ROMA – A due anni dal seminario di Palermo “Generazioni a confronto” si è svolto il settimo appuntamento live del “Corso per la partecipazione giovanile emigrata”. Si parte dalla lettura della “Carta del Seminario di Palermo”, sintesi del sentire e della visione di futuro dei partecipanti al Seminario,

giovani selezionati dai Comites di tutto il mondo e dalle Consulte regionali per l’Emigrazione. L’incontro si pone la finalità di celebrare i due anni trascorsi dal seminario e, al contempo, di guardare al futuro grazie all’incontro con Piero Bassetti, Presidente della Fondazione Globus et Locus. Ha introdotto il dibattito Maria Chiara Prodi, presidente della Commissione Nuove Emigrazioni e Generazioni Nuove del Cgie: “Il nostro impegno doveva durare un anno, alla fine la posticipazione delle elezioni a causa della pandemia ha permesso di prolungare il nostro lavoro . Con i nostri incontri abbiamo esplorato l’aspetto della rappresentanza di base, chiedendoci quindi cosa sono i Comites e il Cgie. Abbiamo fatto un viaggio per capire l’impatto del Covid sulle nostre vite e sui percorsi di emigrazione cercando di entrare nel dettaglio con gli incentivi di rientro. Questa sera dopo tanti incontri teorici importanti, per festeggiare i due anni dal seminario di Palermo, apriamo alla riflessione su cosa significhi essere cittadini italiani e del mondo. Siamo felici che sia con noi – ha proseguito la consigliera del Cgie – Piero Bassetti, Presidente della Fondazione Globus et Locus, con un curriculum e una storia che passano dall’imprenditoria alla politica. Abbiamo proposto al Presidente un esercizio: leggere con noi la Carta del Seminario di Palermo attraverso la sua esperienza tramite un confronto tra prospettive e generazioni diverse. Il libro scritto dal Presidente in quest’ottica s’intitola: “Svegliamoci italici”. Ha preso quindi la parola la vicepresidente della VII Commissione del Cgie, Silvia Alciati, che si è soffermata sull’opera di Bassetti: “questo libro ci riporta a una nuova forma di identificazione, quello del mondo degli italici, di un vivere all’italiana, una forma nuova di vedere gli italiani all’estero. L’Italianità viene adottata come una scelta di vita e di cittadinanza con uno Ius voluntatis in cui si sceglie di far parte di questa comunità con l’identificazione in un valore e in uno stile di vita. Un modo di vivere che abbiamo visto anche a Palermo tramite il confronto tra italiani di terza o quarta generazione con quelli di prima. Ovunque viviamo avvertiamo quest’identificazione che ci permette di essere come vespe che in giro per il mondo impollinano il mondo di italianità. Questo deve essere il nostro inno in giro per il mondo, espresso anche nel libro del Presidente Bassetti. …È un libro che deve essere letto da tutti noi che viviamo all’estero e da coloro che vivono in Italia e che non conoscono questa realtà. Ringrazio ancora Piero Bassetti e spero che molti altri ragazzi in giro per il mondo possano entusiasmarsi leggendo questo libro”. A termine dell’intervento di Silvia Alciati, riprende la parola Maria Chiara Prodi: “noi abbiamo voluto scrivere questa Carta di Palermo. Siamo stati accolti dal Sindaco Orlando che aveva già lavorato a questo. Il desiderio era quello di far capire come la circolarità e la precarietà abitativa non debbano essere nel nostro sentire una ragione per abbandonare le realtà in cui viviamo. Chiedo quindi l’intervento di Michela Di Marco che aveva letto proprio in chiusura del seminario due anni fa questa Carta. Vogliamo ripartire da lì e chiedere al Presidente un parere rispetto a quanto scritto”. A questo punto Michela Di Marco legge la Carta del Seminario di Palermo: “siamo giovani italiani fuori dall’Italia, ciascuno di noi porta con sé associazioni e comunità da cui tornare e a cui raccontare l’esperienza del Seminario di Palermo. Racconteremo che è proprio vero che gli italiani sono dappertutto, che abbiamo riso e riflettuto insieme di come alcuni tratti siano indissociabili da noi, a qualsiasi latitudine: siamo quello che