titolare di un negozio di pompe funebri, da due sicari su una moto che hanno aspettato che la vittima calasse la saracinesca ed entrasse nella propria auto, a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. L'uomo aveva scontato nove anni di carcere per associazione mafiosa e tentativo di omicidio (avvenuto nella stessa strada in cui è stato ucciso ieri sera) e avrebbe assunto negli ultimi anni un peso sempre maggiore nella cosca nissena diventando boss proprio come suo padre, Luigi Calì, detto "Fallariddu" che venne assassinato nell'80 dentro un circolo ricreativo: era uno dei capitoli dell' offensiva degli "stiddari" contro i mafiosi di Cosa nostra. E proprio sui giochi di potere all'interno della mafia si focalizza l'attenzione investigativa. La conferma che Calì avesse un ruolo di primo piano in Cosa nostra è arrivata anche dalle dichiarazioni di due collaboratori: Pietro Riggio e Carlo Alberto Ferrauto. La famiglia della vittima era inserita a pieno titolo nell'organigramma mafioso siciliano come spiegò bene ai magistrati il collaboratore di giustizia Leonardo Messina. Calì nell'aprile '92 scampo' a un agguato e poco tempo dopo si rese irreperibile sfuggendo all'arresto nell' operazione antimafia "Leopardo" che sgominò mafiosi e stiddari nel nisseno. Poi nel '94 venne arrestato dalla squadra mobile di Caltanissetta in casa: si nascondeva dentro un vano nascosto dietro ad un armadio nella sua camera da letto.


