DUE DOMANDE SULLA NUOVA EMIGRAZIONE AL PORTAVOCE DEL FAIM RINO GIULIANI Stampa
Scritto da redazione   
Lunedì 13 Novembre 2017 21:26

D. Ieri a Palazzo Giustinani , nella Sala Zuccari si è svolto il Convegno del Faim  sull’importante tema della  nuova emigrazione italiana.. Quale è la sua valutazione sull’evento che rappresenta  la prima uscita pubblica  dopo il congresso costituivo?

R. Al   Convegno “Emigrare  tempo di crisi- necessità e opportunità: più diritti , più tutele” avevamo affidato il compito di illustrare  gli esiti di un approfondimento sulla condizione migratoria, fatto sul campo ,in diversi paesi dove più intensa è l’ emigrazione di italiani.  

I dati di realtà forniti, anche direttamente dai protagonisti, hanno costituito con le schede-paese, la base delle indicazioni  programmatiche della relazione introduttiva  e di quelli del Comitato scientifico del FAIM.

Larga è stata la  partecipazione  di pubblico e numerosi gli intervenuti nel dibattito

Ci conforta aver riscontrato consenso e convergenze con la nostra analisi e le nostre indicazioni su come intervenire sulle evidenti criticità di un flusso migratorio  che avviene da anni senza che ad oggi si siano approntati strumenti di accompagnamento-.

Ci è sembrato importante  il  riscontro dato e i punti di convergenza  dagli interventi  del Direttore Generale del ministero del lavoro Tatiana Esposito e del Maeci  Luigi Maria Vignali-.

Il metodo innanzitutto, quello di decidere perseguendo  il confronto con tutti i protagonisti interessati attraverso tavoli di discussione presso i quali le diverse letture della nostra recente  migrazione possano entrare in modo concreto  nelle valutazioni che conducono alle scelte pubbliche.

E’ un percorso, quello proposto, che pensiamo vada  pienamente condiviso.

 Vogliamo poter vedere, a tempi brevi, decisioni coerenti.

C’è  tuttavia bisogno di una sussidiarietà istituzionale ,oggi del tutto inadeguata,  fra Stato Centrale e  Stato delle autonomie locali senza la quale  poi  non si è nelle condizioni di vedere attivati e  funzionanti gli strumenti di accompagnamento,  assolutamente necessari alla  nuova emigrazione  lasciata oggi al “fai da te”

Il ruolo della sussidiarietà orizzontale ci sarà come c’è stata  nel passato, in epoche e con modalità diverse,    sperabilment non in termini  meramente sostitutivi.

D.  Come FAIM all’indomani del vostro ultimo dibattito sula nuova emigrazione come pensate di dare le risposte che molti si attendono ?

R. Come FAIM non arriviamo ora sulle questioni ma dalla constatazione del fenomeno alla  ricognizione delle criticità e ai i possibili modi di intervento  è da prima e nello stesso congresso fondativo del FAIM  che abbiamo preso i nostri  impegni su cui stiamo lavorando e che vincolano tutte le strutture aderenti.

Abbiamo sempre pensato a una rete di assistenza che già in Italia  sin dalla partenza accompagni le persone (con informazione , formazione, orientamento)e che poi nei paesi d’arrivo dei nostri migranti sviluppi anche quelle forme articolate e diversificate di sostegno fondamentali laddove, la precarietà spesso rinvenibile nella normazione del lavoro,si affianca a condizione di sfruttamento del lavoro e di contrazione delle tutele  e dei diritti, a partire dal welfare reso sempre più incerto.

La rete associativa del Faim e più in generale l’associazionismo, in specie quello di promozione sociale è il naturale protagonista di una rete informale che si dovrebbe intrecciare  in modo fecondo sinergicamente con la rete dei patronati del CEPA.  Come nel passato così oggi per una tutela che per poter duevolmente essere efficace, deve essere al contempo individuale ma anche collettiva

Questa rete deve connettersi  con un sistema consolare che funzioni, da potenziare su territori spesso abbandonati o sguarniti-

Seguo molto il mondo della cosiddetta “generazione erasmus”,  che ha trovato stabilizzazione all’estero. Ne seguo su chat il dibattito su come essere utili al loro paese , come poter tornare per restituire in parte alla propria comunità nazionale quanto hanno ricevuto .

A questi e all’altra emigrazione , quella “proletaria”,  di persone cioè,  anche laureate e diplomate, che vengono utilizzate all’estero in attività a basso contenuto professionale  e che forti della esperienza acquisita  vogliano ritrovare in una Italia che investa sul lavoro la loro dimensione  esistenziale,, a tutti questi soggetti di una possibile “mobilità circolare “ servono strumenti di accompagnamento.

In termini  più generali sul rapporto fra l’Italia  e gli italiani che sono fuori dalla madrepatria  dopo un lungo silenzio, siamo stati i  primi a richiedere , anni or sono, lo svolgimento  di una Conferenza mondiale che oggi molti avanzano e che, molto positivamente abbiamo appreso essere un importante punto all’ordine del giorno del prossimo CGIE

Su tutto questo fronte di avanzamento di una ripresa di consapevolezza della centralità del mondo della nostra emigrazione siamo  come FAIM in prima fila , con un impegno  fatto di  proposte concrete e di costane presenza fra  gli italiani all’estero.

(santi news)