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IL PDL SICILIA MISURA LA SUA COMPATTEZZA CON IL PATTO DI LEGISLATURA PROPOSTO DA LOMBARDO. LE REMORE DELL’UDC E L’OK DEL PD PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Venerdì 03 Settembre 2010 00:56

Patto di legislatura, dunque. Il governatore ha imboccato la strada e non è pensabile che torni indietro. Finora l’aveva vagheggiato, proposto, messo al centro dell’agenda politica ed aveva cercato consenso. Di nuovo c’è che non si tratta più di una questione su cui si tratta ancora. Il patto di legislatura segnerà il percorso politico per ciò che resta della legislatura. Finora sono stati in tanti a chiedergli, pressantemente (e con ragione),

che cosa intendesse fare, ora è lui a porre il quesito ai partner eventuali, presunti o possibili. La scelta è destinata a selezionare la coalizione. Una selezione che privilegia la disponibilità a fare un lungo tratto di cammino insieme sulla base delle cose da fare (riforme e interventi strutturali). Non, dunque, un’alleanza contingente e competitiva, com’è avvenuto finora, ma una coalizione coesa che abbia tutto l’interesse di raggiungere risultati. Sulla carta dovrebbe convenire a tutti, ma nella realtà mette fuori quelli che non sanno che cosa faranno a fine corsa o, addirittura, domani, perché costretti – loro malgrado o per scelta – a navigare a vista. Per questa ragione il patto di legislatura taglia la testa al toro: è un prendere o lasciare senza costituire un ultimatum arrogante e definitivo. Resta, insomma, una scelta politica sulla quale si può dissentire ma legittima e, per molti versi, opportuna perché Dio solo sa quanto la Sicilia ha bisogno di stabilità, governabilità e fine della conflittualità permanente che ha caratterizzato la legislatura a causa dell’implosione della maggioranza di centrodestra. La proposta del Presidente Lombardo giunge nel pieno della crisi fra finiani e berlusconiani, che ha certamente conseguenze per il Pdl Sicilia, nonostante l’apprezzabile volontà di mantenere compatto il gruppo parlamentare, manifestata formalmente dalle tre componenti (Misuraca, Miccichè e Scalia). La compattezza del Pdl Sicilia si deve misurare con la proposta del governatore: se verrà accolta, vuol dire che l’annuncio di Denis Verdini (“i gruppi autonomi sono automaticamente fuori dal Pdl”) non turba il sonno di alcuno o che il dado è tratto, il Pdl è lontano; se non verrà accolta o verrà accolta da una o più componenti, allora avrà selezionato anche all’interno del Pdl Sicilia più di quanto avrebbe potuto fare una formula politica o il programma di governo. Il Pd e il gruppo misto federato, con l’Api di Rutelli, hanno già mostrato interesse per il patto, che si materializza con un governo tecnico nella prima fase. L’Udc si è espresso negativamente con Saverio Romano. Sarebbe propenso ad entrare nel governo solo se si accorcia la vita della legislatura, e non ha alcuna intenzione di impegnarsi elettoralmente con Lombardo. Un patto con il Pdl o solo la volontà di tenersi le mani libere? Da Roma, prima o poi, arriveranno indicazioni e suggerimenti che potrebbero obbligare l’Udc siciliano ad una riflessione. Difficilmente, tuttavia, le indicazioni del leader, Casini, potranno fare cadere le remore che suscita un’alleanza con Lombardo per via della ruggine fra il governatore e l’ex Presidente della Regione, Cuffaro. (fonte: www.sicilianformazione.it )