I carabinieri della Compagnia di Caltanissetta hanno arrestato l'allevatore serradifalchese Angelo Giovanni Butticè, di 57 anni,

 con precedenti per porto abusivo di armi. I militari della Compagnia del capoluogo, coordinati dal maggiore Stefano Romano, hanno ispezionato il casolare di contrada Rabbione, dove si trova la mandria di bovini di proprietà di Butticè. Sul posto, a cinque chilometri da Serradifalco, i carabinieri hanno sorpreso H. S., tunisino di 29 anni, irregolare in Italia e impiegato come custode e pastore nell'allevamento di Butticè dal 19 dicembre scorso, come ha ammesso lo stesso Butticè quando i militari dell'Arma hanno fatto la scoperta. All’arrivo dei militari H.S. si è presentato come dipendente del serradifalchese, perfettamente a conoscenza dell’azienda e delle necessità della mandria. Il giovane extracomunitario, in buono stato di salute, quando non lavorava viveva in una stanzetta di due metri per tre con un letto, energia elettrica, un cucinino ed una stufa, in pessime condizioni igienico sanitarie, senza nè soldi e documenti. Secondo la ricostruzione investigativa H.S., senza documenti, ha riferito, prima dell’estate scorsa sarebbe entrato in Italia dalla frontiera francese con visto turistico e, attraversando il territorio nazionale in cerca di una sistemazione, sarebbe giunto a dicembre a Caltanissetta. A metà del mese scorso, su suggerimento di un connazionale, ha accettato la proposta di lavorare per Angelo Giovanni Butticè in cambio di ospitalità in cambio di un posto di lavoro. Evidentemente, secondo i carabinieri, approfittando della condizione di clandestino di H.S., l'allevatore serradifalchese aveva messo a disposizione il tugurio in un terracielo a 50 metri dalle stalle, omettendo però sia di accertare l’identità e lo stato giuridico dell’immigrato, sia di regolarizzarlo in relazione all’impiego presso l’azienda, sia di pagarlo, così lucrando vistosamente sullo stato di indigenza dell’immigrato irrregolare. Per Butticè sono quindi scattate le manette e, su disposizione del pubblico ministero, è stato rinchiuso nel carcere "Malaspina". Mentre il cittadino tunisino è stato accompagnato al Centro Polifunzionale Governativo di Pian del Lago in attesa della definizione della sua posizione giuridica.