SICILIA: CROCETTA APRE AL PARTITO DI ALFANO Nel laboratorio siculo un nuovo colpo di scena: Rosario Crocetta apre al nuovo partito guidato nell'isola da Alfano, Schifani e Castiglione. Sia chiaro, aggiunge, il presidente della Regione nessuna new entry nell'esecutivo, si tratta della strutturazione di un dialogo politico leale e costruttivo.

Crocetta chiede anche un dialogo istituzionale con Alfano, con il quale un confronto leale è in corso da tempo. Data l'importanza che la Sicilia riveste a livello nazionale, in tutte le elezioni politiche degli ultimi lustri è sempre stata determinante, sia con il mattarellum che con il porcellum, vediamo quali sono i nuovi equilibri. La terra del 61 a zero ha rappresentato un granaio di voti per i berlusconiani, sia per le vittorie nette che per le rimonte riuscite o sfiorate. Ma la roccaforte è caduta dopo la storica vittoria del centrosinistra guidato da Crocetta e le molteplici vittorie alle amministrative. Ha resistito a livello di elezioni politiche, ma con margini molto ridotti fra i due poli, un tempo impensabili. Vi è un mito da sfatare, Berlusconi non vinceva da solo in Sicilia, ma perché riusciva ad aggregare la maggioranza del blocco politico e sociale rappresentato dall'area democristiana. Non è un caso che qui i partiti centristi hanno sempre avuto ed hanno il loro zoccolo duro. Il distacco dell'Udc (decuffarizzato) dal centrodestra ed il progressivo sfaldamento del Pdl hanno cambiato il quadro, la scissione iniziata il due ottobre lo ha rivoluzionato. Adesso potrebbe accadere di vedere anche alle elezioni un Berlusconi in minoranza. Perché in Sicilia non è importante solo il numero maggioritario di parlamentari che è andato via dal Pdl, ma valutare il peso di interi quadri di partito che nei territori stanno seguendo in massa Alfano. I soggetti politici provenienti dai quadri della Dc, son quasi tutti con Alfano-Schifani e Castiglione-Firrarello. Come l'Unità ha anticipato quando il clamore della rottura era lontano, all'origine della spaccatura del Pdl non vi sono solo i parlamentari più visibili a livello nazionale, ma forze radicate nel territorio soprattutto nel Sud. La «corrente del pistacchio» (Castiglione-Firrarello-Torrisi) solo in provincia di Catania, nei diversi partiti in cui è stata (un partito nel partito) ha sempre preso circa oltre 100 mila voti. La gente che li vota, non dice «voto per Berlusconi», ma «sono con Castiglione e Torrisi». La corrente del deputato nazionale e sottosegretario Giuseppe Castiglione, in alleanza con Alfano, conquistata la segreteria regionale mise politicamente all'angolo Gianfranco Miccichè, che lasciò il Pdl per fondare un nuovo movimento. Le origini dei dissidi e delle lotte intestine risalgono lontano nel tempo, e non sono solo il frutto di scontri di vertice a livello centrale ma di autentiche dicotomie nelle realtà locali. Berlusconi ha probabilmente trascurato e sottovaluto le divisioni nei territori, convinto del carisma unificante della sua leadership. Adesso tutti i nodi vengono al pettine, mostrando la realtà di una forza politica per nulla coesa e compatta come la potente ed incisiva propaganda berlusconiana ha fatto credere per anni. Nel futuro del partito di Alfano la Sicilia è fondamentale, è qui che ancora una volta tutti coloro che si ispirano a progetti centristi faranno le loro sperimentazioni. Crocetta con abilità diplomatica aprendo il dialogo con gli alfaniani acutizza le divisioni nel centrodestra. La presenza al governo di Crocetta è un freno alla voglia di rivincita di Berlusconi, che difficilmente può ripartire dalla Sicilia per una nuova rimonta, a maggior ragione adesso con un partito azzoppato. Ed infatti i tentativi della destra (ex An) e dei berlusconiani di mettere in difficoltà Crocetta accodandosi alla mozione di sfiducia dei 5 Stelle si sono rivelati un boomerang. Il centrosinistra si è ricompattato su Crocetta, che sta lavorando nel rafforzare il dialogo interno al Pd, mantenendosi al di sopra delle parti nella sfida congressuale. La Sicilia ha dato un nuovo dispiacere al cavaliere di Arcore.(fonte: l’unità – Salvo Fallica)

SICILIA, NUOVO CENTRODESTRA ALL’ARS: SCHIFANI “CONFRONTO TRASPARENTE COL GOVERNO”

