ALTAVILLA MILICIA: LA STORIA

La nascita di Altavilla Milicia si deve alla famiglia Beccatelli di Bologna. Proprietari di diversi feudi, all'inizio del Seicento acquistarono anche i feudi della Milicia. Fra il 1620 e il 1623 Francesco Maria avviò la richiesta

e ottenne la licentia piopulandi, cioè l'autorizzazione dal Re di Spagna Filippo III a fondare la terra di Alta Villa. Il primo impianto urbano fu curato da Mariano Smeriglio, architetto e scultore autore dell'urna di Santa Rosalia e dell'apparato scultoreo dei Quattro Cantui di Palermo, a partire da un preesistente baglio fortificato cui era annesso il mulino della cannamela.

MONUMENTI E LUOGHI D'INTERESSE

Il paese ha una struttura urbanistica lineare, a scacchiera, con una complessiva forma a “clessidra”dell’abitato che si è formata nel tempo sul calco dell'originario progetto dello Smiriglio; all'interno del centro abitato sono pochi i monumenti apprezzabili. Il belvedere e il santuario mariano costituiscono le attrattive principali del paese. Il belvedere è costituito da due piazze contigue poste all'estremità settentrionale dell'altura su cui sorge il centro abitato, proprio di fronte al mare. Il panorama che si ammira va da Capo Zafferano a Cefalù, sino alle isole Eolie. La via principale è stata denominata Via Loreto. Il santuario Mariano Diocesano, che si affaccia sul Belvedere, fondato nel XVII, ospita il Quadro della Madonna, opera di un artista di cultura toscana, attento alle tematiche giottesche e la cui attività è da porre entro la seconda metà del XIV secolo. La pittura, realizzata con la tecnica della tempera all'uovo, raffigura una Madonna incoronata in trono con Gesù Bambino in piedi sulle sue ginocchia, che tiene nella mano sinistra un plico. San Francesco, invece, con la mano destra indica una figura (che inizialmente si credeva fosse un secondo figlio di Maria o un angelo, ma in seguito si scoprì che si tratta del committente), inginocchiata ai suoi piedi in atteggiamento di preghiera. È molto probabile che il quadro sia giunto ad Altavilla attraverso scambi commerciali, contrariamente alla miracolosa provenienza dal mare antistante sostenuta dalla tradizione popolare locale la quale racconta che il quadro sia arrivato grazie ai pirati saraceni che, avendo difficoltà nel navigare verso Capo Zafferano, attribuirono l’impedimemto all’immagine sacra che colpirono diverse volte con le sciabole prima di gettarlo in mare. Resta valida l'ipotesi che lega l'opera al marchese Francesco Maria Beccadelli di Bologna: è infatti plausibile che egli abbia voluto collocare nella cappella annessa al proprio palazzo un'immagine di famiglia in cui erano raffigurati i suoi due santi eponimi, Maria e Francesco. Nella prima metà del XIX secolo la figura della Madonna è stata ricoperta da una rizza d'oro, adorna di grosse pietre preziose incastonate, tra le quali smeraldi, rubini, zaffiri e topazi, dalle dimensioni notevoli che la rese simile alla Madonna di Loreto (tale copertura è stata rimossa anni fa durante l’opera di restauro che operò anche tramite radiografie, tra le quali una portò alla luce che vi era un dipinto al di sotto delle coperture preziose). Il Santuario è arricchito da pregiate tele del Bagnasco, i recenti affreschi del Bonanno e numerose statue. Il Santuario è meta di pellegrinaggio, soprattutto durante la festa patronale dei giorni 6, 7 e 8 settembre. Nel 2000 è stata installata nel santuario una porta monumentale in bronzo di Vincenzo Gennaro. Tra i monumenti da segnalare gli affascinati ruderi della chiesa di Santa Maria di Campogrosso, detta Chiesazza (ossia "grande chiesa" dalla trad. nella lingua siciliana che propone l'apparente dispregiativo come accrescitivo) posti su un'altura affacciata sul mare, della quale si conservano gran parte delle mura perimetrali. Nel 2016, sono state portate alla luce le sepolture (circa 30) e le monete sepolte al di sotto della Chiesazza. Più a valle, non molto distante dalla Chiesazza, si trova il cosiddetto Ponte Saraceno sul torrente San Michele, con il tipico arco a sesto acuto. Tipiche del paesaggio altavillese sono anche le tre torri costiere di guardia spesso impropriamente considerate normanne: le fortificazioni di questo tipo in realtà risalgono a periodi più tardi, aragonese le due della Milicia e del Capo Grosso e probabilmente viceregio Torre Colonna. Le torri rispondevano infatti alle necessità di difesa dagli attacchi dei corsari e pirati maghrebini che sempre più frequentemente saccheggiavano i territori costieri siciliani fra XV e XVII secolo.

ETNIE E MINORANZE STRANIERE

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2016 la popolazione straniera residente era di 171 persone. Le comunità più rappresentate erano:

• Romania: 64

• Marocco: 31 DA WIKIPEDIA