Alla Commissione Esteri l’audizione dell’ambasciatore d’Italia in Cile, Mauro Battocchi, sul profilo della collettività italiana residente nel Paese sudamericano Sono intervenuti anche il consigliere per il Cile del Cgie Aniello Gargiulo e il presidente del Comites, Claudio Curelli.

L’audizione si è svolta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità italiane all’estero

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità italiane all’estero si è svolta alla Commissione Esteri del Senato l’audizione dell’ambasciatore d’Italia in Cile, Mauro Battocchi, del consigliere per il Cile del Cgie Aniello Gargiulo e del presidente del Comites, Claudio Curelli. L’ambasciatore Battocchi ha ringraziato la Commissione per l’attenzione riservata alla comunità italiana, ricordando che il Cile nell’ultimo trentennio è stato protagonista di “una spettacolare traiettoria di crescita economica, in condizioni di stabilità politica e macroeconomica, che lo hanno portato nel club dei Paesi avanzati (l’Ocse) e in testa alle graduatorie di reddito e di sviluppo umano della Regione”. Dall’ottobre dall’anno scorso, però, attraversa una fase di “instabilità”: prima “uno scoppio sociale con massicce proteste, a tratti anche violente, contro il persistere di diseguaglianze sociali e di ingiustizie”; da marzo, la pandemia di Covid, “che registra ormai un tasso di mortalità superiore a quello dell’Italia e che ha messo in grave difficoltà l’economia, con oltre il 30% della popolazione disoccupata, con il contratto di lavoro sospeso o inattiva per la crisi – spiega l’Ambasciatore. Segnala anche che il prossimo 25 ottobre, i cileni saranno chiamati a votare in un referendum “se riscrivere ex-novo la Costituzione”, “un test importante per comprendere gli umori profondi del Paese”. “In questo contesto fluido e tutt’altro che di ordinaria amministrazione, si colloca la nostra comunità, che conta oggi 72.733 persone con passaporto italiano, delle quali 2779 sono nate in Italia. Questo duplice dato consente di individuare già due categorie sociologicamente distinte di cittadini italiani. La stragrande maggioranza, circa 70.000, sono i connazionali che hanno ottenuto la cittadinanza iure sanguinis o iure matrimonii – spiega Battocchi – grazie alla legge n. 91 del 1992 e sono dunque italo-cileni: sono figli, nipoti, bisnipoti o trisnipoti degli immigrati italiani giunti qui sin dalla seconda metà dell’Ottocento, molti di questi con origini liguri e oggi concentrati nella regione metropolitana di Santiago ed in quella costiera di Valparaiso e Viña del Mar, ma presenti anche nelle altre principali città del Paese, dal profondo nord al profondo sud. Si stima che su 19 milioni di cileni, circa 500.000 abbiano in famiglia qualche avo italiano. Ma potrebbe trattarsi di un numero molto sottostimato. In effetti, ogni anno il numero di persone che ricevono la cittadinanza iure sanguinis cresce di un numero di circa 600 unità”. “In termini sociali – prosegue l’Ambasciatore, – si tratta di una comunità di classe media, medio-alta o alta. Oggi come in passato, gli italo-cileni contribuiscono fortemente allo sviluppo sociale, economico e culturale del Paese. In campo politico, va ricordato che due dei presidenti del Cile furono di origine toscana: Arturo Alessandri e Jorge Alessandri. Ma anche oggi sono numerosi i politici e gli amministratori con passaporto italiano: ad esempio, il ministro portavoce del Presidente, Jaime Bellolio. In campo economico, una delle primissime industrie cilene fu italiana (la Sombreria Girardi, fondata nel 1897 a Valparaíso). Oggi due colossi dell’economia cilena sono di proprietà di discendenti italiani, il Gruppo Arauco della famiglia Angelini e il Gruppo Falabella della famiglia Solari. Anche nel campo della cultura, il ruolo degli italiani è andato ben al di là della consistenza numerica. Si pensi a RadioBioBio, la principale rete radiofonica e stampa del Paese – quanto di più simile ad una capillare agenzia di stampa il Cile disponga- che è un’azienda fondata, sviluppata e ancora oggi diretta dalla famiglia Mosciatti”. Battocchi spiega poi come che questa categoria di connazionali “si percepisce in primis come cileni, con maggiore o minore consapevolezza delle radici italiane a seconda del numero di generazioni di presenza della famiglia in Cile e dei legami di famiglia, di studio o di affari con l’Italia”. Aggiunge, inoltre, che “al mantenimento dell’identità italiana concorrono cinque scuole private italiane, tra cui due paritarie e tre legalmente riconosciute, che hanno contribuito e contribuiscono grandemente al mantenimento del legame linguistico, culturale e affettivo degli italo-cileni con l’Italia”. “L’italiano viene insegnato anche in alcune scuole pubbliche cilene, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla Dante Alighieri, nell’ambito di un piano di crescente diffusione della lingua – rileva l’Ambasciatore, ricordando anche il ruolo di una serie di organizzazioni e associazioni nel mantenimento dell’italianità – cita in particolare