LAVORO, CGIL IN PIAZZA. CAMUSSO: ''SCIOPERO GENERALE PER CAMBIARE LA POLITICA DEL PAESE" Roma - ''Vigileremo sul ddl lavoro e continueremo a lavorare per uno sciopero generale che faremo perché si può cambiare la politica di questo Paese''. La leader Cgil Susanna Camusso, chiude così la manifestazione del sindacato di Roma e provincia, annunciando che Corso d'Italia non ha derubricato lo sciopero generale già annunciato nelle scorse settimane contro il ddl di riforma del mercato del lavoro.

"Con il ddl di riforma del mercato del lavoro il governo ha tradito le promesse fatte ai giovani". L'esecutivo, incalza Camusso, è colpevole "di non aver dato risposte sul lavoro, anzi di essersi accanito contro". "Il nostro giudizio su questo governo peggiora sempre di più. Il Paese non ce la fa. Facciano un piano per il lavoro e cerchino risorse tra chi ce l'ha e ha continuato ad aumentarle", prosegue. "Il reintegro per i licenziamenti illegittimi è tornato nel ddl di riforma. E' un primo risultato che abbiamo ottenuto ma non è finita qua perché sappiamo che Confindustria sta chiedendo al governo e alla politica di peggiorare quelle norme", avverte Camusso. Per questo, "la mobilitazione andrà avanti", dice dando appuntamento al 10 maggio prossimo, giorno in cui il sindacato scenderà nuovamente in piazza. La leader Cgil sollecita il governo anche sull'abbassamento delle tasse. "La risposta sul fisco non può essere rinviata, pena la mancata crescita del Paese perché le persone normali non ce la fanno più". "Invece di dare risposte sulla pressione fiscale e sul fiscal drag che sta stritolando lavoratori e pensionati - attacca la Cgil - ha deciso che non avrebbe dato seguito al fondo per ridurre le tasse dei lavoratori e ha invece messo i professionisti nelle condizioni di pagare meno tasse

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25 APRILE: IL COMITES MESSICO RICORDA LA LIBERAZIONE DAL FASCISMO CITTà DEL MESSICO

Oggi, 21 aprile, alle 16.00, il Comites di Città del Messico invita la comunità italiana ad un incontro promosso presso la Casa della Cultura Reyes Heroles, nel centro di Coyoacán, in Francisco Sosa, "per fare memoria" e celebrare la festa della Liberazione, ricorrenza celebrata in Italia il 25 aprile. Paolo Pagliai, Presidente del Comites, invita la collettività a partecipare portando ciò che si vuole, "strumenti musicali, qualcosa da mangiare per condividere e stare insieme, cose da leggere, tanta voglia di pensare il presente partendo proprio da quel 1945, quando- ricorda - i nostri nonni ci regalarono un'Italia libera e antifascista". "In questo 2012, - prosegue Pagliai - festeggeremo proprio 90 anni di antifascismo italiano ed europeo, ricorderemo il sacrificio dei fratelli Rosselli, del giovane Gobetti, del lucido Gramsci, del coraggioso Giacomo Matteotti, e quello, preziosissimo, di molti, moltissimi italiani che, nell'anonimato, resistettero all'irresistibile ascesa del Fascismo". "Ci sarà anche una sorpresa straordinaria – anticipa Pagliai - per tutti noi che non ci rassegniamo all'oblio". (aise)

STORIE DI EMIGRANTI: CANICATTINI BAGNI (SR) RICORDA I SUOI CITTADINI ALL’ESTERO

SIRACUSA - Nell’ambito della XIV Settimana della Cultura prosegue a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa, il ciclo “Storie di Emigranti, epistolografia e documenti inediti sul fenomeno dell’emigrazione canicattinese". Prossimo appuntamento domani, 21 aprile, alle 18.30 al Museo del Tessuto – Casa dell’emigrante per una riflessione sul fenomeno dell’emigrazione canicattinese tra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900 e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. All’incontro interverranno il sindaco Paolo Amenta e l’assessore alla Cultura, Sebastiano Zocco. Sarà possibile consultare la banca dati e gli inventari elettronici per conoscere la storia dell’emigrazione, curati da Loredana Amenta e Salvatore Petruzzelli, così come i documenti custoditi nell’Archivio di Stato di Siracusa, grazie al Direttore dell’Archivio di Stato, Concetta Corridore, e assistere alla rappresentazione scenica “Arrivo nel nuovo mondo – diario di un emigrante”. (aise)

COMUNICATO STAMPA: SICILIA. D'ALIA (UDC): CRITICHE CESI FOTOGRAFANO LA SITUAZIONE DRAMMATICA DELLA REGIONE

"Non si puo' continuare a far finta di nulla" PALERMO, 20 APR - "Sperperi, malaffare, clientelismo, criminalita' annidata nella politica, crisi delle famiglie e dramma lavoro. Le osservazioni che arrivano dalla Conferenza Episcopale Siciliana sono, purtroppo, l'esatta fotografia delle condizioni nelle quali versa la Sicilia. Continuare a fare finta di nulla rappresenta non una, ma due volte il fallimento della politica". Lo afferma il presidente del senatori dell'Udc e coordinatore regionale del partito, Gianpiero D'Alia. "Dobbiamo raccogliere le sollecitazioni che la Chiesa siciliana ci da' - conclude D'Alia -. Alimentare l'antipolitica e il chiacchiericcio affossano inesorabilmente la regione e ancora meno restituiscono credibilita' alla politica".

