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10° CONGRESSO GENERALE U.S.E.F. PORTO EMPEDOCLE 2/3 APRILE 2004 Relazione del Segretario Generale Salvatore Augello Prima di tutto, permettetemi di salutare tutti i presenti e le autorità presenti, che hanno voluto prendere parte a questo nostro decimo congresso, che cade in un momento di grandi avvenimenti che cercheremo di analizzare, ma che cade anche a poco meno di quattro anni dall’ultimo congresso. In questi quattro anni, parecchie sono le cose che sono successe: - abbiamo cercato invano di stimolare una politica regionale degna di questo nome e rispettosa sia dell’emigrazione che del ruolo delle associazioni regionali, senza tanto successo; - abbiamo cercato di stimolare una maggiore unità tra le associazioni, anche qui con scarso successo, tornerò dopo su questo argomento; - abbiamo cercato di mettere in pratica quanto deciso al convegno di Racalmuto, cercando di dare una maggiore visibilità all’emigrazione siciliana e dai risultati delle recenti elezioni dei COMITES, si evince che, almeno in parte, ci siamo riusciti; - abbiamo cercato di trasformare gradualmente l’Associazione in una associazione di servizi, che fosse punto di riferimento non solo delle comunità siciliane all’estero, ma anche degli Enti Locali in Sicilia, delle forze progressiste, obiettivo ancora da sviluppare, su cui occorre fare una profonda riflessione; - abbiamo mosso, anche se con difficoltà, i primi passi nel composito mondo della formazione, spiegheremo dopo perché e come. - Siamo riusciti a mettere insieme un servizio sanitario in aiuto alle comunità residente in Argentina, in occasione della grave crisi economica e politica che ha colpito quella terra. - Abbiamo realizzato attività di grande respiro culturale, che hanno coinvolto parecchi enti pubblici e privati e che hanno lasciato una traccia indelebile del nostro passato. Non sono cose di poco conto quelle che abbiamo fatto, anche se in mezzo ad un mare di difficoltà di vario genere. Ma voglio guardare dentro queste nostre realizzazioni. LA POLITICA REGIONALE Per quanto attiene la politica regionale, abbiamo diverse volte chiesto ed ottenuto incontri con il Presidente della Regione e con l’Assessore al Lavoro, per capire in quale direzione intendessero andare, per vedere qual’era il tipo di politica che intendessero svolgere. Nessun esito hanno avuto questi incontri sia fatti da soli, sia fatti con le altere associazioni, spesso chiamate da noi nel tentativo di suscitare un movimento unitario che vedesse assieme almeno le più grosse. Si è invece, sempre più, fatto strada l’orientamento di smantellare tutto, di scavalcare le associazioni regionali per cercare contatti diretti con l’emigrazione. E’ quanto è avvenuto in Svizzera, dove l’Assessore ha alimentato il frazionismo della Unione dei Siciliani in Svizzera (USS), all’interno della quale sono confluite una serie di associazioni compresa la CUES che si è sciolta. E’ quello che è avvenuto anche in Argentina, dove è stato messo su un apparato fittizio di federazioni ed una confederazione, affidata ad un uomo che rappresenta il punto di riferimento di parecchie attività della Regione, che in quella realtà ha messo su la farsa della cosiddetta “Casa Sicilia”, che fino ad ora non ha avuto nessun ruolo, tranne quello di dare visibilità ad un personaggio, che pare sia il candidato disegnato dell’UDC alle prossime elezioni politiche. Lo stesso aiuto stabilito in favore dei siciliani residente in Argentina, è giunto a destinazione con oltre un anno e mezzo di ritardo ed anche in questa occasione, siamo stati l’unica associazione che si è attivata e che ha raccolto e istruito il 20% circa delle domande di contributo, offrendo un servizio serio ed organizzato. Tutto il resto è passato attraverso “Casa Sicilia”, dove l’assessorato ha impiantato un ufficio con tre funzionari che hanno lavorato per circa tre mesi e che poi sono tornati parecchie volte e per lunghi periodi, con grande dispendio di fondi. Né fortuna hanno avuto i ripetuti tentativi di riunire la consulta regionale dell’emigrazione, nominata con un decreto di Papania nell’agosto del 2000 e mai insediata. La risposta vera è stata, che quella consulta non risponde alle esigenze ed agli orientamenti dell’attuale governo, per cui non viene tenuta in considerazione, pensando di andare ad un ritiro del decreto e ad una riformulazione della proposta stessa di consulta. Cosa che evidentemente non è possibile senza cambiare la legge, senza cambiare il meccanismo di elezione e di nomina dei consultori. Parecchie volte abbiamo detto che questo comportamento era quanto meno illegale, irresponsabile, nei confronti delle comunità siciliane che aspettano risposte, che questo tipo di condotta allontanava la gente e, come è evidente, aumentava il distacco tra comunitàò e Regione, tra comunità ed associazioni regionali. Su questo terreno, nemmeno i partiti del centro sinistra hanno colto l’occasione per fare un intervento di qualsiasi tipo che sollecitasse il governo e lo chiamasse al rispetto delle leggi. Migliore sorte, non ha certo avuto il disegno di legge di modifica della 55/80 e della 38/84. Ne era stato presentato uno durante il governo