il grande club sportivo dello Stadio Italiano, la casa di riposo italiana e cinque compagnie di pompieri volontari italo-cileni in diverse città del Paese. In questo caso, “la sfida delle istituzioni è, oltre che fornire efficaci servizi consolari, di mantenere vivo o risvegliare (a seconda dei casi) l’interesse per l’Italia di oggi nei suoi risvolti istituzionali, civili, sociali, economici, linguistici e culturali; di fornire informazioni, organizzare eventi e promuovere attività associative in stretta collaborazione con gli altri soggetti del Sistema Italia – aggiunge Battocchi, segnalando anche il compito dell’Ambasciata di “far comprendere chiaramente le ragioni per le quali è un onore e una responsabilità, oltre che un diritto, essere italiani e coltivare un senso di italianità condivisa con gli italiani del Cile e gli italiani in Italia – ben al di là del possesso del passaporto che pure è molto ambito perché consente di viaggiare e vivere liberamente nell’Unione Europea”. “Questa è un’azione che va di pari passo con la promozione dell’Italia presso i numerosi italofili, persone che pur senza radici italiane amano l’Italia per scelta e per passione – rileva l’Ambasciatore. Per quanto riguarda invece i poco meno di 3.000 che sono nati in Italia ed emigrati nel Paese per ragioni di lavoro o di famiglia, Battocchi segnala come essi vi siano giunti a seguito delle opportunità economiche apertesi in questi anni di crescita: si tratta di “giovani di talento, spesso al seguito di imprese italiane, altre volte presso imprese, scuole e studi professionali cileni e internazionali, oppure a persone venute a lavorare individualmente nei settori della ristorazione e del retail”, oltre che “funzionari e ricercatori di varie organizzazioni internazionali come la Commissione economica dell’Onu (la Cepal) e gli Osservatori spaziali”. Egli ricorda anche come “gli interessi delle imprese italiane nel Paese sono cospicui, come testimonia lo stock di investimenti diretti italiani che a fine del 2018 era superiore agli 11 miliardi di dollari, secondo i dati della Banca centrale del Cile, con l’Italia come terzo maggiore investitore europeo, dopo Spagna e Paesi Bassi, davanti a Germania e Francia. Sono presenti – aggiunge, – con grandi investimenti nel Paese, aziende come Enel, Generali, Atlantia, Ferrero e Reale Mutua Assicurazioni”. “I nuovi italiani del Cile sono i più sensibili a mantenere uno stretto legame con il nostro Paese e con le Istituzioni italiane. Per costoro, l’obiettivo – oltre ad assisterli nell’affrontare la complessa burocrazia cilena – è di sviluppare iniziative che li aiutino a fare rete per inserirsi appieno nella società cilena, facendosi nel contempo loro stessi ambasciatori dell’Italia moderna dalla quale provengono – spiega l’Ambasciatore, sottolineando però che la crisi dell’ultimo anno “ha cambiato la percezione del Paese per molti di questi connazionali, alcuni dei quali hanno deciso di rientrare in Italia”, una tendenza – aggiunge – di cui non sono ancora disponibili i numeri. Battocchi ricorda poi che numerosi connazionali hanno potuto fare rientro in Italia anche grazie a due voli speciali Neos Santiago-Milano, organizzati dall’Ambasciata, in raccordo con l’Unità di Crisi della Farnesina nei mesi più critici della pandemia. Per alcuni, rimasti in Cile, “si è posto il tema di come affrontare la disoccupazione e le difficoltà legate ad un lungo lockdown” e “si è registrato un fenomeno abbastanza inedito di richieste di aiuto economico da parte di persone in età lavorativa, cui l’Ambasciata ha fatto fronte tempestivamente con 19 interventi di assistenza economica diretta erogati sotto forma di sussidi”, azioni che “si sono aggiunte agli strumenti utilizzati abitualmente per assistere le persone in difficoltà, soprattutto anziani con pensioni molto basse”. “L’Ambasciata, a tale ultimo riguardo – precisa l’Ambasciatore, – ha fornito un sostegno per l’acquisto di medicine e per visite mediche collaborando con due enti assistenziali, uno a Santiago e uno a Valparaiso”. Viene evidenziato come la strategia dell’Ambasciata, e al suo interno del Consolato e dell’Istituto di Cultura, nell’interlocuzione con la comunità italiana, sia quella di “fare sistema”, insieme a Ice, Comites, Cgie, Camera di commercio italiana, Scuole italiane e organizzazioni italiane in generale “per promuovere l’italianità in Cile” con “unità d’intenti e un costante e continuo coordinamento operativo”. A questo scopo è invalsa la “prassi di riunioni di coordinamento periodico tra l’Ambasciata e gli otto Consoli e Viceconsoli onorari che operano a Valparaiso, Concepcion, Iquique, Copiapò, La Serena, Punta Arenas, Temuco ed Arica, per affrontare insieme i temi dei servizi e dell’assistenza consolare, nonché della promozione della lingua e cultura”; o la realizzazione di “una serie di missioni di lavoro in diverse città sul territorio cileno, occasione di incontro e ascolto con la comunità italiana locali e con le Autorità cilene in loco”. “L’obiettivo che si intende