I QUINDICI SENATORI DEL M5S SULL’ORLO DELLA SCISSIONE Ecco chi sono. Usciranno da epurati con Gambaro o no? Il Pd manda egnali. E Sonia Alfano tesse la tela. Adele Gambaro a un passo dall’espulsione è questione che ormai va oltre lei e il Movimento cinque stelle. Proviamo allora a fotografarla, incrociando ogni elemento possibile. Compreso il contesto.

Ieri Pier Luigi Bersani, rispondendo in un’intervista al Corriere a una domanda sullo «smottamento in corso tra i grillini», ha detto: «Io sostengo Letta, persona intelligente, capace, leale. Ma Berlusconi non pensi di avere in mano le chiavi del futuro. Ci pensi bene. Stavolta staccare la spina al governo non comporta automaticamente andare a votare». E in mattinata l’ex candidato del Pd alla Regione Lombardia, Umberto Ambrosoli, ha twittato, in modo persino più inconsueto per un impolitico: «La mossa di Bersani (predisposizione maggioranza Csx + parte M5s) è buona risposta a chi dice “O Gov approva xyz o stacchiamo la spina”». Come se quella di Bersani fosse una vera e propria «mossa», la «predisposizione» di una maggioranza alternativa a quella Pd-Pdl. Potrà apparire bizzarro, ma è esattamente ciò che denunciano i parlamentari del M5s più vicini a Grillo (che tra l’altro martedì faranno un sit in a Roma): sostengono che è in corso un’operazione politica forte, «molto più al Senato che alla Camera perché è lì che servono i voti». Tra l’altro al Senato gli ultraquarantenni sono più sensibili al richiamo del tengo famiglia, mi piglio tutto lo stipendio e mi sistemo. I giovani reggono meglio. Di certo l’uscita di un gruppo di eletti - stavolta davvero, mai come oggi - è vicina. Chi la fronteggia la chiama una «scissione», cercata e voluta con un piano a freddo. Gli altri la chiamano «epurazione». Come che sia, è possibile quantificare questo gruppo che uscirà? Perché che esca pare probabile; la domanda è un’altra: l’uscita avverrà con un’espulsione, o perché i dissidenti se ne vanno? La partita è qui. ……. (fonte: lastampa.it - JACOPO IACOBONI)

IN SICILIA 600 ADESIONI AL CODICE ETICO DI CONFCOMMERCIO

Sono gia' 600 gli imprenditori in Sicilia che hanno sottoscritto il Codice etico di Confcommercio, impegnandosi a divenire parte attiva nella lotta al racket, all'usura e ad altre forme di illegalita'. Ma i numeri sono destinati a lievitare gia' nei prossimi mesi, per arrivare a 10mila aderenti entro la fine del prossimo anno. Ne e' convinto Pietro Agen, presidente regionale di Confcommercio Sicilia, che oggi durante una conferenza stampa a Palermo ha reso noto un primo elenco di dirigenti, a vari livelli territoriali, che hanno firmato il patto. La parte del leone la fanno Palermo e Catania, ma tutte province sono presenti, "anche la piccolissima Enna - ammette Agen - ha raccolto gia' 50 adesioni". Dal commercio alla logistica fino al turismo e ai trasporti, tutte le categorie sono rappresentate. "C'e' ancora un lunghissimo percorso da fare - dice il leader siciliano di Confcommercio -, ma solo 33 anni fa di questi argomenti non si era disposti neppure a parlare al bar. E' un piccolo passo verso la scalata della legalita' e per la prima volta non e' un movimento di vertice. Adesso e' la base che si rivolta ed e' un cambiamento epocale". Chi aderisce al Codice, "volutamente rigidissimo", si impegna a denunciare ogni pressione estortiva, a combattere in prima persona racket ed usura, ma anche altri reati come la turbativa d'asta. Pena la sospensione e nei casi piu' gravi l'espulsione dall'associazione. "Sono gia' tre i casi di sospensione, mentre un iscritto si e' autosospeso. Certo siamo anche consapevoli che su mille persone che firmano possa esserci anche qualche bugiardo, qualche pecora nera, ma saremo attenti e vigili - conclude Agen - perche' una cosa deve essere chiara a tutti: senza legalita' non puo' esserci crescita". (fonte: marsal@it)