Capodicasa, ma non oltrepassò mai la soglia della porta della Commissione Parlamentare competente per il primo esame di merito. Nel corso dell’attuale legislatura, un gruppo di lavoro del quale faceva parte anche il sottoscritto, ha lavorato a lungo alla elaborazione di un disegno di legge che innovasse il contenuto della prima, che aggiornasse l’intervento della Regione, rendendolo più aderente alla realtà, ma il materiale prodotto rimane ancora in un dischetto a disposizione dell’assessore che diverse volte ha detto che lo presenterà, che lo ha presentato ecc.,. ma ancora non è successo niente su questo fronte, come niente è successo e nessun esito ha avuto il disegno di legge parallelo, quasi con gli stessi contenuti, presentato da Capodicasa parecchio tempo fa. Questo atteggiamento, sembra mettere a nudo una situazione di estrema pesantezza, che da un lato denuncia le insufficienze di questo governo in materia di migrazioni e dall’altro la sufficienza non meno grave delle opposizioni, che presentato il disegno di legge si ritengono soddisfatti dell’intervento, come avessero adempiuto ad una incombenza, che non necessariamente deve essere tenuta d’occhio. E’ su questo difficile terreno che ci siamo mossi questi anni, per cercare di garantire maggiore democrazia nell’intervento, maggiore garanzia di rappresentatività alle associazioni sia regionali che operanti all’estero, maggiore incisività ad una legge, che da legge di avanguardia nel 1980 – 84, è passata ad essere il fanalino di coda di tutte le legislazioni regionali. In queste difficili condizioni, abbiamo cercato di introdurre quegli elementi di democratizzazione dell’intervento ma anche di riordino, cercando di introdurre l’albo delle associazioni, per porre ordine in un mondo variegato, dove nel nome dell’unità si continuano a consumare rotture e frazionismi di ogni sorta, dove non esistono possibilità di una mappatura seria che guidi un intervento armonico, coerente e quello che più conta costante e serio.
Su questo terreno ci siamo mossi, per cercare di stimolare una maggiore unità delle associazioni regionali, ma purtroppo senza succo alcuno, per vari motivi : 1°) perché parecchie delle associazioni regionali sono solo delle sigle, che si muovo da destra a sinistra o da sinistra a destra a seconda del vento che spira, potrei anche citare esempi illuminanti; 2°) perché non esiste una politica seria che serva a favorire le associazioni più serie che non vanno al di là di due o tre, in modo da garantire un intervento organico, che coinvolga tutte le comunità all’estero, ma anche tutte la varie espressioni associative che all’estero operano; 3°) è passata da tempo la tendenza al rapporto più o meno personale, nel tentativo di fare l’interesse del proprio “orticello”, senza curarsi del danno che alla fine né deriva. Una situazione difficile, quindi, che pone parecchi interrogativi su cui tornerò più avanti. LA RAPPRESENTATIVITA’ DEI SICILIANI Maggiore successo ha avuto l’incremento della visibilità dei siciliani all’estero, la loro capacità di rappresentatività all’interno delle varie istituzioni. Durante il convegno di Racalmuto di un anno fa circa, avevamo denunciato la scarsa presenza dei siciliani negli organismi democraticamente eletti ed in quelli di rappresentanza dove si fa la politica per gli emigrati. Avevamo anche detto, che la rappresentanza nei COMITERS e nel CGIE era puramente formale. Le ultime vicende elettorali che hanno visto il rinnovo dei COMITES il 26 marzo scorso, hanno evidenziato parecchie cose positive e negative. POSITIVA può essere considerata la percentuale di partecipazione al voto, che va oltre il 34 %, dei 2.260.057 aventi diritto, in aumento rispetto all’ultima volta con punte che vanno dal 43,21 % dell’America Latina al 24, 88 % degli Stati Uniti. Continua a restare fuori il Canada, unica nazione dove i COMITES sono ancora di nomina consolare per la mancanza di un accordo bilaterale che anche lì preveda la elezione diretta concedendo vitalità democratica anche a quelle comunità. Certo, spuntano le difficoltà per altro paventate in precedenza e connesse al voto per corrispondenza, alla redazione delle liste elettorali, alla confusione che si è ingenerata tra anagrafe consolare, elenchi del Ministero Affare Esteri ed elenchi del Ministero degli Interni, che spesso sono difformi l’uno dall’altro. Parecchi elettori, che per altro hanno sempre votato, si sono trovati fuori dalle liste, mentre si evidenziava la presenza nelle stesse di persone morte da tempo. Questo ci deve portare ad organizzare un lavoro da qui al voto politico, che deve andare sia in direzione degli emigrati che debbono controllare la loro posizione all’estero nell’anagrafe consolare, con l’aiuto delle associazioni, sia una verifica con le anagrafi AIRE dei Comuni, che hanno la necessità di essere aggiornate, di superare la tendenza a lasciare fuori da questi elenchi elettori considerandoli residenti in virtù di una maggiore canalizzazione di finanziamenti verso il comune interessato. Tutto ciò ci deve portare ad avere elenchi il più possibile reali fin da ora, senza aspettare la confusione dell’ultimo minuto, che poi non ci porterà a risolvere il problema.