perseguire come Sistema – ha precisato l’Ambasciatore – rientra in una visione condivisa volta a proiettare nel Cile un’immagine moderna, attraente e sfaccettata dell’Italia come partner di rilievo per la crescita sociale, economica e culturale del Cile, in maniera da generare sempre nuove opportunità, anche economiche, per l’Italia stessa. Nel dialogo con la comunità italo-cilena l’obiettivo è risvegliare e rivitalizzare l’italianità, intesa non solo come memoria e orgoglio del proprio passato, ma anche e soprattutto come consapevolezza di appartenere ad una Comunità nazionale straordinariamente vitale oggi e per le generazioni future. Proprio perché gli italo-cileni sono ben inseriti nei gangli vitali della società cilena, quanto più si riesce a renderli parte della nostra squadra – rileva Battocchi, – tanto più si rende possibile accrescere la penetrazione del nostro Sistema Paese in Cile”. L’Ambasciatore richiama poi alcune iniziative messe in atto anche per “rispondere alla domanda di Italia da parte di chi italiano non è, ma ama l’Italia”, come il portale del “Vivere all’italiana” in Cile (www.vai.cl), che presenta quotidianamente informazioni provenienti sia dall’Italia che dal Cile e dalla comunità italo-cilena, dalla cultura alla promozione economica fino a tecnologia e scienza; e eventi e attività organizzati nel 2019 all’insegna dell’anno di Leonardo Italia-Cile, seguiti quest’anno dalla programmazione ispirata al concetto di “ItaliaconChile”, ovvero della vicinanza in questa fase delicata della pandemia. Tra gli strumenti informativi della collettività vengono anche ricordati RadioXChè del Comites e il mensile Presenza. “Paradossalmente, il lockdown ha permesso di essere vicini quanto mai ai connazionali sparsi per il Cile grazie alla digitalizzazione. Se si considerano i corsi di lingua, l’Istituto di Cultura è stato in grado di convertire i suoi corsi presenziali in corsi online, grazie a precedenti corsi di formazione degli insegnanti, con la conseguenza che si è riuscite ad includere persone da tutto il Cile (e anche al di fuori del Cile), non perdendo un utente – segnala Battocchi, che menziona anche alcune attività organizzate a testimonianza di tale senso di accresciuta vicinanza e accompagnamento della comunità, come la prima Giornata dell’Amicizia italo-cilena online, celebrata lo scorso 11 giugno, la campagna solidale “Comida italiana por Chile”, in aiuto alle persone colpite dal Covid 19, e la missione di medici italiani dell’Ospedale Spallanzani di Roma in Cile. Per l’anno prossimo sono in cantiere una serie di attività all’insegna del Rinascimento ed è “impellente, in Cile, come ovunque nel mondo, l’esigenza di ripartire con fiducia e ottimismo”. “Nonostante il tunnel che il Cile sta attraversando ci sono buoni motivi per ritenere che il Paese abbia in sé gli strumenti per riformarsi e uscire dalla crisi più forte di prima – conclude l’Ambasciatore, ricordando che “la comunità italiana con le sue caratteristiche di dinamismo e di integrazione, ha giocato e potrà giocare un ruolo significativo in tale nuova fase storica”. “Per parte nostra, come Ambasciata e come Sistema Italia vi è un forte impegno per accompagnare la comunità in tale cammino, fornendo tutto l’aiuto e l’assistenza necessaria, e generando nel contempo nuove opportunità per l’Italia – rileva Battocchi. Rispondendo ad alcune sollecitazioni dei senatori, l’Ambasciatore evidenzia anche come tutte le iniziative messe in campo siano il frutto di uno stretto raccordo con il Maeci, e in particolare gli uffici preposti alla promozione del Sistema Paese, e si sofferma brevemente sulle possibili implicazioni connesse alla riforma costituzionale sopra richiamata, nonché su iniziative che l’Ambasciata intende portare avanti anche in ambito letterario. Di seguito interviene anche il consigliere del Cgie Aniello Gargiulo che precisa come a suo avviso “la crisi attualmente in corso nel Paese, causata da forti ineguaglianze all’interno della popolazione, rischia di mettere in pericolo la pace sociale, ma non la democrazia cilena”. Egli evidenzia poi come all’interno della comunità dei connazionali, l’italiano non sia abbastanza studiato, nonostante le scuole e l’Istituto di Cultura siano impegnati in ogni modo nella diffusione dell’idioma nazionale. Rivolge infine un appello ai senatori affinché, anche a livello legislativo centrale, si pervenga ad una semplificazione degli strumenti esistenti a supporto delle collettività italiane all’estero, sottolineando l’importanza della carta stampata nell’apprendimento della lingua italiana, nonché della diffusione, in Cile, del brand legato al mangiare italiano di qualità. Si sofferma invece sulla rilevanza della radio gestita dal Comites il presidente Claudio Curielli, che ricorda come l’emittente, proprio nel periodo della pandemia, abbia moltiplicato di quattro volte gli ascolti. Il presidente della Commissione, Vito Rosario Petrocelli dichiara quindi conclusa l’audizione e rinvia il seguito dell’indagine conoscitiva. (Inform)