EMIGRATI ITALIANI: MEMORIA E ONORE

di Gianni Pezzano - Questa settimana sui social c’era un articolo sulla chiusura e demolizione della Chiesa della Madonna del Carmelo a Worcester in Massachusetts negli Stati Uniti.

Lo sdegno dei parrocchiani è inevitabile e comprensibile, ma la decisione non è l’unica presa su strutture legate alle nostre comunità italiane nel mondo Di Gianni Pezzano Quando siamo giovani pensiamo d’essere eterni, il futuro è raggiante e cerchiamo di realizzare i nostri sogni. Alcuni lo fanno, altri no, alcuni prendono una strada precisa e altri si trovano in percorsi inattesi, a volte per motivi fuori il loro controllo. Questo vale anche per le comunità degli emigrati italiani in tutti i continenti e anche loro sono essere viventi che cambiano con gli anni e quindi soggetti agli stessi destini della vita di tutti gli esseri umani Per noi tutti, umani e comunità, l’unica certezza della vita è di sapere che c’è un limite al nostro soggiorno su questa terra. Agiamo non sapendo il tempo che ci rimane e quindi cerchiamo di fare il più possibile nel tempo che abbiamo. Questa è la triste realtà che definisce la nostra vita, ma se agiamo con saggezza potremmo fare in modo di assicurare che, bensì non siamo più sulla terra, rimanga la memoria di quel che abbiamo fatto, e se ci prepariamo bene come comunità potremmo trovare anche il miglior modo per onorare questa memoria.

DI CHIESE E DI PALAZZI

Queste considerazioni sono state suggerite da sviluppi in queste settimane in due continenti, che ci hanno fatto capire per l’ennesima volta come le comunità non sono eterne e immutabili come alcuni vorrebbero sperare. In Australia qualche settimana fa c’è stata la discussione online sulla possibilità della vendita di alcuni centri per curare gli italiani anziani di una città. Lo scalpore di alcuni degli interlocutori era comprensibile, ma un passo del genere era inevitabile e molti degli addetti ai lavori lo sanno da tempo. Gli immigrati anziani hanno bisogni particolari, uno dei quali è dovuto al fatto di perdere con l’età la capacità di parlare la seconda lingua, quella del paese di residenza, che rende fornire l’assistenza medica necessaria ancora più difficile. Inoltre, a peggiorare questa situazione è la demenza che tristemente colpisce una percentuale non indifferente. Per questo motivo gruppi italiani in quasi tutti gli stati australiani, hanno creato case di cure e case di riposo per gli italiani anziani. Per fortuna nel passato i governi federali australiani avevano capito che questo era il modo più efficace per assistere gli anziani immigrati nel paese, e di conseguenza hanno fornito fondi in aiuto alla creazione di questi centri. Però, proprio per la natura di questi servizi, le strutture specificatamente per gli italiani hanno una data di scadenza, in termini crudeli, il limite della vita degli immigrati stessi, perché i loro figli nati e cresciuti nel paese non avranno gli stessi problemi. Inevitabilmente questi servizi, con le loro capacità ed esperienze, saranno venduti a gruppi di nuovi immigrati nel paese che ora cominciano a incontrare gli stessi problemi di vecchiaia, così come gli italiani affrontano da circa tre decenni ormai. Ma queste vendite creano altri problemi scomodi che hanno in comune con altri palazzi nelle nostre comunità in giro per il mondo. Questa settimana sui social c’era un articolo sulla chiusura e demolizione della Chiesa della Madonna del Carmelo a Worcester in Massachusetts negli Stati Uniti. Lo sdegno dei parrocchiani è inevitabile e comprensibile, ma la decisione non è l’unica presa su strutture legate alle nostre comunità italiane nel mondo. Allo stesso tempo sento notizie di chiusure e possibili chiusure di circoli italiani in Australia, alcuni con decenni di vita ed espressione di grandi comunità di varie regioni italiane. Come per le case per gli anziani, questi sviluppi fanno parte dei cambiamenti demografici delle nostre comunità. Ormai la seconda e terza (e oltre) generazioni non hanno gli stessi legami sia con la chiesa dei bisnonni, nonni o genitori, sia con i circoli che spesso hanno matrice non tanto regionale o “italiana” in generale, ma si ispirano a singoli paesi oppure feste religiose. Sono decisioni dolorose perché queste strutture sono legate a ricordi carissimi per chissà quanta gente, a battesimi e matrimoni, a feste tra paesani, processioni e le altre attività svolte in queste comunità. Ma come dice la Bibbia ogni cosa ha la sua stagione, e per molti di questi circoli la stagione sta per finire. Allora, cosa seguirà alla chiusura di queste strutture?

