PALERMO - “Vi propongo un patto, chiamiamolo il “patto di Palermo”. Proprio in questi giorni sono venuto a sapere che Palermo, dopo Roma e Milano, è la terza città del turismo in Italia. Mi sono emozionato sentendo il saluto del nostro Presidente della Repubblica,

mi sono emozionato nel parlare con voi di mobilità. Ho tratto un dato straordinario dai vostri rapporti: voi sentite forte il bisogno di comunicare con due strumenti che sembrano lontani, ma sono in sintonia. Voi avete chiesto di comunicare tutti con una piattaforma, tutti avete chiesto di poter raccontare storie”. È il sindaco Leoluca Orlando il primo a prendere la parola nella sessione conclusiva dell’ultima giornata del seminario per la Creazione di una Rete di Giovani Italiani nel Mondo, promossa a Palermo dal Consiglio generale degli italiani all’estero. Oltre a lui hanno preso la parola Massimo Ungaro, deputato eletto all’estero, e Michele Schiavone, segretario generale del Cgie. Presente da ieri a Palermo anche il senatore Raffaele Fantetti. “Il patto che vi propongo”, ha detto Orlando, “è quello di parlare il linguaggio, parlare tutti lo stesso linguaggio. Il linguaggio della rete, dell’unione, della mobilità. Dove ogni soggetto è al centro. La mobilità, per me, è un diritto umano. Voi avete mandato un messaggio che accetta il rifiuto della parola Capitale. Una parola che contempla il centro e la periferia. Concetti superati. Palermo ci insegna che non esistono distinzioni. Non ci chiamate Capitale, siamo una città nella quale non esiste la cultura, ma le culture. Siamo l’unica città d’Italia che ha l’assessore alle culture. L’Italia intera non ha una singola cultura, ma varie culture”. “Palermo è una città razzista, perché per noi esiste una sola razza”, ha aggiunto il sindaco, “e questo fa parte ancora del nostro patto. Chiunque può scegliere di essere palermitano. Il sangue non conta. Il sangue è sempre uguale. La prima libertà di un essere umano è l’identità”. “Radici. Quante volte avete provato fastidio per il richiamo dei vostri genitori a queste radici?”, ha chiesto Orlando ai ragazzi e alle ragazze. “Se le radici non si legano alle ali si muore soffocati. Sicuramente voi vi comportate in modo diverso dai vostri nonni, ed è normale e giusto che sia così. L’orgoglio delle radici rischia di stritolare chi lo ostenta. La patria è un atto di libertà, non può essere una condanna genetica”. “Siamo nella cultura dell’avere paura di chi ha meno di noi, mentre dovremmo incavolarci contro chi è più forte di noi, contro chi ha di più. E a cambiare questo stato delle cose dovete essere voi. La paura, la cittadinanza, il sangue, sono termini che vanno scardinati. Il vostro compito è quello di fondare un nuovo Umanesimo. Voi giovani italiani siete l’espressione dell’Italia migliore. Siete per scelta persone che coltivano radici e ali. Siate realistici: chiedete l’impossibile”. “Voi siete un’espressione di futuro e di sviluppo”, ha concluso, “Siete oltre i confini dello Stato e contro le angustie del nostro passato. Palermo è la vostra casa, come lo è di tutti”. “Sono l’ultimo ostacolo tra voi e il pranzo”, ha scherzato Massimo Ungaro, all’inizio del suo intervento in cui ha provato a sintetizzare “cosa fa la politica” per gli italiani all’estero e per i giovani in particolare. “Mi sento un po’ imbarazzato a essere dalla parte della politica, perché sono un ragazzo come voi, un italiano all’estero come voi”, ha osservato Ungaro. “Ma mi sento anche come i vostri occhi e le vostre orecchie in Parlamento. Ad ogni modo mi sento di darvi qualche risposta: sono rimasto veramente colpito dalle emozioni trasmesse in questa sala stamattina. Non posso non ringraziare il Cgie per lo straordinario lavoro che hanno fatto con dedizione. Ricordiamo che sono volontari, loro sono dove lo Stato non c’è, grazie”. “Il vostro essere qui oggi”, ha