La particolarità di questa vendemmia, sta nel fatto che a lavorare non erano né braccianti, né normali agricoltori e nemmeno stagionali immigrati o donne. La particolarità sta nel fato, che a guidare il drappello di volontari venuto in aiuto della cooperativa “Lavoro e non solo†presieduta da Calogero Parisi, erano il sindaco di Canicattì Vincenzo Corvo, l’Assessore Manuela Seminatore, il Commissario Capo della Polizia di Stato Aurelio Metalli, il sostituto commissario Gaetano Gulisano, il commissario della polizia municipale Vicenzo Lauricella, e l’ispettore Biagio Caciato.il Capitano dei Carabinieri Diego Polio, gli studenti delle terze e quarte classi dell’Istituto per l’Ambiente e l’Agricoltura “Rosario Livatinoâ€, 23 volontari provenienti da tutte le parti d’Italia ed impegnati nei campo di lavoro “Peppino Impastato†e Giuseppe Favaâ€. Dai nomi di questi ultimi tre soggetti sociali, si capisce benissimo, che sono scesi in campo forze da sempre impegnate contro la mafia e la presenza degli altri rappresentanti di istituzioni, dalle forze dell’ordine all’amministrazione comunale, stanno certamente a simboleggiare lo stato che si appropria anche qui, di spazi fisici, che sono il simbolo naturale del potere. Così come a Catania giorni fa con la lotta a passo di danza, oggi a Canicatti, altro nome ricorrente nella guerra contro mafiosi, lo stato si riappropria del proprio ruolo e lo fa mediante un atto che vuoe essere un simbolo di vittoria e di coraggio. Le uve così raccolte, saranno conferite alla cantina “viticultori associatiâ€, che ne farà dell’ottimo vino da avviare sui mercati nazionali ed esteri.


