Palermo – C’erano i figli e i nipoti degli italiani che emigrarono all’estero anni fa ma anche chi ha lasciato il Paese di recente per necessità o per scelta. Storie diverse ma un filo rosso che le unisce: sono giovani italiani che vivono fuori i confini nazionali e che per 4 giorni, dal 16 al 19 aprile,

si sono ritrovati insieme a Palermo. L’occasione è stato il Seminario dei giovani italiani nel mondo, organizzato su impulso del Consiglio generale degli italiani all’estero e con l’aiuto di tutto il mondo dell’associazionismo. Comites in primis, che questi giovani li ha selezionati e li ha “preparati” per mesi al grande evento. L’appuntamento è stato inaugurato il 16 aprile al Teatro Massimo, uno dei luoghi simbolo della cultura palermitana, che ha accolto 115 ragazzi con tanta voglia di mettersi in gioco. Si sono lasciati emozionare dalle parole del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Siete nella città giusta, siete italiani e siete siciliani”, dice strappando più di un applauso dal pubblico. Hanno sentito le istituzioni presentare l’evento: l’obiettivo - ripetono tutti - è creare una rete di giovani italiani all’estero. La sfida è partita da Palermo e volerà in giro per il mondo insieme a quegli occhi pieni di speranza. E i giovani italiani nel mondo non si sono tirati indietro: dopo i saluti istituzionali si sono messi subito al lavoro. Hanno iniziato a conoscersi e a condividere sogni e proposte. Anche perché le aspettative sono alte: “Auspichiamo che i giovani presenti qui possano incominciare a rilanciare una presenza organizzata affinché la comunità italiana nel mondo possa essere protagonista”, afferma Michele Schiavone, segretario generale del Cgie. “Occupate gli spazi di potere”, li sprona Ricardo Merlo, sottosegretario agli Esteri. “Voi siete il nucleo di quello che sarà domani l'associazionismo italiano nel mondo”, sottolinea Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero della Farnesina. Non solo testimonianza, insomma, ma protagonismo e sguardo rivolto al futuro. “Qui a Palermo, venendo da tutto il mondo, ci giochiamo la possibilità di ribaltare la prospettiva con una voce multiforme, autorevole e creativa, che sappia farsi strada e conquistarsi un futuro di collaborazione con il nostro Paese”, sottolinea Maria Chiara Prodi, presidente della VII Commissione “Nuove migrazioni e generazioni nuove” del Cgie, una delle “anime” del Seminario. La rete è stata lanciata: da Palermo riparte un nuovo associazionismo italiano nel mondo.

AVERE FIGLI ALL’ESTERO: I COSTI DELLE “FAMIGLIE A DISTANZA”

Palermo - Si parla tanto dei giovani che emigrano ma poco delle loro famiglie. Il volume "Famiglie transnazionali dell'Italia che emigra. Costi e opportunità" punta l'attenzione proprio su chi resta: i genitori. Il libro (Celid) di Valeria Bonatti, Alvide del Pra', Brunella Rallo e Maddalena Tirabassi, è stato presentato a Palermo nell'ambito del Seminario dei giovani italiani nel mondo (16-19 aprile), organizzato dal Consiglio generale degli italiani all'estero. Attraverso i risultati di un'inchiesta condotta online tra le famiglie italiane dei giovani emigrati, e le testimonianze dei diretti interessati, la ricerca esplora le nuove relazioni familiari, declinate anche in termini economici. Si tratta del primo saggio di ricerca - condotta da Centro AltreItalie e mammedicervellinfuga.it - su quanto costa alle famiglie avere un figlio all’estero. “Alla nostra inchiesta - afferma a 9colonne Maddalena Tirabassi, di Centro AltreItalie - hanno risposto circa 500 famiglie che hanno figli all’estero, sparsi in tutto il mondo e in particolare nei Paesi europei. Ragazzi che hanno mantenuto contatti forti con le famiglie”. Giovani che tornano spesso in Italia, almeno “4-5 volte l’anno - spiega Tirabassi - ma anche i genitori li seguono spesso”. Si tratta di “famiglie transnazionali - aggiunge Brunella Rallo, presidente dell’Associazione Makran e fondatrice di mammedicervellinfuga.it - quelle che vivono rapporti affettivi, logistici ed economici a distanza. Famiglie che in linea di massima hanno condiviso la scelta migratoria dei figli e che sostengono economicamente anche a distanza alcune spese”. Il 67 per cento delle famiglie, infatti, invia denaro ai figli all'estero. L'invio di denaro è prevalentemente occasionale (58 per cento) ma per il 42 per cento dei giovani il contributo della famiglia è fondamentale. Il prestito si fa solo nel 17 per cento dei casi. Il saggio-inchiesta prende poi in considerazione “i costi per mitigare la distanza - prosegue Rallo - e cioè i costi degli incontri all’estero o in Italia tra genitori e figli”. (NoveColonneATG)