessuno le manda, così come complicato risulta mantenere adeguatamente aggiornata la rubrica dove si parla delle attività delle associazioni, visto che non arrivano notizie.

Eppure le associazioni all’estero, fanno diverse attività anche di pregio sociale e culturale, ci vuole molto a mandare una nota informativa in modo da rendere patrimonio comune le attività svolte, che possono anche diventare un ottimo elemento di emulazione?

Io credo che si riduce tutto a mostrare un maggiore attaccamento all’associazione ed un impegno maggiore che deve tenere conto che il tutto non è e non può essere rivolto a noi stessi, ma deve essere rivolto a tutti perché a tutti appartiene l’associazione ed a tutti debbono appartenere le sue realizzazioni, le sue attività, uscendo fuori dal piccolo recinto cittadino in cui esse nascono e si realizzano, per diventare patrimonio comune.

Solo così lo strumento che stiamo cercando di portare avanti si arricchirà di materiale utile ed assolverà meglio al compito che abbiamo voluto assegnare ad esso.

Questi sono i temi su cui il 13° congresso generale deve appuntare la propria attenzione, se si vuole andare avanti e vincere anche e soprattutto il senso di impotenza, di stanchezza, di insoddisfazione, che oggi frena la nostra attività e ci fa perdere anche occasioni interessanti d