Durante una cerimonia nella quale è stato firmato questa mattina dai sindaci dei due Comuni interessati, Renato Locchi e Calogero Firetto, un protocollo d'intesa sulla modalità della restituzione, è stata ricostruita la simpatica e singolare vicenda dei due cannoni alla presenza di Giuseppe Agozzino, l'artefice dell'''asportazione'', come lui stesso l'ha definita. Abbandonati nella zona portuale di Porto Empedocle e usati come bitte, i cannoni furono "asportati" da Giuseppe Agozzino, per anni direttore dell'azienda di turismo del comprensorio perugino, nato a Porto Empedocle ma perugino d'adozione che, a proprie spese, agli inizi degli anni cinquanta del secolo appena trascorso, li fece trasportare e restaurare per poi depositarli alla Sala Cannoniera della Rocca Paolina e lasciarli in custodia alla municipalità perugina. Lì sarebbero probabilmente rimasti, continuando a rappresentare per i perugini un falso storico, se durante un'intervista televisiva lo scrittore Andrea Camilleri, anche lui di Porto Empedocle, non avesse raccontato di quei vecchi cannoni borbonici usati come bitte, e che uno storico di Agrigento sentendo l'intervista non si fosse ricordato di Agozzino. Si è risaliti così a Perugia, fino alla richiesta da parte del Comune di Porto Empedocle, pervenuta durante lo scorso mese di maggio, della restituzione dei due cannoni borbonici ad avancarica realizzati nei primi anni del milleottocento e già in uso nella Torre Carlo V di Porto Empedocle. Il Comune di Porto Empedocle, secondo il protocollo d'intesa firmato questa mattina, si impegna a provvedere a sua cura e a proprie spese alla rimozione dei cannoni dalla loro attuale ubicazione. (fonte agrigentonotizie)