mangiamo, ci riconoscono per come vestiamo, ma anche per la voglia di darsi da fare, con creatività e olio di gomito. Siamo quelli che si chiedono perché il mondo, a partire dalle istituzioni del nostro Paese, non potrebbe funzionare molto meglio, e che non rinunciano a mescolare l’energia con la rabbia per alimentare la speranza di cambiare non qualcosa, ma tutto. Tanti di noi hanno vissuto in più paesi e città, i nostri genitori e i nostri nonni vengono da regioni diverse dell’Italia e del mondo, anche sforzandoci non riusciamo a vedere questa diversità come un problema, perché per noi, da sempre, è una ricchezza. Forse a volte complicata da gestire, nello sguardo di altri siamo “Altro” anche quando abbiamo la stessa residenza e lo stesso passaporto, ma ora sappiamo che questo spazio “altro” possiamo abitarlo insieme. Renderlo pieno di progetti. Per appagare il nostro bisogno di cultura, di lavoro, di vicinanza radicata e ideale con l’Italia. Renderlo aperto ad un nuovo modo di pensare. Perché la mobilità non sia superficialità e la globalità mancanza di generosità per il luogo in cui si vive, ma perché si creino nuovi modi per noi di agire ed essere cittadini del mondo, ed al tempo stesso riconoscere e valorizzare le tante forze culturali, associative e professionali italiane. Renderlo pieno di relazioni. Perché, in questi giorni, la “Rete dei Giovani Italiani nel Mondo” è stata vissuta con passione e bellezza, e ci ha resi diversi da quando siamo arrivati, perché ormai, per sempre, parte della vita gli uni degli altri, noi, e le nostre comunità. Renderlo concreto e condiviso. Perché la “Rete dei Giovani Italiani nel mondo”, che raccoglie persone con bagagli carichi di esperienze uniche, può dare un forte contributo non solo nei paesi di provenienza ma anche al sistema Italia. Vogliamo impegnarci per accorciare le distanze tra gli italiani fuori dall’Italia e le istituzioni, con azioni concrete e con l’obiettivo di rendere protagonisti tutti i giovani”. La parola passa quindi al Presidente Bassetti: “la lettura della Carta, ma anche la presentazione dei vostri curricula, dicono una cosa chiara, cioè che voi siete una realtà. I numeri sono molto pesanti, compresi gli anziani, e indicano la presenza di persone come voi…Da Palermo voi avete detto che ci siete e avete suscitato interesse. L’intuizione del libro è uscita fuori dalla mia esperienza di vita, perché io ho vissuto una vita come la vostra. Ho lavorato in America, in Argentina e ho girato per le Camere di Commercio, ho provato a fare politica nel Paese, ho fatto esperienze sportive come le Olimpiadi fuori dall’Italia. Io ho vissuto sempre nell’esperienza domestica come esposto al rischio della diversità e mi sono chiesto come mai un cittadino del mondo debba sentirsi fuori squadra nel mondo internazionale, dove le nazionalità sono lì per dividere. Quando ho letto la vostra Carta – ha proseguito Bassetti – ho visto l’indice di un’azione capace di riempire un pensiero. Questo l’ho scritto nel libro ma da allora le cose sono cambiate e in particolare una cosa è successa: la pandemia, che ha cambiato la percezione del globale e del locale. L’essenza del virus è proprio di essere locale; ma può vivere solo se allo stesso tempo è globale. Voi avete avuto il coraggio di scrivere che volete cambiare non qualcosa ma tutto. Dopo quello che è successo tutto cambierà. Noi dobbiamo prendere coscienza del fatto che non possiamo permetterci il lusso di essere solo un problema, ma dobbiamo essere protagonisti superando la divisione tra globale e locale. Già pensando a questo incontro possiamo vedere come tramite una rete di bit abbiamo trasceso luoghi ottenendo una dimensione globale. …Non basta un’analisi ma servono i progetti e il vostro lo è. Io presiedo un’Associazione che si chiama “Svegliamoci italici” che sta pensando di dar vita ad una fondazione partecipata noi pensiamo, in pieno accordo con le Istituzioni della Repubblica. ..Se vogliamo abituarci a una dimensione internazionale che trascende dobbiamo abituarci al fatto che la