POSITIVA è pure la voglia di unità che viene dall’emigrazione a giudicare dal risultato raggiunto dalle liste unitarie, due esempi per tutti: Liegi dove la lista dell’Ulivo in cui eravamo presenti raggiunge e supera il 70% dei voti, quello di Melbourne, dove siamo su percentuali ancora maggiori, questo per citare solo i due esempi più evidenti. Ma certamente positivi sono anche i risultati raggiunti in tutte le parti del mondo, se si escludono gli Stati Uniti, non certo per la bravura dei circoli tricolore, ma per una nostra inspiegabile reiterata assenza. La dove eravamo presenti, a parte New York che è un caso a sé, abbiamo avuto risultati positivi e rappresentanti. E’ il caso di Los Angeles o quello del New Jersey, dove per la prima volta abbiamo una rappresentante che è Graziella Bidona. In genere, quindi, l’unità paga, come ha pagato anche in Argentina nella circoscrizione di Moron, ma anche a Rosario. Non paga dove la nostra presenza è discontinua e dove carente e precaria è la stessa unità nata appena a ridosso delle elezioni. Il processo unitario è un processo che non può essere tirato fuori quando serve e rimesso nel cassetto quando non serve, ma deve essere sempre ben presente in tutte le azioni politiche e sociali che si fanno su un determinato territorio. Il processo unitario non può essere considerato un accessorio utile e strumentale, ma devfe essere considerata uno strumento politico per fare politica in maniera organica e continuata, magari con organismi unitari di confronto che abbiamo una loro funzione costante. Certo nuocciono all’unità atti di furbizia come quelli perpretrati dall’INCA di Rosario, dove il nostro candidato non viene eletto perché bisognava fare eleggere tre rappresentanti su tre dell’INCA. La furbizia può dare risultati effimeri, ma incrina tutto il rapporto di fiducia costruito con difficoltà e che non sappiamo se sarà possibile ricostruire. Ma, a parte ciò. In genere la presenza dei siciliani è spesso predominante all’interno degli organismo eletti. Quasi sicuramente confermeremo la presidenza del COMITES di La Louviere, dove vi sono quattro dell’USEF su quattro eletti, quella di Lyone dove Angelo Campanella ha avuto una grossa affermazione che lo porta a 2.300 voti circa. Si tratta di capire che ne facciamo di questa affermazione, come riusciamo a gestirla, ad utilizzarla, a coinvolgerla in un disegno politico più generale. Due sono le proposte che da questo congresso, a mio avviso, debbono partire : 1°) promuovere a breve termine una riunione di tutti gli eletti siciliani per mettere con essi a punto un progetto politico di largo respiro, che continua ad avere alla sua base una grande unità di azione; 2°) mettere in piedi un tentativo di processo unitario anche in Sicilia e nel frattempo sollecitare un incontro con la FILEF per capire verso quale direzione sta movendo e se intende ancora e come, occuparsi delle comunità all’estero, rivedendo, ove occorra, il rapporto con le associazioni regionali. Sulla base di tali appuntamenti, si costruirà il nostro futuro intervento in emigrazione, in un momento in cui si sono verificate condizioni certamente favorevoli, che portano ad una aumentata capacità di rappresentanza.
