Atto intimidatorio ai danni dei fratelli Giuseppe ed Enzo Di Rosa, rispettivamente ex presidente e dirigente dell'Akragas calcio.
 I due, questa mattina, hanno denunciato il ritrovamento di due taniche contenenti liquido infiammabile e il danneggiamento dell'auto di uno dei due. Questa mattina, infatti, Giuseppe Di Rosa è stato svegliato alle 6.30 da un vicino di casa, militare dell'Arma dei carabinieri, che ha, per primo, ritrovato il bidone sul tetto dell'auto di Enzo ed ha notato i danni sull'auto dello stesso Giuseppe. Un'altra tanica, invece, è stata rinvenuta da un netturbino, poco dopo, dinnanzi l'esercizio commerciale "Ada Sport", in via Manzoni, di proprietà del cognato dell'ex presidente dell'Akragas. Adesso saranno i militari di Agrigento, capitanati dal comandante Giuseppe Asti, a cercare maggiori dettagli al fine di risalire agli attentatori. L'unico elemento che lega i diversi atti, è fin'ora l'orario di ritrovamento. Intanto non è esclusa nessuna pista investigativa. Si ipotizza sul racket, ma anche su una protesta da parte della tifoseria biancazzurra. E in merito a queste prime ipotesi, l'ex presidente dell'Akragas, Giuseppe Di Rosa, smentisce categoricamente: "Con i tifosi biancazzurri ho uno splendido rapporto. Escludo dunque che dietro ci possa essere la mano di uno di loro. Allo stesso tempo, però, mi trovo in contenzioso con l'attuale dirigenza della società sportiva. Non ho comunque nulla da temere e continuerò la mia battaglia in sede giudiziaria contro queste persone". Per quanto riguarda la pista del racket, Di Rosa non cambia linea: "Non ho mai avuto problemi in questo senso e non ho mai ricevuto minacce di nessun tipo da parte di certe organizzazioni criminali". (fonte agrigentonotizie)


