Il Decreto su Reddito e Pensione di cittadinanza esclude dai benefici previsti gli italiani residenti all’estero. Abbiamo segnalato e criticato a più riprese questa inspiegabile ingiustizia e ci siamo attivati a livello politico e legislativo per farla emendare.

In questi giorni abbiamo presentato alcuni emendamenti al Decreto ora in discussione alla Camera dei deputati con l’auspicio che questa volta il Governo ci ascolti nell’interesse di tanti nostri connazionali. In un emendamento chiediamo di modificare la norma del Decreto che, così come è formulata, non consentirebbe ai giovani italiani emigrati all’estero in cerca di lavoro di potere richiedere il Reddito di cittadinanza nei casi in cui dovessero decidere di rientrare in Italia (non potendo far valere i due anni di residenza continuativa immediatamente prima della presentazione della domanda). Lo stesso dicasi degli anziani emigrati soprattutto in Paesi dell’America Latina i quali rientrano in Italia per motivi economici o umanitari (vedere Venezuela) e volessero richiedere la Pensione di cittadinanza: anch’essi non potrebbero far valere i due anni continuativi di cui sopra. Con l’emendamento intendiamo dare ai nostri connazionali residenti all’estero, giovani e anziani i quali decidono di rientrare in Italia, la possibilità di richiedere il reddito e la pensione di cittadinanza se ne hanno il diritto e la necessità. In un secondo emendamento chiediamo che Quota 100 (la pensione anticipata con 38 anni di contributi e 62 anni di età) possa essere applicata anche ai futuri titolari di pensione in regime internazionale senza che essi siano costretti a cessare il rapporto di lavoro all’estero come invece previsto dal Decreto (requisito questo che non potrebbe essere soddisfatto dalla stragrande maggioranza dei pensionandi all’estero i quali non potrebbero vivere con il solo pro-rata italiano). Nel terzo emendamento presentato abbiamo ritenuto opportuno chiedere l’aumento dell’importo minimale stabilito per le pensioni italiane in regime internazionale dagli attuali 12 euro mensili per ogni anno di contribuzione accreditato in Italia a circa 25 euro mensili. Non è ammissibile infatti che a causa di una legge vecchia di 25 anni (la 335/1995), che vogliamo modificare con l’emendamento, si paghino oggi pensioni all’estero di importo assolutamente irrisorio (se non integrabili al trattamento minimo) quando i contributi sono pochi e remoti nel tempo senza che intervenga invece un adeguato meccanismo di rivalutazione. Con il nostro emendamento vogliamo restituire giustizia e dignità ai nostri pensionati all’estero. Sinceramente la scarsa sensibilità dimostrata finora da questo esecutivo verso il mondo dell’emigrazione non ci fa essere ottimisti sull’esito delle nostre richieste: tuttavia da parte nostra non mancheranno responsabilità e impegno per sollecitare uno spirito di collaborazione da parte di questo Governo. I deputati PD: Angela Schirò e Massimo Ungaro