L'importante missione a Buenos Aires e San Paolo di due esponenti di primo piano del Partito Democratico e della politica italiana, Chiara Braga e Peppe Provenzano, conferma la coerenza e la serietà con la quale da sempre il PD segue e sostiene la nostre grandi comunità italiane all'estero. La Presidente del gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati e il Responsabile esteri della segreteria del partito, incontrando i circoli PD di Argentina e Brasile,
hanno mostrato con le parole ma soprattutto con i fatti come dietro alle battaglie che conduco in Parlamento insieme agli altri eletti all'estero ci sia un partito forte e profondamente convinto dell'impegno a difesa dei diritti degli italiani nel mondo e per la valorizzazione del loro fondamentale ruolo per il futuro dell'Italia. Quale altro partito può dire altrettanto? Nessuno. I partiti di centro-destra non hanno mai avuto una rete forte e capillare all'estero e si mobilitano soltanto in epoca di elezioni, spesso raccontando bugie e facendo promesse che non manterranno (come è avvenuto con i messaggi della Presidente Meloni a difesa dello 'ius sanguinis); l'unico movimento politico presente in Sudamerica - il MAIE - al contrario, si limita a organizzare eventi con le nostre collettività e le associazioni ma poi in Parlamento scompare, diventa silente e (peggio ancora!) sostiene un governo che ha già dimostrato di essere nemico degli italiani e dell'Italia nel mondo. Sono orgoglioso di appartenere alla grande comunità del Partito Democratico, un'organizzazione politica che si ispira ai valori della lotta democratica al fascismo che hanno poi ispirato la nostra carta costituzionale; un partito che da quando è nato ha fatto propria la bandiera dell'emigrazione italiana nel mondo e che per questo è sempre stato il più votato dagli italiani all'estero. La dura lotta in commissione e nelle aule della Camera e del Senato contro la vergognosa legge sulla cittadinanza imposta al Parlamento dai partiti di centro-destra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e MAIE-Noi moderati) è la più chiara dimostrazione di tutto ciò; i deputati e i senatori del PD hanno presentato centinaia di emendamenti e sono intervenuti in maniera massiccia e sistematica per denunciare l'incostituzionalità della legge e la miopia di un governo che per la prima volta nella storia voltava le spalle a milioni di connazionali, rinnegando l'impegno di figure come Mirko Tremaglia che tanto si erano spesi per dare voce a queste comunità. Un attacco, quello del governo Meloni-Salvini-Tajani, iniziato con la legge di bilancio dello scorso anno (quella che tagliava le pensioni, toglieva l'indennità di disoccupazione e moltiplicava le tasse sulla cittadinanza), proseguito con la legge sulla cittadinanza che di fatto eliminava il diritto a trasmetterla ai figli e ai nipoti per coloro che vivono all'estero, e che continua in questi giorni con i disegni di legge collegati che sono in discussione nelle commissioni competenti di Camera e Senato. Quello sulla trattazione a Roma delle pratiche di cittadinanza dal 2027, che renderà ancora più lento e difficile l'accesso al riconoscimento di questo diritto; quello sulla riorganizzazione del Ministero degli Esteri, con l'eliminazione della Direzione per la promozione della Cultura e il declassamento della Direzione per gli italiani all'estero a Direzione "per i servizi"; e infine quello che confermerà e renderà strutturali le modifiche allo 'ius sanguinis' introducendo altre restrizioni alla cittadinanza per matrimonio. Su tutte queste misure sbagliate ed auto-lesioniste (per un Paese colpito da una violenta recessione demografica e a rischio spopolamento) continuerò la mia battaglia in Parlamento, anche grazie al sostegno di un partito forte e influente come il PD. Convinti che presto anche la Corte Costituzionale confermerà solennemente quanto da noi denunciato nelle aule della Camera e del Senato, e cioè che la legge voluta dal governo ricorrendo in maniera ingiustificata alla decretazione d'urgenza è incostituzionale in diversi punti e necessita quindi di una urgente revisione da parte del potere legislativo.