cittadinanza non è più solo del suolo o del sangue, ma è una dimensione di appartenenza. Ecco che allora è necessario che questi progetti siano aperti a nuovi modi di pensare senza distinguere con frontiere chi è dentro e chi è fuori. Un elemento che non avete inserito nella vostra presentazione – continua Bassetti – è quanti di voi hanno un passaporto. È arrivato il tramonto del passaporto. Il nuovo modo di pensare ci porta a riflettere su questo, come hanno riflettuto allora i nostri Padri Costituenti. Voi dite ancora ‘rendere aperto l’ideale e renderlo pieno di relazioni’; questo tema può essere preso in carico in modo costruttivo. Bisogna abbandonare il vecchio modo di stabilire la relazione, che un tempo era avere il passaporto altrimenti si era fuori. Noi diciamo che non vogliamo essere fuori. Il discrimine non è dato dall’avere o meno il passaporto. È un documento importantissimo ma che appartiene a un modo di pensare che dobbiamo superare. La rete degli italiani nel mondo va resa piena di contenuti. Io nel libro dico “Svegliamoci” alla nostra identità italica. Voi vi siete resi conto che la vostra identità non poteva fermarsi al possesso di un documento o all’iscrizione all’Aire”. “È importante – ha aggiunto Bassetti – porre in sede ONU il discorso della civilizzazione italica. Rendere concreto e condiviso questo ideale può dare un forte contributo anche al sistema Italia. Questo è il tema che vi segnalo come veramente interessante. Questo è legato al concetto di Made in Italy. L’aggregazione non è data solo dal territorio, non si diventa italiani solo quando si passa la frontiera, ma è data dal sistema dei valori che ci animano. Questo è il tema centrale del mio libro. La presenza storica dell’italicità che si è espressa in modi diversi nel tempo dagli antichi romani fino all’esperienza ultima dello Stato nazionale. Questo modo di essere uniti dai valori raccordato con l’essere uniti dall’istituzione: questa è la sfida del dopo pandemia. Quando usciremo dal tunnel saremo in un mondo diverso. Voi dovete vivere il sogno espresso nella vostra carta che non è più solo un sogno ma può essere oggi un progetto. Dovete sperare che l’esperienza – conclude Bassetti – superi il singolo episodio diventando una sfida di riorganizzazione del mondo. Facciamo sì che il nostro risveglio produca una sequenza di fatti nella storia del mondo che ci permettano di costruire un mondo un cui la nostra italicità conti di più”. Dopo un articolato dibattito ha conclusione dell’incontro ha ripreso la parola Maria Chiara Prodi che ha tirato le somme della discussione ribadendo quanto sia importante essere assertivi: “in un mondo in cui il nostro tipo di esperienza viene marginalizzato, dobbiamo ribadire che c’è un modo di vivere diversamente la realtà, incoraggiandoci ad un protagonismo. L’idea è “dateci lo spazio”. Come CGIE abbiamo iniziato a lavorare a un coordinamento con altre rappresentanze simili alla nostra. Sarà importante portare avanti i diritti che vanno individuati e richiesti a gran voce. L’effetto trainante deve essere l’aspetto culturale che poi permette anche di tirarsi dietro le questione meno ideali ma comunque necessarie per vivere in maniera concreta questa situazione”. In conclusione interviene quindi nuovamente il Presidente Bassetti ribadendo quanto abbia imparato da tale incontro. “Voi non siete italiani in fuga-ribadisce- siete italiani assertivi. Ci sarà anche qualcuno in fuga ma non è così in genere. Nel nuovo mondo voi siete avanguardie. Chi ha vissuto l’esperienza di lavorare fuori dal Paese ha qualcosa in più; non è scappato. Sono cervelli in avanscoperta e non in fuga. Il Paese dovrebbe avvantaggiarsi dei giovani italiani all’estero. Altro punto fondamentale è che siete protagonisti. Il campo del protagonismo è quello della vostra vita reale. Voi dovete vivere in modo assertivo, non debole, la vostra condizione. La sfida è attuale. In sintesi: assertività e non remissività, consapevolezza della necessità di una sintesi delle grandi civilizzazioni europee”. (M.R./Inform)