IL NOSTRO LAVORO Abbiamo detto che dal 9° al 10° congresso, abbiamo cercato di imprimere gradualmente una rinnovata funzione e funzionalità dell’USEF, in modo da mettere la stessa struttura in grado di sopravvivere alle leggi regionali sull’emigrazione, in modo da conferire alla stessa sempre più i connotati di un soggetto politico che pur lavorando nel sociale, non rinuncia a giocare un proprio ruolo politico sia in Sicilia che all’estero. Su questo terreno ci siamo mossi, ritengo bene, riuscendo a realizzare cose di spessore culturale e sociale. Mi riferisco ad esempio al lavoro che riusciamo a fare in immigrazione, utilizzando i fondi nazionali della legge per gli stranieri, che prevedono dei finanziamenti per una politica di integrazione. Questo ci ha permesso e ci permetterà almeno per i prossimi dodici mesi di avere la possibilità di mantenere la struttura palermitana, facendo corsi di lingua per adulti e bambini, corsi di doposcuola. Continuando a tenere aperti sportelli di consulenza ed assistenza cui gli immigrati ricorrono sempre con maggiore frequenza. Sulla base dei registri che abbiamo, possiamo dimostrare che parecchie centinaia di immigrati si rivolgono al nostro ufficio, che in questo momento è retto da Jalel, per le esigenze più svariate che vanno dal rinnovo del permesso di soggiorno al ricongiungimento familiare, dall’assistenza legale al rapporto con gli Enti Locali e con le istituzioni in genere. Questo, perché non potevamo restare assenti in un settore di migrazione, che è sempre in continuo aumento con tutte le problematiche che si porta appresso : la casa, il lavoro, la famiglia, la lingua, la scuola e non ultima la religione. Se mai, si tratta di capire se dobbiamo continuare così come abbiamo fatto fino ad ora o se dobbiamo dare vita ad uno strumento qualificato che si occupi solo di queste problematiche. Sempre per restare in tema di immigrazione, abbiamo avuto la possibilità di realizzare per conto dell’Organizzazione Internazionale dei Migranti (OIM), due corsi di 120 ore, l’ultimo dei quali è ancora in corso, rivolto agli immigrati ed alla loro integrazione nel mercato del lavoro. Oggi, ospitiamo nella nostra sede due aule di dopo scuola per ragazzi, un aula di lingua italiana per adulti, un aula per il corso dell’OIM, gli sportelli di assistenza varia di cui ho parlato, cosa questa che ci colloca tra le associazioni più impegnate nel settore. Nel campo dell’emigrazione, in questi tre anni, abbiamo realizzato attività di grande rilievo, che ricorderò brevemente. Prima fra tutte, va certamente ricordata la grande iniziativa che nella quale abbiamo coinvolto non solo l’Assessorato al Lavoro ed Emigrazione, ma anche la Presidenza della Regione e quella dell’Assemblea Regionale, la Provincia Regionale di Siracusa e la comunità montana della stessa provincia, la Provincia Regionale ed il Comune di Enna, le Aziende per il turismo di Enna e Siracusa, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, un nutrito gruppo di editori siciliani, gli Istituto Italiani di Cultura di Los Angeles, Melbourne, Sydney. Articolata l’intera attività, che ha visto delegazioni recarsi a Los Angeles, a Melbourne, a Sydney, a Toronto, ad Hamilton In queste varie realtà, abbiamo avuto modo di esporre prodotti tipici siciliani, pacchetti turistici, di incontrare operatori economici da vasrio genere per propagandare e diffondere il prodotto “Sicilia”.
Ma quello che più è importante, a mio avviso ma anche ad avviso di tutti quelli che hanno lavorato all’iniziativa, è che siamo stati in grado di creare quattro distinti biblioteca di oltre 500 volumi ciascuna, tutti offerti dalle varie entità che ho prima ricordato e che abbiamo allocato presso i tre Istituti Italiani di Cultura che ho citato e presso la “Fondazione Sciascia” di Hamilton. A Melbourne, abbiamo anche potuto realizzare una preziosa mostra di incisioni siciliane del 700, molto apprezzata e dall’Istituto Italiano di Cultura e dal numeroso pubblico che ha avuto modo di visitarla. Una iniziativa enormemente apprezzata, che ha evidenziato come sia possibile realizzare grandi cose se solo si usano tutte le sinergie possibili. Altre attività di meno ampiezza, ma non per questo meno importanti, ci hanno portato in Europa con un’opera di Pirandello, in Argentina dove abbiamo utilizzato un gruppo di giovani diretto da Salvatore Finocchiaro, presente a questo congresso ed oggi vice presidente dell’USEF di Rosario. Piccole attività è stato possibile svolgere in altre località dell’Europa e delle Americhe, attingendo ad un art. 9 che diventa sempre più striminzito, anche se non lo usiamo certo per il mantenimento della sede di Palermo. Tutto questo nel bel mezzo di difficoltà economiche, che risentono del progressivo disimpegno della Regione e dei progressi tagli di bilancio che ogni anno si abbattono sui capitoli dell’emigrazione, che ogni anno continuano non solo ad essere ridotti, ma continuano a restare saldamente in mano alla discrezionalità più assoluta dell’Assessore, che salta a piè pari le fasi di programmazione e di proposta che prima si appartenevano al Direttivo della Consulta, che riusciva ad avere un quadro d’insieme, cercando di commisurare la varie esigenze. Alle attività sopra descritte, vanno aggiunti i vari convegni fatti in questi anni, dove abbiamo dibattuto problematiche diverse, cercando di dire la nostra, di dare un indirizzo che fosse univoco la dove abbiamo rappresentanze. Questo modo di operare, ci ha immesso su una strada di progressivo cambiamento, che se da un canto ci modernizza e ci rende sempre attuali rispetto alle nuove esigenze, dall’altro ci pone di fronte a responsabilità nuove di cui questo congresso deve discutere e che io accennerò più avanti. Tra i nostri campi di impegno, abbiamo cercato di dare continuità ad un rapporto con gli Enti Locali, nel tentativo di ottimizzare l’intervento degli stessi sia nel campo dell’emigrazione che in quello dell’immigrazione. Questo nostro sforzo non ha avuto grande successo, se si pensa che oggi gli unici Enti Locali che sopravvivono sono la Provincia Regionale di Siracusa con la quale stiamo vedendo di rinnovare la convenzione, il comune di Assoro che ci ha inviato la disdetta questi giorni adducendo problemi di bilancio, il comune di Racalmuto, con il quale siamo in fase di stipulare una convenzione che ci affida la realizzazione del Museo del Racalmutesi nel Mondo, che alla fine potrebbe tradursi nel museo dell’emigrazione. Anche qui, si tratta di vedere come procediamo e quali strumenti economici attiviamo, strumenti che potrebbero essere la misura 2.03 il cui bando emanato dall’Assessorato ai Beni Culturali è ancora utilizzabile. Tutto questo il nostro lavoro con gli enti Locali, verso cui dobbiamo certo rivedere il nostro modo di operare e di confrontarci.
