L’ASSICURAZIONE EUROPEA CONTRO LA DISOCCUPAZIONE COMPRENDA ANCHE I LAVORATORI PRECARI E QUELLI SENZA TUTELE

“In Europa, dal punto di vista delle conseguenze sociali che la pandemia sta determinando,

vi è un’emergenza nell’emergenza. Essa è costituita da quanti, per ragioni di lavoro, si sono spostati dai loro Paesi in altre realtà, dove spesso hanno dovuto accettare lavori precari, part-time o irregolari, con retribuzioni in nero, per essere chiari. Sono lavoratori senza o con poche tutele contrattuali, ma sono persone in carne e ossa che non hanno minori bisogni ed esigenze di tutela degli altri. Per la loro tutela, per esempio, la Germania ha fatto per ora un primo passo, estendendo alcune misure assistenziali a quelli che sono arrivati da poco o che hanno vista vanificarsi i contratti stipulati. E gli altri? In queste ore è aperta una drammatica trattativa tra i partner dell’UE sul modo come affrontare, mi auguro con un approccio del tutto nuovo, le devastanti conseguenze della pandemia sotto il profilo sanitario, sociale, economico e fiscale. Una trattativa dalla quale dipenderà non solo la capacità di dare una risposta comune ed efficace ai gravi problemi che si profilano, ma anche il profilo e la qualità dell’edificio europeo. Tra le misure in discussione vi è anche un’assicurazione sociale europea contro la disoccupazione e, spero, contro le nuove povertà. Per questo ho scritto al Ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola, uno dei protagonisti della trattativa, perché si consideri la modulazione dell’assicurazione europea in modo che possa ricomprendere la massa dei lavoratori stranieri che ha operato al di fuori delle tradizionali garanzie contrattuali, sia in termini di soccorso temporaneo che di incentivo al reingresso nel mondo del lavoro. Una soluzione comune a livello europeo, potrebbe favorire inoltre una trattativa in termini di reciprocità con il Regno Unito, nel vivo del processo Brexit, e trattative bilaterali, sempre su base di reciprocità, con i Paesi terzi nei quali il numero dei nuovi emigrati italiani sia significativo. C’è poi il problema di coloro che sono tornati in Italia a seguito di questa emergenza e che non possono usufruire dei criteri restrittivi del reddito di cittadinanza, come io stessa denunciai in Parlamento, presentando anche emendamenti che in quell’occasione vennero irresponsabilmente respinti. Con conseguenze la cui gravità solo oggi possiamo misurare. Si corre il rischio che per inseguire le tante emergenze particolari, possano essere trascurata la coerenza e l’unitarietà delle misure da adottare. Credo che un buon rimedio possa essere quello del rispetto dei diritti delle persone e dei lavoratori, di tutti i lavoratori. Questo, almeno, è quello che nel mio lavoro parlamentare cerco di fare”.