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TARI: I COMUNI HANNO GONFIATO LE BOLLETTE? COME SCOPRIRLO E COSA FARE PER I RIMBORSI PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Domenica 12 Novembre 2017 08:52
Molte famiglie hanno pagato più del dovuto per un errore nel calcolo della parte variabile della tassa. Il bubbone sollevato da un parlamentare 5 Stelle, il ministero dell'Economia gli dà ragione. Tra i Comuni coinvolti, Milano, Genova e Ancona. Consumatori sul piede di guerra. Roma, 10 novembre 207. Caos Tari: molti Comuni potrebbero avere gonfiato, per anni, l’importo della Tari, la tassa sui rifiuti. Anche fino al doppio. Il motivo? Un errore nella modalità di calcolo della parte variabile del tributo A far scoppiare il bubbone è un’interrogazione del parlamentare 5 Stelle, Giuseppe L’Abbate (nella foto), al quale il ministero dell’Economia ha dato sostanzialmente ragione attraverso la risposta scritta del sottosegretario Paolo Baretta. Ad inciampare nell’errore – secondo un primo check delle delibere effettuato tempoa ddietro dal Sole 24 Ore – vi sarebbero Comuni quali Milano, Genova, Napoli, Catanzaro, Cagliari, Ancona, Rimini e Siracusa. A muovere il parlamentare 5 Stelle è stata una segnalazione del suo commercialista dopo avere notato anomalie nel suo Comune di residenza, Polignano a Mare. Da qui nasce l’interrogazione e la risposta del Mef. Che non lascia spazio a dubbi. La Tari infatti è composta da due parti: una fissa legata ai metri quadri della casa e al numero degli abitanti e una parte variabile legata solo al numero degli abitanti della casa, criterio quest’ultimo, introdotto proprio per proporzionare il tributo alla quantità di rifuti prodotta. In sostanza: la parte variabile della tassa varia con il numero degli abitanti, non con la superfice. Fatto logico, visto che la dimensione di un’abitazione non è, di per se’, produttrice di spazzatura. Spiega Baretta: «La parte variabile della tariffa va computata solo una volta considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso comune». L’interrogazione del parlamentare faceva un esempio su un appartamento di 100 metri, con un garage di 30 metri e una cantina di 20 metri. Il Comune aveva applicato i 2 euro della quota fissa sui 100 metri e sul 50% della superficie di garage e cantina. Ma poi aveva applicato su ogni singolo cespite catastale i 141 euro della quota variabile, che così veniva moltiplicata per tre. Risultato: 673 euro contro i 391 che, in base al chiarimento del ministero dell’Economia, dovranno essere pagati. Come controllare se il proprio Comune ha fatto bene i conti? Non è semplice. Occorre controllare sull’avviso di pagamento dove il Comune indica le unità immobiliari con i dati catastali, la superfice tassata, il numero degli abitanti, la quota fissa e la quota variabile: quest’ultima deve essere segnata solo per l’abitazione principale non per le pertinenze. «Siamo partiti dal confronto dal basso e dalla verifica di quanto riferito dai cittadini - afferma L’Abbate - Ci danno degli incompetenti, ma poi siamo noi, con lo studio e l’approfondimento, a risolvere gravi problemi a livello nazionale causati comunque dalle altre forze politiche». Ora chiaramente si apre la strada per i rimborsi. I comuni interessati potrebbero essere moltissimi, vista l’incertezza normativa oramai dissolta». Rimborsi. Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra. Per il ricorso c’è tempo fino a 5 anni (quindi lo si può fare retroattivo) e il Comune può compensare il dovuto sulle bollette future o dover restituire il maggior importo pagato in 180 giorni.Le amministrazioni, però, possono anche decidere di non rimborsare nulla con il cosiddetto silenzio-rifiuto. In questo caso non resterebbe che esperire le strade ordinarie peri ricorsi tributari fino alla commissione provinciale. “Ci sarà senz’altro un rimborso per chi ha pagato più del dovuto - ha commentato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala -, adesso vedremo caso per caso”.