“In queste drammatiche ore molti dicono che gli italiani stanno riscoprendo e rafforzando il senso della loro comune appartenenza e lo spirito di responsabilità verso se stessi e verso gli altri.

Credo sia vero, a condizione che non si facciano distinzioni tra gli italiani che sono dentro i confini e quelli che ne sono fuori. Sia pure con qualche ritardo e a seguito di innumerevoli richieste di aiuto, il Ministero degli esteri, tramite l’Unità di crisi e le ambasciate e i consolati, si è attivato per favorire il rientro dei connazionali rimasti bloccati all’estero a seguito delle limitazioni dei collegamenti internazionali. Ne ho dato atto scrivendo direttamente all’Ambasciatore italiano a Londra per lo sforzo particolare che in quella realtà si sta compiendo e al Ministro degli esteri, On. Di Maio, per la complessa opera di coordinamento dei soccorsi. In questo momento così difficile, credo che si debba dimostrare senso dello Stato ed evitare iniziative particolaristiche, sostenendo senza duplicazioni o confusione il Governo e le strutture pubbliche che stanno facendo uno sforzo straordinario, al limite delle possibilità finanziarie e operative che il nostro Paese obiettivamente possiede. Al Ministro Di Maio ho rivolto l’esortazione a definire, Paese per Paese, soprattutto in Europa, l’area per ora più esposta, un preciso piano operativo volto a favorire da un lato i rientri di chi è impedito a farlo, dall'altro a richiedere alle autorità locali maggiori tutele dei cittadini stranieri nel caso di reali pericoli di contagio. Insomma, una mappa di sicurezza per i cittadini italiani residenti nel continente. Allo stesso Ministro degli esteri ho rivolto l’auspicio che l’Italia sia parte attiva nell’evitare che i legittimi timori per il contagio rafforzino le tendenze alla chiusura di alcuni Paesi e si tramutino in regressione per il sistema di mobilità interno all’Europa, così duramente realizzato nel tempo. Una particolare attenzione ho chiesto di rivolgere a realtà come quella del Regno Unito e della Svezia, che con la pandemia sembrano avere un approccio limitativo e ancora distante dalle preoccupazioni più vive dei residenti. Non si tratta, evidentemente, di ledere l’autonomia di Stati sovrani (sarebbe ridicolo solo pensarlo), ma di dare voce alle preoccupazioni e al diritto alla salute di milioni di lavoratori stranieri regolarmente residenti, che sono anch’essi cittadini di pieno diritto. Fermo restando che ogni richiesta e sollecitazione particolare va diretta prima di tutto alla rete di emergenza approntata presso il Maeci e presso le strutture diplomatiche e consolari, resto a disposizione di quanti si trovino in difficoltà o ritengano di esprimermi preoccupazioni e richieste”. 17 MARZO 2020