MEMORIA E ONORE

Alcuni circoli italiani sono chiusi in Australia, come sono sicuro sia successo in altri paesi, e i soldi delle vendite, come dice la legge per questi casi, sono stati devoluti in beneficenza. Soldi raccolti dalla nostra comunità in anni e decenni di lavori gratuiti di volontari sono stati dati a gruppi di beneficenza, ma onoriamo il lavoro di questi volontari nel modo giusto? Come italiani, abbiamo il vizio di non pensare al futuro e in questi casi abbiamo l’obbligo fortissimo di pensare che i soldi delle vendite di strutture, della chiusura dei circoli, dovrebbero essere utilizzati non semplicemente per aiutare altri gruppi, ma per assicurarci che continuiamo a ricordare i nostri immigrati, perché assicurare la loro memoria è l’unico vero modo di onorare il loro contributo a due paesi, l’Italia e i loro nuovi paesi di residenza. Come comunità dobbiamo pensare a preservare nella memoria le imprese dei nostri immigrati che hanno fondato queste comunità. Dobbiamo stabilire fondazioni e associazioni che hanno come scopo non solo di conservare documenti e anche la Storia orale dei nostri anziani, tristemente già troppo tardi in molti casi, ma anche per incoraggiare i nostri studenti a svolgere le loro tesi di dottorato su soggetti legati alla nostra emigrazione. Cosa sappiamo davvero del perché queste generazioni siano emigrate? Cosa sappiamo davvero delle loro esperienze nei nuovi paesi e dei loro scambi con i parenti in Italia? Inoltre, dobbiamo anche assicurare che i nipoti e i pronipoti di questi emigrati italiani abbiano la possibilità vera di imparare la lingua italiana che è quel che li definisce. E, quando arriva la loro volontà di farlo, come succede sempre più spesso, aiutarli a rintracciare le proprie origini e famiglie in Italia, a volte anche dopo decenni di silenzio tra di loro. Allo stesso modo, i figli e i nipoti dovrebbero pensare a dare a questi gruppi copie di documenti, lettere e cimeli dei loro cari, per assicurare che in ogni modo la memoria del loro passato che non consiste solo in lapidi nei cimiteri, ma è il valore della Storia dell’emigrazione italiana di cui loro hanno fatto parte. Qualcuno dirà che sono sogni irrealizzabili, ma sappiamo che alcuni circoli italiani hanno già fatto le proprie Storie. Una di queste è la Società di Sant’Ilarione ad Adelaide che fu fondata da emigrati da Caulonia(RC) per onorare il Santo Patrono del paese, e che ora gestisce anche case per gli italiani anziani di quella città. Ma naturalmente anche le società come questa si troveranno nel futuro a dover affrontare decisioni dolorose. Si parla molto di onorare le imprese dei nostri emigrati, ma il miglior mezzo non è tramite qualche documentario televisivo, né tantomeno nel dare qualche cavalierato a individui che , spesso, hanno fatto solo i loro affari invece di svolgere lavoro per la comunità italiana delle loro città. Il miglior modo per onorare questa memoria è di assicurare che ci siano i mezzi per garantire che queste imprese siano documentate e che i discendenti degli emigrati conoscano le loro origini e i loro avi. Si, vedere chiudere chiese, circoli e palazzi italiani è triste, ma se le nostre comunità all’estero fossero davvero lungimiranti, dovrebbero provvedere a trasformare questa tristezza in fonte di orgoglio nel futuro invece che fonte di rammarico. Parliamo molto di “memoria e onore” per i nostri emigrati, ma sono parole vuote se, come comunità, non agiamo nel modo più appropriato.

ITALIAN MIGRANTS: MEMORY AND HONOUR

This week there was an article on the social media about the closure and demolition of the Church of Our Lady of Mount Carmel in Worcester, Massachusetts in the United States. The indignation of the parishioners was inevitable and understandable but the decision was not the only one concerning structures in our Italian communities around the world When we are young we think we are eternal, the future is radiant and we try to make our dreams come true. Some do so, some take a precise road and others find themselves on unexpected paths, sometime for reasons beyond their control. This is also true for the Italian migrant communities in all the continents and they too are living beings that change over the years and therefore are subject to the same destiny of life of human beings. For all of us, humans and communities, the only certainty in life is to know that there is a limit to our stay on this Earth. We act not knowing how much time we have left and therefore we try to do as much as possible in the time we have. This is the sad reality that defines our lives but if we act wisely we could do something to ensure the, although we are no longer on this earth, the memory of what we have done will remain and if we prepare well as communities we could also find the best way to honour this memory.