”E’ un tema politico che affronteremo col ministro Alfano. Non vi e’ dubbio che non abbiamo vinto le elezioni e quindi staremo all’opposizione. Tutte le volte in cui occorrera’ confrontarsi col governo nell’interesse dei siciliani non ci tireremo indietro per grandi riforme che possano interessare il rilancio economico della nostra terra, ma niente forme di collaborazionismo nascosto o subdolo. Faremo tutto alla luce del sole”. Lo ha detto il senatore Renato Schifani, rispondendo ad una domanda sulla collocazione del Ncd nel parlamento siciliano, prima di un incontro in un albergo cittadino a Palermo per presentare il nuovo centrodestra. ”Il presidente Berlusconi sta vivendo un momento terribile per la vicenda che lo tocca. Gli siamo vicini e lo dimostreremo mercoledi’ quando faremo la nostra battaglia in aula come se non ci fossimo divisi. Sulla decadenza si stanno consumando e si sono consumati degli strappi procedurali che denunceremo in aula e faremo in modo che il Pd possa riflettere su alcune valutazioni adottate. Il voto palese secondo me e’ stato adottato violando le procedure perche’ il regolamento era chiaro e si e’ cambiato solo con una interpretazione. Vi sono riflessioni da sottoporre alla corte costituzionale non accolte dalla giunta le riproporremo in aula. Speriamo di ottenere una politica dell’ascolto da parte di alcuni parlamentari della Sinistra”, ha aggiunto Schifani. ‘Questa espressione conferma la bonta’ della nostra scelta. Se la risposta e’ darci dei terroristi cio’ qualifica da se’ la nostra scelta. La bonta’ della nostra decisione di non aver aderito a Forza Italia e’ confermata dai toni e dalle espressioni pesanti quasi pericolose adottate. Espressioni che possono incitare alla violenza e mi auguro che non si ripetano.”. Così Schifani ha commentato le dichiarazioni di Daniela Santanche’ secondo cui ”Alfano e il suo Nuovo Centro Destra sono come quelle cellule di terroristi che col sorriso sulle labbra e vigliaccamente sparavano alle spalle dei loro obiettivi, con la complicità morale dei salotti della sinistra”.(fonte: canicattiweb.com)

MANOVRA, GOVERNO PORRÀ LA FIDUCIA "NECESSARIA VERIFICA POLITICA"

Roma - Adnkronos) - "Sulla legge di stabilità porremo la questione di fiducia. Rispetteremo totalmente il lavoro del Parlamento ponendola sul testo che la commissione Bilancio sta ultimando. La fiducia è però necessaria non soltanto per garantire i tempi di approvazione ma anche per verificare politicamente, con chiarezza e senza ambiguità, nel luogo proprio e sull'atto piu importante, il rapporto fiduciario tra governo e maggioranza parlamentare". Lo dichiara, in un comunicato, il ministro per i Rapporti con il Parlamento e per il coordinamento dell'attività di governo, Dario Franceschini. Sono attesi intanto gli emendamenti sulla casa e sulle spiagge alla legge di stabilità. Visti i ritardi nell'esame di proposte di modifica chiave del ddl, è slittato il voto dell'Aula, previsto per oggi alle 15. La conferenza dei capigruppo del Senato ha deciso intanto che si riunirà nuovamente domani mattina, alle 9, per fissare il calendario dei lavori relativo alla manovra. La Lega contesta la decisione del voto di fiducia: "Franceschini smentisce Alfano sulla fiducia. Solo l'altro giorno quando noi avevamo già dato per certo che il governo l'avrebbe imposta al Senato, il ministro dell'Interno aveva escluso quella possibilità. Ennesimo scandalo dell'esecutivo Letta che evidentemente sta prendendo coscienza di non avere una maggioranza e allora prova a forzare la mano, un modo per difendere la poltrona a oltranza". Lo dichiarano Massimo Bitonci, capogruppo dei senatori leghisti e Silvana Comaroli, capogruppo in commissione Bilancio a palazzo Madama. "Ecco -aggiungono- da dove nasce quest'ennesima richiesta di fiducia data ormai per certa da Franceschini su un testo, per altro, che ancora non c'è e chissa quando ci sarà, visto che in commissione spesso e volentieri questa pseudo maggioranza non sa nemmeno che posizione prendere come dimostra il fatto che è già stata battuta più di una volta". "L'unica cosa sulla quale sembrano d'accordo -conclude- è la divisione delle marchette, per altro tutte al Sud. Una miriade di microinterventi che se fossero aboliti potrebbero formare un fondo consistente da utilizzare in maniera concreta per le tante famiglie in difficoltà". Contrario anche il M5S. Il Presidente della Repubblica intervenga con un messaggio tv a reti unificate: dica qual è la direzione di marcia, se c'è, oppure annunci pubblicamente quello che i sottosegretari in commissione Bilancio ammettono a mezza bocca: che non ci sono risorse, che il governo sta impegnando il futuro nostro e dei nostri figli e che l'anno prossimo, con il Fiscal compact sarà anche peggio". Barbara Lezzi, senatrice M5S impegnata in quinta commissione a palazzo Madama sulla legge di stabilità, sul quale il governo ha preannunciato la fiducia. "Siamo contrari a questa legge di stabilità, lo siamo ancor di più con la fiducia", si appella al Capo dello Stato. Con le colleghe Elisa Bulgarelli, Giovanna Mangili e Ornella Bertorotta, la senatrice ha spiegato che mentre gli emendamenti M5S su scuola pubblica, sostegno alle imprese piccole e medie, misure fiscali per venire incontro alle famiglie alle prese con la crisi finiscono respinti o imbrigliati in ordini del giorno lasciati alla buona volontà dell'esecutivo, "passano le misure volute dalle lobby, gli sconti per le banche, gli 'emendamentini' sulle quote Eni fatti passare per dismissioni...".