Unione Siciliana Emigranti e Famiglie

Unione Siciliana Emigranti e Famiglie

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
DALLA SICILIA A "ROMA LADRONA": DEPUTATI IN GALERA INCASSANO SOLDI PER VIAGGI, RIMBORSI ELETTORALI INVESTITI IN TANZANIA O TRAFUGATI. BENGODI C'È ANCORA PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Sabato 04 Febbraio 2012 09:19

Il deputato regionale Gaspare Vitrano, sottoposto ad una misura di custodia, attualmente agli arresti domiciliari, non può partecipare alle sedute del Parlamento regionale perché non gli è consentito di allontanarsi dalla sua abitazione a Misilmeri senza l’autorizzazione del magistrato. Impossibile, dunque, che usi l’autovettura e spenda soldi per viaggiare.

Eppure riceve diecimila euro nette al mese dall’Assemblea regionale, una somma che contiene il rimborso delle spese di “mobilità”, così come altri bonus, come il rimborso delle spese telefoniche ed ogni altro benefit assegnato ad i suoi colleghi. Sono attualmente in carcere altri due deputati regionali, sottoposti a custodia cautelare, entrambi messinesi. Sono stati sostituiti in Parlamento da deputati supplenti e potranno tornare a sedere a Sala D’Ercole quando l’iter dell’indagine sarà concluso e torneranno liberi in attesa di processo. I due deputati in carcere percepiscono il 50 per cento dell’indennità e dei bonus previsti dalle norme in vigore, mentre i supplenti hanno diritto, com’è logico, all’intero ammontare dell’emolumento, circa dodicimila euro nette. Quando un parlamentare regionale in Sicilia finisce in manette a rimettersi è l’Assemblea regionale, che paga uno stipendio e mezzo. La presenza del deputato, sottoposto “ai domiciliari”, nelle sedute dell’Assemblea deve essere autorizzata dal pm, in linea puramente teorica il consenso o il dissenso su un provvedimento legislativo può dipendere dalla decisione del magistrato, la cui valutazione non è affatto legata all’attività parlamentare sebbene a motivi di carattere processuale, di sicurezza, opportunità eccetera. L’Assemblea, quindi, ha solo un dovere: pagare, anzi strapagare perché i guai giudiziari dei suoi membri finiscono con l’intaccare le casse del parlamento e attraverso questo, quelle dei contribuenti siciliani, che sborsano 35 euro a testa per mantenere in vita la “terza Camera” della Repubblica. Le norme sono fatte da coloro che ne debbono usufruire e non da un organismo “terzo”, sicché la loro elaborazione, stesura, definizione, esame ed approvazione risente dell’interesse, primario, dei dei destinatari. È il privilegio supremo che viene assegnato alle assemblee legislative in Italia, dove vige l’autodichia, l’autonomia amministrativa. Ciò che avviene a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea siciliana, avviene a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. Intervistato da una cronista de La7, per il nuovo formato, “Gli intoccabili”, il Presidente dell’Ars, Francesco Cascio, ha ammesso che le regole vigenti, quelle sui rimborsi in particolare, sono fatte per incrementare la busta paga del deputato regionale. Ha detto un’ovvietà, ma il fatto che l’abbia riferita, deve essergli riconosciuta come un merito. Generalmente si difende l’indifendibile, come se dall’altra parte ci fossero solo i gonzi. I costi della politica, in Italia, raggiungono cifre stellari per la folla di apparati disseminati un poco ovunque, dagli enti locali alle istituzioni centrali, ma le risorse più importanti lievitano a causa della generosità con la quale si distribuiscono i rimborsi. Questa voce di bilancio spalma una montagna di quattrini a consiglieri, deputati regionali e nazionali, senatori, assessori, ministri, presidenti, ma soprattutto ai partiti e a (finti) giornali di partito. I rimborsi, infatti, sono sempre e ovunque forfettari, costituiscono uno strumento “sicuro” per fare cassa. Qualunque somma venga spesa per viaggiare, telefonare, stampare manifesti o altro, i soldi che arrivano in tasca sono quelli che la legge prevede, sicché capita che anche in carcere si riceva il bonus per la mobilità, o si stampi un giornale, usando espedienti per distribuirlo, per incassare i contributi. O si partecipi ad una campagna elettorale giusto per ottenere il rimborso elettorale calcolato sul numero di voti ed elettori e non sugli effettivi esborsi. Nelle assemblee legislative, i contributi ai gruppi parlamentari – cioè ai partiti – arrivano con generosità grazie a questo sistema di dazione molto vantaggiosa. Di recente il Gruppo parlamentare alla Camera, formato da Gianfranco Miccichè, ha potuto ottenere i finanziamenti previsti grazie all’adozione del nome di un partito che aveva ottenuto appena 900 voti alle ultime politiche. Miccichè non ha inventato l’espediente, l’ha semplicemente adottato. Allo stesso modo, Cascio, il Presidente dell’Ars, non assegna i soldi della mobilità ad un deputato sottoposto ai domicilia. È il sistema inquinato da una consuetudine ai privilegi ed allo spreco. Se il deputato dell’ex Margherita, Lusi, ha potuto sottrarre al suo ex partito ben tredici milioni di euro, distraendo le risorse che non gli appartenevano, e il segretario amministrativo della Lega Nord ha deciso di investire i rimborsi elettorali ottenuti da Roma “ladrona”, non è dovuto al destino cinico e baro, ma dalla canagliata originaria, l’assegnazione di finti rimborsi. Si tratta di finanziamento occulto a partiti e loro rappresentanti. La riduzione di sprechi e privilegi, tanto decantata, finora non si è vista. È rimasto tutto in piedi, hanno finora dato un colpo di spazzola in giro, l’hanno chiamato “sacrificio” e per poco non piangevano miseria. Qualche giorno fa i presidenti di Camera e Senato hanno annunciato, orgogliosissimi, di avere tagliato lo stipendio di deputati e senatori, che però non perderanno un solo euro in busta paga, al netto. È faccia tosta, certo, ma con una componente, essenziale, di idiozia comunicazionale. (fonte: www.siciliainformazioni.it)