CASO DE GREGORIO E “FONDAZIONE ITALIANI NEL MONDO” VIA LE MELE MARCE, ORA SI VA AVANTI

Per noi, leggere sui giornali italiani più importanti, e i portali web d’informazione italiana nel mondo più masivi, la notizia dell’inchiesta sul caso De Gregorio che spruzza tutta “l’onorevole” “Fondazione Italiani nel Mondo” coinvolgendo anche la complicità dello scorso Console Generale di Buenos Aires Giancarlo Maria Curcio, ci viene il sentimento di aver vinto una lotta molto dispari che purtroppo abbiamo dato da soli. Ogni lotta ha le sue ricompense. E ora, senza animo di vendetta, ma si con la convinzione di riuscire a esporre le responsibilità di tutti i dirigenti della nostra comunità che hanno accompagnato questi vergognosi personaggi a compiere un compito contro lo stesso interesse della collettività italiana in Argentina, restino in evidenza davvanti a tutti. Questi lunghi e difficili anni, abbiamo dovuto sopportare un attacco smisurato contro il nostro prestigio. Abbiamo sofferto aggressioni nei diversi programmi radio, e un’offensiva diretta dai propri Console Generale Giancarlo Curcio e il Senatore Caselli, con tutto il peso del loro potere. Il tempo di lottare, fortunatamente è finito, ora è tempo di aspettare si faccia giustizia e continuare svolgendo lo stesso compito che realizziamo da tanti anni. “Nella vita talvolta è necesario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza”. Alessandro Pertini Vedete l'edizione elettronica: http://es.calameo.com/read/000075407ef24c3d6b072

STRETTA SUL LAVORO NERO DEGLI IMMIGRATI

Pugno di ferro del governo contro l’impiego dei lavoratori immigrati irregolari. Ieri il Consiglio dei ministri ha licenziato in prima lettura uno schema di decreto legislativo: aumenta pene e sanzioni per i datori di lavoro che assumono in nero migranti irregolari. Sono colpite soprattutto le situazioni di «particolare sfruttamento» degli stranieri. Non solo: se denuncia l’imprenditore che lo sfrutta e collabora con l’autorità giudiziaria, l’immigrato può ottenere un permesso di soggiorno ai fini umanitari, della durata di sei mesi e rinnovabile per un anno. Così lo straniero regolarizza la sua posizione e può cercare in modo legittimo un’occupazione. Il testo è proposto dai ministri per gli Affari europei (Enzo Moavero) e del Lavoro (Elsa Fornero) di concerto con gli Affari Esteri (Giulio Terzi), la Giustizia (Paola Severino), l’Economia (interim di Mario Monti) e l’Interno (Anna Maria Cancellieri). Il titolare del dicastero dell’Integrazione, Andrea Riccardi, ha suggerito prudenza: per i clandestini «servono norme transitorie per evitare situazioni incresciose o una lotta tra deboli». Come può essere quella di un anziano che vive solo della propria pensione e viene messo sotto pressione dalla badante clandestina non pagata secondo tutte le regole. Lo schema di decreto legislativo – deve avere il parere di Camera e Senato prima del sì definitivo di palazzo Chigi – è in attuazione della direttiva 2009/52/CE del Parlamento europeo: siamo già in procedura di infrazione di Bruxelles (2011/0843) e l’Unione europea, sottolinea la relazione illustrativa, sta per deferire l’Italia alla Corte di giustizia. Le sanzioni oggi in vigore per i datori di lavoro che impiegano clandestini – reclusione da sei mesi a tre anni e 5mila euro di multa per ogni dipendente in nero – vengono intanto aumentate «da un terzo alla metà» nelle situazioni definite più gravi. Se ne indicano tre: 1) occupati in numero superiore a tre; 2) minori in età non lavorativa; 3) condizioni lavorative di «particolare sfruttamento» così come sono previste dal codice penale. In caso di condanna il giudice applica al datore di lavoro anche una sanzione pari «al costo medio del rimpatrio del lavoratore straniero assunto illegalmente» come si legge nell’articolato. La quantificazione degli oneri dei rimpatri sarà fatta a parte con un decreto del Viminale, insieme ai ministeri Giustizia, Economia e Lavoro. Nel caso di accertamento di rapporti di lavoro illegale di questo tipo si presumono tre mesi di attività per quantificare le somme dovute dal datore di lavoro in termini di oneri retributivi, contributivi e fiscali. La relazione tecnica al decreto rende noto che nel 2011 «a fronte di 148.553 ispezioni» sono stati «trovati irregolari 164.473 lavoratori, di cui 2.095 stranieri in posizione di soggiorno irregolare». Ma il numero «dei potenziali beneficiari di permesso temporaneo» secondo la relazione sarà «nei fatti trascurabile». Fonte: Il Sole24Ore (17/04/2012)