*(SA) - Oggi voglio affrontare un tema che mi è molto caro: la conoscenza aggiornata del nostro paese e delle sue tradizioni. Il tutto per aggiornare la conoscenza di molti emigrati che non vengono da molto tempo e che magari hanno dimenticato usanze, costumi e tradizioni.
Comincerei con il ricordare alcune ricorrenze tradizionali, quali ad esempio la festa del patrono San Leonardo, che si suole celebrare la seconda domenica di agosto anche se secondo il calendario cade il sei novembe. Per la verità negli ultimi due anni non ha rispettato questa antica e tradizionale scadenza, ma speriamo che essa ritorni magari a partire da quest’anno. La tradizionale festa del patrono, vede il comune animarsi, certo un poco meno di prima, quando ad animare la festa centinaia di nostri concittadini rientravano dalla Francia e dal Belgio. Oggi, la festa assume sempre più i caratteri di una festa religiosa con le processioni di rito e scarso interesse per gli spettacoli che non sono più del livello di una volta, nonostante gli sforzi del comitato e dell’Amministrazione Comunale che resta il maggior sponsor della ricorrenza. Altra ricorrenza che si collega con i ricordi del passato, è la festa dell’addolorata ce si celebra la terza domenica di settembre e che una volta erano i minatori ad organizzarla, poiché l’Immacolata era stata eletta a protettrice dei minatori. All’uscita del paese, alla fine di via delle miniere, è ancora esistente la cappella votiva davanti la quale i minatori si soffermavano per qualche minuto prima di avviarsi verso la discesa di “mai ti livu” che conduceva alla miniera Stincone ed alla miniera Bosco. Quelli erano i tempi in cui il posto di lavoro si raggiungeva a piedi. Anche questa festa oggi è solo una ricorrenza religiosa, anche se i fuochi d’artificio non mancano mai, per la gioia di grandi e piccini. Grande risonanza ha la Settimana Santa, che vede le tradizionali processioni “viaggi” dei “burgisi” e quello di “li mastri”, he ricorda i tempi quando a Serradifalco vi erano parecchie attività artigianali. La sfilata dei romani a cavallo per le vie della cittadina, che impegna quasi tutta la settimana dall’Ultima cena al processo, dalla salita al Calvario alla “scinnenza” del venerdì, dall’”annacata” della discesa dal Calvario alla resurrezione. Una tradizione alla quale i serradifalchesi erano e sono ancora oggi molto legati. E per chiudere, ricordiamo la “tavula di San Giuseppi” che si celebra la terza domenica di maggio e che rinnova ogni anno la tradizionale tavola che tradizionalmente si organizza presso l’Istituto San Giuseppe che sorge nell’omonimo Largo San Giuseppe, retto dalle Suore Terziarie Francescane del Signore della Città. In questa struttura trovano ospitalità orfani e bambini in difficoltà, che vengono accuditi dalle Suore che si occupano di seguirli e di accompagnarli anche alla scuola pubblica he frequentano. Un Paese che avrebbe tutte le carte in regola, per potere ripartire con una economia completamente diversa da quella che si è basata per molti decenni sull’industria mineraria, se solo si potesse contare sull’apporto di tutti i cittadini sia residenti sia emigrati che potrebbero ad esempio rilanciare il turismo verso un paese: Serradifalco, che ha molto da offrire e che merita di essere conosciouto meglio. (Salvatore Augello 31 maggio 2021)
*chiesa del Calvario