SICILIA: DA STANOTTE ADDIO A PROVINCE, MA A CALTANISSETTA CONTINUANO SEDUTE

Palermo (Adnkronos) - Da stanotte addio alle Province in Sicilia. Una circolare dell'assessore alle Autonomie locali, Patrizia Valenti, ha indicato nella giornata di oggi l'ultimo giorno di funzionamento degli enti, per effetto della legge voluta dal governo Crocetta e varata dal Parlamento siciliano che ne sancisce l'abolizione e la sostituzione con i liberi consorzi dei Comuni. Una riforma che dovrebbe partire entro il 31 dicembre e portare ad un risparmio di 50 milioni di euro l'anno secondo le stime del governatore siciliano. Il Consiglio provinciale di Caltanissetta, pero', non ci sta e ha deciso di proseguire le sue sedute. L'aula e' stata riconvocata, infatti, per mercoledi' prossimo alle 10;30. Una decisione provocatoria, proposta dal consigliere Eugenio Cusimano, secondo il quale non ci puo' essere "cesura operativa tra il consiglio provinciale uscente e l'organo che ne deve rilevare e proseguire i poteri". Al posto dei presidenti di Provincia e delle loro giunte, infatti, arriveranno a guidare gli enti dei commissari regionali. Gia' commissariate Catania, Trapani, Ragusa e Caltanissetta, mentre senza guida da stanotte le Province di Palermo, Enna, Agrigento, Siracusa e Messina. "Dal momento che tale commissario ancora non e' stato nominato dalla Regione -spiega Cusimano- il consesso ha il dovere di rimanere operativo a titolo gratuito". Per il consigliere, che ha citato anche un parere del ministero dell'Interno del marzo del 2005, l'aula deve rimanere operativa anche perche' c'e' ancora da approvare il piano triennale delle opere pubbliche e l'elenco annuale 2013. "E cio' lo si dovrebbe fare -spiega Cusimano- solo previo incontro con il commissario straordinario che l'ha proposto".

SICILIA, BENI CULTURALI: 196 MILIONI TUTTI IN STIPENDI

Per progetti di restauro e perizie dei tesori dell'isola, la Regione ha erogato solo 490mila euro «Cultura e turismo sono un binomio imprescindibile, sopratutto in Sicilia». Ha rotto gli indugi così Maria Rita Sgarlata quando lo scorso aprile è stata nominata assessore ai beni culturali al posto di Antonio Zichichi. Parole (forse) scontate, ma allo stesso tempo importanti per una regione dove si concentra tanta parte del patrimonio artistico e culturale di tutto lo stivale. La Valle dei Templi, la Villa del Casale, il Tempio di Selinunte, sono una piccolissima parte dei tesori di Sicilia. E anche il governatore Rosario Crocetta, a differenza di Raffaele Lombardo, sembrava fosse partito con il piede giusto, quando per rilanciare e ottimizzare l’assessorato ai Beni Culturali avesse pensato alla sostituzione dei dirigenti inefficienti. Eppure nonostante la partenza il governatore regionale di concerto con l’assessorato si è fermato agli annunci. Il patrimonio artistico della «bella Trinacria» è abbandonato a sé stesso. E non importa che un dossier di Lega Ambiente abbia lanciato un campanello di allarme sulla regione più sprecona d’Italia. Secondo l’associazione ambientalista, «non possiamo più aspettare che il nostro patrimonio culturale e ambientale si distrugga, più o meno lentamente, sotto i nostri occhi». Lo studio, realizzato tra il 2007 e il 2009, parla chiaro: sono 10.178 i beni culturali in stato di abbandono sull'isola. Uno scenario che dovrebbe far riflettere i vertici di Palazzo Orleans. Ma, come segnala su il quotidiano di Sicilia Antonio Leo, la regione non fa nulla. E «la cartina di tornasole - scrive Leo - per misurare una simile inerzia è lo stridente contrasto tra i 196 milioni di euro spesi per la pletora di dipendenti dell’assessorato regionale ai Beni culturali e le somme prossime a zero negli ultimi anni dalla Regione». Secondo una circolare del 2009, emanata dall’assessore dell’epoca Lino Leanza, ciascuna Sovrintendenza avrebbe dovuto inviare «entro il 30 novembre di ogni esercizio finanziario al Dipartimento regionale per il “Patrimonio architettonico” l’elenco dei progetti e delle perizie per i lavori di restauro sui beni di rilievo che si propongono per il successivo esercizio con i fondi disponibili. Gli elenchi, anche «se striminziti» sono arrivati, ma l’esercizio finanziario ha stanziato una cifra pari ad un milione di euro «di cui le somme erogate non sono nemmeno la metà». Uno scandalo, se pensiamo, che la regione Sicilia è la stessa che avrebbe tentato di stanziare 25 milioni di euro per la famigerata “Tabella H”, una tabella allargata alla legge finanziaria che ha un elenco di contributi ad enti “vicini” a parlamentari regionali, ad associazioni, famosa perché è una carta di scambio per clientele. E che avrebbe provato a erogare ben 790 milioni di euro in contributi in favore di associazioni concertistiche di interesse regionali, provinciali e locali, senza specificare quali sono. Del resto, la regione del “rivoluzionario” Crocetta è la stessa nella quale l’approvazione di una legge costa circa un milione di euro. E la stessa che nel periodo dall’1 maggio 2012 ad aprile 2013 ha approvato soltanto 19 leggi. Semplice. E oggi l’agenda del governatore Crocetta prevede incontri con gli alleati dell’Udc per provare a rilanciare la maggioranza. Mica «cultura e turismo». Quella, a sentire l’ex sindaco Gela, resta materia per gli annunci televisivi. (fonte: linktank - Giuseppe Alberto Falci)