L’ARGENTINA Tra i nostri impegni, grande rilievo assume il lavoro che siamo riusciti a fare in Argentina, in mezzo a grandi difficoltà. Subito dopo la grande crisi politica ed economica che colpì il grande paese latino america nel dicembre del 2001, periodo in cui sia il Presidente Lauricella che io ci trovavamo in loco, abbiamo cercato di mettere in piedi un progetto di aiuto, che presentammo attraverso il nostro giornale e che sottoponemmo a tutte le nostre strutture periferiche, agli Enti Locali ad enti privati, chiedendo contributi da canalizzare su un conto appositamente aperto, un progetto ambizioso, che si poneva l’obiettivo di fornire un servizio sanitario in sostituzione di quello pubblico locale che era già saltato. L’obiettivo previsto era quello di arrivare ad una raccolta di € 120.000, per potere fare fronte alle varie necessità. Ad oggi, quel fondo ha raccolto solo poco più di novemila euro, con una scarsa partecipazione di tutte le componenti a cui ci eravamo rivolti. Per quanto attiene agli Enti Locali, hanno contribuito il comune di Serradifalco, il comune di Grammichele, che ha anche organizzato una “partita del cuore” tra vecchie glorie e la squadra dei deputati nazionali, il comune di Bufera, mentre delle strutture periferiche hanno contribuito l’USEF di Saint Nicolas e di La Louviere, i circoli di Saint Chamond e di Firminy, alcuni contributi sono stati raccolti durante l’attività culturale in Europa, poco pochissimo è stato l’apporto di enti privati. Ma tutto ciò si può rilevare nel bilancio delle attività del centro, che si trova a disposizione dei congressisti. Questo ci pone il primo interrogativo politico vero : chi siamo? Cosa siamo ? Siamo un gruppo di associazioni che stanno assieme per affinità politica, per appartenenza allo stesso organismo, legati da uno stesso statuti e da interessi politici identici, o siamo un gruppo di organizzazioni che di tanto in tanto si trovano assieme, fanno un tratto di strada assieme, una iniziativa, una qualche cosa in coincidenza e poi siamo ognuno per conto nostro? Perché se siamo la seconda cosa, è inutile questo congresso, è inutile che stiamo assieme o fingiamo di stare assieme, riteniamoci sciolti da ogni vincolo, quanto lo riterremo opportuno ci mettiamo assieme quanto non lo riteniamo opportuno rompiamo ogni alleanza. Se invece, come io credo, siamo la prima ipotesi di aggregazione, allora dobbiamo guardarci attorno e rivedere alcune cose alcune regole comportamentali dello stare assieme. Tra queste regole c’è certamente la solidarietà nei confronti di chi si trova in difficoltà, che non può essere affrontata con tanta distrazione, con tanta poca attenzione e con tanta poca passione. Perché io sono convinto che non è per mancanza di sensibilità che non raggiungiamo gli obiettivi di solidarietà che ci siamo dati per l’Argentina, ma solo per sottovalutazione, per distrazione, una sottovalutazione che non colpisce solo le strutture periferiche, ma anche la stessa struttura centrale. Abbiamo avuto un buon riscontro nell’Assemblea Regionale Siciliana e nella sua Presidenza e per essa nell’On. Mirello Crisafulli, che si è attivato mettendoci in condizione di mandare oltre 36 mc. di medicinale e di presidi sanitari, che abbiamo assommato a quelli raccolti da alcuni medici amici a Caltanissetta e Catania, dove il Compagno Bonura è riuscito a procurare anche una serie di macchinette utili ed un elettrocardiografo, tutta strumentazione che viene utilizzata nel centro.
