(SA) - Era il 1949 quando Rocco Privitello dalla grossa cittadina di Mazzarino in provincia di Caltanissetta, a soli quattro anni, al seguito dei genitori, veniva portato in Argentina a Bahia Blanca. Solo dopo 40 anni, fece il suo primo viaggio in Sicilia

esattamente nel 1992. Fu amore a prima vista. Altre volte venne in Sicilia dopo quel primo viaggio ed il suo amore per la terra natia crebbe sempre più, tanto da accettare l’incarico propostogli dal Console di allora, di dirigere l’associazione “Trinacria”, che fondata nel 1917 da un gruppo di affezionati siciliani, nel 2001 stava per estinguersi a causa del ridotto numero di soci, ma già la sicilianità era scomparsa da tempo, considerato che non c’era più un socio siciliano e meno che mai si parlava più siciliano. Rocco accetta la sfida ed entra a fare parte dell’associazione, portando dentro un buon numero di siciliani, tanto da recuperare subito lo spirito con cui l’associazione era stata costituita ed era stata voluta da emigrati provenienti tutti dall’Isola. Il circolo, con il costante lavoro di Rocco, riacquista la propria sicilianità. E’ un ritorno alle radici che ha ridato nuovo smalto alla Trinacria aprendo a nuove forze anche giovani impegnate a portare avanti l’attività. Raggiunto questo obiettivo ambizioso, Rocco continua a tornare nella sua Sicilia fino a quando all’inizio degli anni 2000 conosce l’USEF e fa aderire la Trinacria all’Unione Siciliana Emigrati e famiglie. Da allora, molte iniziative sono state portate avanti con successo, mentre Rocco con il suo saper fare e la sua capacità di legare con le persone, aggiunge alla stima che le persone avevano di lui per le sue doti artistiche e sportive, anche quella di ottimo dirigente della Trinacria e di vero ambasciatore non solo della cultura della sua terra, ma anche dell’amore che porta per la Sicilia che trasmette a piene mani alla comunità, prima di tutto alla sua famiglia. Diverse sono le puntate fatte da Rocco verso la sua Mazzarino, ma con il tempo matura un sogno che ora è riuscito a realizzare: portare figli e nipoti a Mazzarino, per farli entrare in contatto con le proprie origini. Ecco, che alla fine, dopo tanto programmare, nel mese di gennaio arriva in Sicilia con una parte della sua “tribù”, con lui la simpatica moglie, i nipoti, la figlia, in tutto sette persone, che approdano a Palermo (vedi foto sopra). Prima tappa la visita ai monumenti più importante della capitale, il Politeama, il Palazzo Reale, la Cattedrale, il duomo di Monreale ed altri monumenti ancora, che non mancano di rafforzare il sentimento che hanno per le loro origini. Dopo la due giorni palermitana, diritti a Mazzarino dove la famiglia i numerosi parenti aspettano. Bagno di parentela sempre presente nella casa che avevano affittato solo per loro, per farli sentire a loro agio, per lasciarli muovere in libertà. E’a Mazzarino che finalmente riesco ad incontrarlo per fare una lunga chiacchierata, un revival da tanti ricordi e per parlare anche di futuro dell’associazione, della stessa Argentina s che esce molto provata ed in crisi profonda dopo la presidenza di Macri, fortunatamente sconfitto alle elezioni. Una chiacchierata da amici che condividono ideali e programmi, che amano la loro terra e per essa si impegnano e lavorano. Per Rocco, il bagno di sicilianità continua ancora per qualche giorno, fino a che arriva il momento dell’addio alla numerosa parentela, che per l’occasione prepara il banchetto di saluto in un locale che per quanto ampio, si rivela piccolo per accogliere tutti attorno al tavolo della cena. Un partente di Mazzarino che mi telefona dopo la partenza di Rocco, mi dice che in quella occasione di festa erano più di sessanta le persone che si sono riunite attorno ad una tavola abbondantemente imbandita, per salutare gli ospiti che l’indomani partivano per continuare la propria vacanza visitando Roma, Venezia, Firenze ed altre città ancora, per poi spingersi fino a Parigi prima di ripartire per Bahia Blanca, la loro patria di adozione e per molti di loro anche di nascita. Bell’esempio di attaccamento alle radici, alla cultura, alle tradizioni quello di Rocco, che pur essendo partito all’età di quattro anni, ha avuto trasmesso valori ed amore, che lui oggi trasmette e lascia in eredità alla propria famiglia. Salvatore Augello 17 febbraio 2020