detto Ungaro ai ragazzi e alle ragazze, “è un messaggio bellissimo. Ci sono sgravi fiscali, come ha ricordato anche Raffaele Fantetti, per tornare in Italia, si chiama “pacchetto controesodo”, ed è bene che ne parliate alle vostre comunità, che spargiate la voce con tutti, perché sono ancora in troppi che non lo sanno”. “Bellissima – secondo il deputato – l’idea di fare rete per la cultura, come bellissime sono state le proposte di tutti i ragazzi espresse nei documenti realizzati in queste giornate di lavoro. Aggiungo anche che l’Italia dovrebbe aggiungere dei sistemi di chiamata diretta per far tornare in Italia dei professionisti, come medici, ingegneri, scienziati. Il valore dell’accoglienza, ripreso dal sindaco Orlando, è il fulcro del nostro essere italiani”. “Si dice che non c’è spazio per i giovani nei luoghi della rappresentanza: andiamocelo a prendere questo spazio”, l’invito di Ungaro ai giovani. “Il prossimo anno ci sono le elezioni dei Comites: partecipiamo, crediamoci. Mobilitatevi, anche se l’Italia non ve lo chiede. Il nostro Paese è in una grande crisi, soprattutto per i nostri coetanei. Abbiamo i saliari di entrata più bassi d’Europa, l’istruzione e la ricerca sono in crisi. Siamo noi a dover cambiare le cose facendo rete, importando geni positivi dall’estero, rendendo effettiva la meritocrazia. La vostra energia e la vostra passione possono contribuire al riscatto del Paese”, ha concluso. “Non perdiamoci di vista”. Ultimo a prendere la parola il segretario generale del Cgie Michele Schiavone. “Ringrazio Fantetti e Ungaro per aver partecipato oggi ai lavori del nostro seminario. Grazie al sindaco Orlando, a Musumeci, a Bertolino, a Lagalla”, ha esordito. “I giovani sono in fermento. Una ragazza di 16 anni ha attirato l’attenzione sui cambiamenti climatici, ponendo l’attenzione sulla questione ambientale, divenuta in questo momento storico l’elemento su cui i giovani stanno ragionando per cambiare il mondo, il grimaldello attraverso cui scardinare un sistema vecchio”, ha aggiunto Schiavone riferendosi a Greta Thunberg. “Il nostro seminario si colloca idealmente all’interno di una volontà di cambiamento”. “Oggi”, ha proseguito Schiavone, “è davvero il punto di partenza per un nuovo Umanesimo, come ha detto il sindaco Orlando. Nessuno è nato infelice. Ognuno di noi è nato dall’amore di un papà e di una mamma. Io credo che questo senso di vita noi dobbiamo rispettarlo, dobbiamo trasmetterlo alle nuove generazioni. Il Cgie ha il compito di trasmettere questo amore, questo senso della vita”. “Palermo”, ha detto il segretario generale del Cgie rivolgendosi ai ragazzi e alle ragazze, “ha avuto le sue primavere. Oggi, però, è il vostro momento. Siate paladini del senso più alto di libertà”. “A noi resta il compito arduo di creare attraverso il sistema la rete che voi state costruendo, facilitando gli scambi, la conoscenza, la formazione, il lavoro. Con i mezzi rudimentali che abbiamo avuto a disposizione, il Cgie, in diversi posti, soprattutto nei presidi dei Comites, ha cominciato a offrire degli sportelli per i primi passi dei nuovi arrivati. In alcuni luoghi lo facciamo in maniera volontaria ed è l’espressione più alta dell’ospitalità. Per i giovani italiani nel mondo abbiamo bisogno di uno sportello telematico unico, attraverso cui gestire questa rete che in questi giorni abbiamo contribuito a creare. Questa è la sfida e questo è il percorso che vi invitiamo a perseguire. È solo nella corsa dei giovani che dobbiamo investire”. “Noi – ha sottolineato – dobbiamo fare qualcosa per cambiare. Questa è l’idea con cui ho costruito, insieme alla VII Commissione, questo momento di Palermo. Ringrazio tutti i protagonisti di questa bellissima esperienza e rivolgo i migliori auguri perché possiate tenere alta la bandiera ella gioventù italiana nel mondo”. (gianluca zanella\ aise)