Un’altra spedizione di circa dieci mc. è pronta questa volta per interessamento della sesta commissione, assieme ai medicinali, abbiamo avuto in dotazione un apparato per la TAC ed altre macchine che vedremo di spedire quanto prima, visto che abbiamo inoltrato richiesta di contributo per la spedizione all’Assessorato alla Sanità. Questo non minimizza il problema politico di appartenenza, che resta tutto in piedi. Resta in piedi se vogliamo fare un lavoro di squadra, se vogliamo essere un punto di riferimento per tutte le strutture all’estero, un centro dispensatore di servizi che vanno dalla formazione all’assistenza alla piccola e media impresa, dai corsi agli immigrati ad una politica dell’informazione che deve servirci come legante, come trè d’union tra le varie organizzazioni. Un maggiore senso di appartenenza anche da parte di quanti sono chiamati ad operare all’interno delle nostre strutture, dove si deve potere contare su persone che si sentano parte della struttura, che sappiano alternare momenti di volontariato a momenti di lavoro retribuito, prestato all’interno di progetti specifici, che debbono servire a mantenere in vita lo strumento ma anche chi c lavora dentro al di la di quanto possono permettersi di farlo per passione, ai quali in ogni caso abbiamo il dovere di garantire un minimo di rimborso delle spese sostenute. Senso di appartenenza se si pensa al nuovo ruolo che possiamo e dobbiamo giocare nel mondo dopo questa affermazione nella elezione dei COMITES. CHI SIAMO E DOVE SIAMO Senso di appartenenza se si pensa che siamo presenti in varie parti del mondo con diversi rapporti di forza, ma ci siamo. Siamo in Belgio, anche se dobbiamo rivedere alcune nostre vecchie posizioni che non esistono più, mi riferisco a Romsée, a Bruge alla stessa Bruxelles, ma anche a Charleroi ed a Mons, località dove dobbiamo tornare per capire cosa succede, per ricostruire un tessuto organizzativo che in passato ha avuto maggiore consistenza. Siamo in Francia, dove abbiamo la possibilità di allargare la nostra influenza sia a Metz nell’est della Francia, che in altre zone del centro sud. La Germania resta un punto di grande debolezza, poiché non siamo riusciti a costruire niente a Colonia, dopo la morte di Ippolito ed a Stoccarda abbiamo solo punti di riferimento ma nopn non organizzazioni, se si esclude il circolo diretto da Gioacchino Cipolla, che dobbiamo pure verificare. In Australia, siamo notevolmente cresciuti a Sydney, ma non riusciamo a decollare davvero a Melbourne, mentre altre realtà come Perth restano fuori dalla nostra organizzazione, anche per la carenza di mezzi economici che non starò certo a ricordare a nessuno. In USA, siamo presenti sia nel New Jersey che a Los Angeles, ma anche qui, abbiamo bisogno di rivedere il nostro rapporto e la nostra capacità di confrontarci sia con gli altri che fra di noi. In Canada, abbiamo buona posizione a Montreal, mentre stentiamoa Toronto e nella stessa Hamilton, dove dobbiamo tornare per portare avanti il progetto di Racalmuto. In Cile siamo presenti in mezzo ad una serie di contraddizioni che dobbiamo cercare di risolvere, in Argentina siamo presenti e ben rappresentati in diverse località : Buenos Aires, Rosario, Marco Juarez, Bahia Blanca, Mendosa. In Venezuela, altro nazione che avrebbe bisogno di una nostra maggiore attenzione, siamo presenti a Valencia ed a Caracas, ma la crisi politica ed economica che attanaglia per ora quella nazione, ci dovrebbero portare a fare un intervento tipo Argentina se ne avessimo la forza e la capacità.
Non riusciamo ancora ad andare in Brasile, sempre per gli stessi motivi di carattere economico, che non ci consigliano un ulteriore allargamento, tranne che non vogliamo seguire la politica del punto di riferimento e del proconsole, che non ci risolve certo alcun problema. Forse sarebbe meglio cercare di incanalarci sulla strada della reciprocità, vedere che tipo di rapporto sviluppare con la FILEF se è ancora possibile svilupparne uno o con altre associazioni omologhe. Questa nostra presenza, ci pone di fronte al problema di rivedere la nostra organizzazione, di capire se un gruppo dirigente così strutturato è sufficiente oppure bisogna intervenire su di esso, per capire se dobbiamo tornare ai coordinatori d’area, per potere sopperire anche ad una carenza di guida politica che ci porta ad avere in alcune realtà una associazione altamente politicizzata ed in altre molto meno. Questa nostra presenza così diffusa e organizzata, ci pone anche degli interrogativi politici a nostra volta di appartenenza, d’area, che ci deve portare a fare un discorso con i partiti del centro sinistra, a potenziare il nostro rapporto con la politica, ad essere di stimolo e di riferimento per una politica dell’emigrazione degna di questo nome. Per tale motivo, io penso che a breve, dobbiamo essere in grado di fornire ai rappresentanti dei partiti di centro sinistra un rapporto sull’emigrazione, una specie di libro bianco che si conclusa con delle proposte precise. Abbiamo accennato prima ad una iniziativa per riunire tutti gli eletti siciliani nei COMITES, qui formuliamo un’altra proposta che ci deve portare alla riunione di tutti gli eletti di origine siciliana nei parlamenti del mondo, ma anche nelle amministrazione comunali, facendo tesoro di una esperienza che abbiamo iniziato in Australia e che recentemente abbiamo riportato a Siracusa incontrando alcuni sindaci di origine siciliana. Si tratta in questo modo, di mettere a frutto quella che da tempo definiamo 2l’Emigrazione risorsa”. Restando in tema, io credo che una organizzazione come la nostra, non può e non deve restare fuori dal contesto politico quando si parla di elezioni europee o di voto all’estero. Dai risultati delle elezioni dei COMITES, ci viene una lezione che abbiamo il dovere di cogliere : dove riteniamo di non dovere lavorare perché riteniamo di non essere presenti o di non essere rappresentati, perdiamo e lasciamo agli altri tutto lo spazio, dove ci sappiamo organizzare, raccogliamo gli immancabili frutti. Da questa semplice considerazione dobbiamo capire che occorre sollecitare una maggiore incisività della nostra organizzazione anche nei confronti di tanti che girano il mondo nel nome di entità che rappresentano ricordi o arrogandosi un diritto di rappresentanza che nei fatti non esiste o non ha più motivo di esistere. Nessuno ha detto che il vangelo si trova a Roma depositato presso questa o quella entità,ma è certo che una maggiore sinergia un maggiore coordinamento da parte di associazioni come la FILEF a cui continuiamo a riferirci sarebbe la ben venuta, in mancanza di questo, credo che il rapporto stesso vada rivisto.
