(Fonte: ansa) Quattro proiettili di pistola sparati a bruciapelo senza tentennamenti con un colpo finale alla testa: così è stato ucciso Salvatore Calì, 58 anni,

 titolare di un negozio di pompe funebri, da due sicari su una moto che hanno aspettato che la vittima calasse la saracinesca ed entrasse nella propria auto, a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. L'uomo aveva scontato nove anni di carcere per associazione mafiosa e tentativo di omicidio (avvenuto nella stessa strada in cui è stato ucciso ieri sera) e avrebbe assunto negli ultimi anni un peso sempre maggiore nella cosca nissena diventando boss proprio come suo padre, Luigi Calì, detto "Fallariddu" che venne assassinato nell'80 dentro un circolo ricreativo: era uno dei capitoli dell' offensiva degli "stiddari" contro i mafiosi di Cosa nostra. E proprio sui giochi di potere all'interno della mafia si focalizza l'attenzione investigativa. La conferma che Calì avesse un ruolo di primo piano in Cosa nostra è arrivata anche dalle dichiarazioni di due collaboratori: Pietro Riggio e Carlo Alberto Ferrauto. La famiglia della vittima era inserita a pieno titolo nell'organigramma mafioso siciliano come spiegò bene ai magistrati il collaboratore di giustizia Leonardo Messina. Calì nell'aprile '92 scampo' a un agguato e poco tempo dopo si rese irreperibile sfuggendo all'arresto nell' operazione antimafia "Leopardo" che sgominò mafiosi e stiddari nel nisseno. Poi nel '94 venne arrestato dalla squadra mobile di Caltanissetta in casa: si nascondeva dentro un vano nascosto dietro ad un armadio nella sua camera da letto.