OF CHURCHES AND BUILDINGS

These thoughts were suggested by recent developments in two continents that made us understand once more how communities are not eternal and unchangeable as some hope. A few weeks ago in Australia there was an online discussion about the possibility of the sale of some aged care facilities for Italians in a city. The outrage of some of the participants was understandable but such a step was inevitable and many of those involved in these centres have known this for some time. Aged immigrants have special needs, one of which is because they lose the capacity to speak their second language, that of their country of residence, that makes giving medical assistance even harder. Furthermore, making this situation even worse is the dementia that sadly strikes a considerable percentage. For this reason Italian groups in almost all the Australian states have established aged care and nursing homes for the aged Italians. Luckily, Australian federal governments in the past had understood that this was the most effective way to assist the aged migrants in the country and subsequently they supplied funds to help them establish these facilities. However, by the very nature of these services, the facilities specifically for Italians have an expiry date, in cruel terms, the limit of the lives of the migrants themselves because their children born and raised in the country will not have the same problems. Inevitably, these services, with their skills and experience, will be sold to groups of new migrants in the country that are now beginning to encounter the same old age problems that the Italians in the country faced for about the last thirty years. But these sales create other inconvenient problems that they have in common with other buildings in our communities around the world. This week there was an article on the social media about the closure and demolition of the Church of Our Lady of Mount Carmel in Worcester, Massachusetts in the United States. The indignation of the parishioners was inevitable and understandable but the decision was not the only one concerning structures in our Italian communities around the world. At the same time I have been hearing news of closures and possible closures of Italian clubs in Australia, some with decades of life and big communities from various regions of Italy. As for the aged care homes, these developments are part of the demographic changes in our communities. Now the second, third and other generations do not have the same ties with the church of their great grandparents, grandparents or parents, or the clubs that are often tied not so much to regions or are “Italian” in general, but to single towns or religious feasts tied to them. These are painful decisions because these facilities provide cherished memories for who knows how many people, of baptisms and weddings, of feasts amongst people from the same town, processions and other activities carried out by these communities. But as the Bible says, to everything there is a season and for many of these clubs the season is about to end. So, what will follow the closure of these facilities?

MEMORY AND HONOUR

Some Italian clubs in Australia have closed, as I am sure has happened in other countries, and the money from the sales, as the law states in these cases, have been given to charity. Moneys collected by our communities from years and decades of free work by volunteers have been given to charity groups but do we honour the work of these volunteers in the right way? As Italians we have the bad habit of not thinking about the future and in these cases we have the very strong obligation to think that the money from the sale of these structures, or the closure of the clubs, could be used not simply to help other groups but to ensure that we continue to remember our migrants because guaranteeing their memory is the only true way to honour their contribution to two countries, Italy and their new countries of residence. As communities we must think about saving the deeds of our migrants who founded these communities. We must establish foundations and associations that have as their aim not only to store documents and preferably oral history, sadly already too late in many cases, but also to encourage our students to carry out their doctoral theses on subjects tied to our migration. What do we truly know about why these generations migrated? What do we truly know about their experiences in the new countries and their exchanges with the relatives in Italy? Furthermore, we must ensure that the grandchildren and great grandchildren of these Italian migrants not only have the real chance to learn the Italian language that is what defines them. And, when the natural desire comes, as is becoming more and more common, to help them to trace their origins and families in Italy, often even after decades of silence between them. In the same way, the children and grandchildren must think about giving these groups copies of the documents, letters and mementoes of their loved ones to ensure that in one way or another their memory does not consist only of the headstones in cemeteries but in the history of Italian migration of which they were a part. Some will say these are impossible dreams but we know that some Italian clubs have already written their own histories. One of these is the Society of Saint Hilarion in Adelaide, Australia that was founded by migrants from Caulonia (RC) in Italy to honour the Patron Saint of the town and that now runs aged care homes for Italian aged in that city. But eventually this society will also find itself having to make painful decisions in the future. We often talk about honouring our migrants’ deeds but the best way is not through some TV documentary and not even giving some official honour to individuals who often only did their own business rather than carry out work for their city’s Italian community. The best way to honour this memory is to ensure the means to guarantee that these deeds are documented and that the descendants of migrants know their origins and forebears. Yes, seeing Italian churches, clubs and buildings is sad but if our communities overseas are truly clever they should ensure that this sadness becomes a source of pride in the future instead of a source of regret. We talk a lot about “memory and honour” for our migrants but these are only empty words if, as a community, we do not act in the most appropriate way.