QUALE STRUTTURA ORGANIZZATIVA Ciò detto, credo che dobbiamo cominciare a vedere che tipo di struttura, che tipo di organizzazione abbiamo di bisogno sia per essere aderenti alle leggi sul volontariato e sulle ONLUS, sia per essere in grado di cogliere le novità cui andiamo incontro, le nuove realtà che vogliamo costruire, realtà come il progetto che stiamo portando avanti finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, quello che ci accingiamo a fare con il Ministero del Lavoro e di cui è uscito in questi giorni il bando, sia quelli che vorremmo fare attingendo al Fondo Sociale Europeo. Se riteniamo che così come siamo va bene, allora andiamo ad un semplice rinnovo degli organismi e procediamo così come abbiamo cercato di fare, ma se riteniamo che dobbiamo modificare qualche cosa, come io credo, allora dobbiamo vedere cosa, in che direzione vogliamo andare, che cosa ci serve. Credo si ponga la necessità di rivedere la figura del socio sia esso individuale che collettivo ed intanto credo che sia il caso di affrontare il discorso del tesseramento e del registro dei soci, così come voluto dalla legge. Questo aspetto del problema, potrebbe ritenere necessaria una modifica statutaria, che è possibile effettuare solo con una decisione del Consiglio Generale convocato in riunione straordinaria. Per potere affrontare la problematica con sufficiente cognizione di causa, credo sia il caso che la prossima direzione si consulti con un notaio o con un consulente per capire quali èpassi conviene o è necessario fare. Altra modifica che potrebbe risultare necessaria, è quella relativa all’oggetto sociale. Il fatto di essere una associazione di volontariato ed una ONLUS, ci pone di fronte a degli obblighi di legge che ci limitano anche nelle attività che facciamo. Ritengo sia il caso ripigliare il discorso del CRIS per quanto attiene alle attività che facciamo in favore degli immigrati, mentre dovremmo esaminare la possibilità di una struttura di servizi per quanto attiene quello che vogliamo fare in direzione della piccola e media impresa, ma anche in direzione dei servizi relativi al patrimonio ecc. Una struttura di servizi, che potrebbe consentirci anche di fare patronato anche in collaborazione con altri patronati, specialmente per dare servizi all’estero. Una struttura nella quale l’USEF deve conservare i, diritto di nomina del Presidente e della maggioranza del consiglio di amministrazione se in essa confluiscono altre entità anche private. Dovrebbero essere questi gli argomenti da affrontare a breve prima in Direzione e poi in Consiglio Generale. Nei nuovi organismi, credo bisogna fare spazio a figure che abbiamo attinenza con il lavoro che vogliamo fare, a partire dalla formazione fino ad arrivare ad un lavoro di coordinamento all’estero. All’estero, io rivedrei la possibilità, là dove esistono le condizioni, di tornare ai coordinatori d’area a cui attribuire compiti specifici, mentre alla struttura centrale, resta il compito di coordinare ma anche quello di fare politica, di intrecciare rapporti, di allargare la sfera di attività aprendo a nuove realtà. Abbiamo parlato del rapporto con gli Enti Locali, nei confronti dei quali vogliamo costituirci come interlocutori. Per fare questo, dobbiamo pensare ad un settore di lavoro specifico, oltre che all’impegno di tutto il gruppo dirigente.
Dobbiamo mettere a punto una serie di servizi che debbono risultare utili ed appetibili agli enti locali stessi, che debbono sentire l’utilità di affidarsi a noi. Per far questo, non possiamo certo rifarci solo a quanto previsto dalla legge regionale, che per altro non tiene più in considerazione nemmeno i comitati comunali, visto che li ha svuotati di ogni funzione. Dobbiamo potere contare su altre fonti di risorse che possono permettere un intervento sia nel campo della emigrazione che in quello della immigrazione, così come dobbiamo potere disporre di un gruppo di lavoro che si occupi specificamente della tematica, ricercando anche i mezzi adeguati, mettendo a punto piani e servizi da proporre e da fornire agli Enti Locali. Mettere a punto progetti di scambio, di gemellaggio, di turismo di ritorno, intimamente legati al territorio, utilizzando strumenti legislativi che esistono e che sono diversi e variegati. A questo punto mi viene da pensare a quanti all’estero ci richiedono di potere mettere in piedi progetti di ospitalità in famiglia rivolti ai giovani, così come da alcuni enti locali ci è venuta la disponibilità a gestire programmi di questa natura. E’ forse utopistico pensare ad una sorta di progetto generale, che metta in comunicazione tutte le nostre strutture e che attraverso esse avvii un lavoro di raccolta di disponibilità presso le famiglie disponibili a questo tipo di esperimenti, a questo tipo di scambi in famiglia, in modo da mettere in comune questa nostra sicilianità mettendola anche a confronto tra le singole peculiarità di cui essa si è ammantata nelle varie realtà geografiche in cui nasce e si alimenta? Credo proprio di no, visto che essa darebbe risposte a tante realtà organizzate ma anche a tanti Enti Locali che ci chiedono la possibilità di effettuare questo tipo di scambi, che potrebbero anche mettere a disposizione strutture esistenti e mezzi. Già in passato, abbiamo fatto parecchi passi avanti, trasformando gradualmente l’USEF, portandola a cimentarsi in campi sempre nuovi, avviandola sulla strada di una associazione fornitrice di servizi culturali, sociali, economici, organizzativi ecc. Si tratta di fare un ulteriore passo avanti, si tratta di affinare i nostri strumenti in modo da potere divulgare anche le cose che facciamo, in modo da diventare un centro continuo ed adeguato di formazione e di informazione. A questo scopo vanno potenziati gli stessi strumenti di cui disponiamo, mi riferisco al giornale “EMIGRAZIONE SICILIANA”, che deve riuscire a fornire materiale di informazione sempre più puntuale ed adeguato, mi riferisco al sito internet che già da tempo funziona. Esso è programmato in maniera tale da potere fungere da archivio per il nostro giornale, da mezzo di diffusione on line dello stesso, ma anche di contenitore rivolto ed offerto alle nostre strutture periferiche che si sapranno attrezzare per utilizzarlo. Il sito, infatti, è strutturato in maniera tale da consentire la nascita e la gestione di siti di secondo livello da mettere a disposizione di quelle strutture che vorranno averne uno, riempiendolo del proprio materiale. All’interno del sito, poi, si trova un link detto FORUM, che può permettere alle varie strutture di dialogare tra di loro e con la sede centrale. Strumenti all’avanguardia, che possono aiutarci a fare quel passo avanti nella qualità di cui ritengo abbiamo bisogno. Assieme a ciò e mi avvio alla conclusione, dobbiamo mettere a punto una politica di alleanze che ci deve permettere di utilizzare sinergie utili ad un processo unitario da un canto e ad una maggiore presenza sul territorio dall’altro canto.
Non siamo nuovi a questo tipo di attività, tanto che attualmente siamo in un progetto finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, come ho già avuto modo di dire, in Associazione temporanea di scopo (ATS) con altre due organizzazioni siciliane. Abbiamo un accordo di collaborazione con l’Istituto Magistrale “Regina Margherita” di Palermo, che periodicamente ci manda i propri alunni per stagies di tipo sociale o per impartire loro lezioni sull’emigrazione e sull’immigrazione, in modo da ricordare quello che fu e continua ad essere il dramma delle popolazioni più povere, trasferendo agli alunni elementi di conoscenza su un capitolo di storia che rischia altrimenti di cadere nel silenzio e nel dimenticatoio. Un recente protocollo d’intesa abbiamo siglato anche con il 1° Circolo Didattico di San Cataldo, che si aggiunge ad un accordo di partinariato in corso con una associazione di Bruxelles e l’Università di Torino. Un protocollo d’intesa ci viene richiesto da alcune entità di Milano e di Torino, mentre abbiamo in corso un progetto Socrates richiesto a Bruxelles e su cui attendiamo risposte. Una politica di alleanze quindi, che ci consenta di approfondire e perfezionare quanto fino ad ora siamo riusciti a fare, che ci consenta di mettere a frutto la nostra potenzialità e la nostra professionalità. Una politica di alleanze che ci deve consentire in Sicilia di guidare un processo di unità almeno tra le associazioni maggiori ed i patronati che dobbiamo cercare di guadagnare alla politica dell’emigrazione. Ina politica che ci consenta di mantenerci nel contesto nazionale esaminando la possibilità di entrare per conto nostro senza rilasciare deleghe sia nella CNE che nella FIEI. E’ troppo ? Forse, ma pensiamo che l’USEF che in tutti questi anni è cresciuta, abbia le carte in regola per guardare avanti con fiducia e per continuare a crescere offrendo servizi sempre più qualificati, per continuare ad essere punto di riferimento e guida politica ed organizzativa in un movimento dove a pieno titolo ci siamo conquistato ilo nostro spazio d’azione.
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