La copertina del libro sul terremoto

del 1980 2914 le vittime, 9000 i feriti, 300.000 i senza tetto. Oltre ottocento i comuni colpiti, diversi rasi al suolo, altri gravemente danneggiati. I primi soccorsi tardano ad arrivare,

tanto che si inizia a scavare a mani nude tra le macerie. Il sisma colpisce in modo particolare la Provincia di Avellino, ma anche altre aree della Campania, della Basilicata e un frammento di Puglia. Una ferita profonda che per anni non ha smesso di sanguinare: oltre al dolore per le vittime, il calvario dei sopravvissuti che devono affrontare una ricostruzione segnata dalla lentezza, dagli sprechi e dalle inchieste giudiziarie. La tragedia dell’Irpina è così devastante che dall’Italia e da tutto il mondo arrivano immediatamente aiuti, donazioni in denaro, gesti di solidarietà. E tra i primi a muoversi sono soprattutto gli irpini che anni prima sono emigrati all’estero: in pochi giorni vengono fatte collette, raccolti materiali e beni di necessità. Dalla Germania, dalla Svizzera e da altri Paesi dell’Europa in molti si mettono immediatamente in macchina per andare a cercare i propri cari o per dare una mano per rimuovere le macerie. Tra i testimoni di quei giorni, abbiamo raccolto la testimonianza di Francesco D’Avino, originario di Frigento (Avellino) ed emigrato a Duisburg nel 1959, che quei momenti non li ha mai dimenticati. Ma a quarant’anni dal sisma, cosa sappiamo davvero di questa terra, del suo passato e su cosa si gioca il suo futuro? Nel saggio appena pubblicato “Il terremoto dell’Irpinia. Cronaca, storia e memoria dell’evento più catastrofico dell’Italia repubblicana” (Donzelli editore), tre autori di origine irpina, Toni Ricciardi (storico delle migrazioni), Generoso Picone (giornalista) e Luigi Fiorentino (giurista) provano ad andare oltre la cronaca e la narrazione stereotipata del sisma, per analizzare ciò che ha funzionato, ciò che poteva essere e non è stato, ma anche quello che si è realizzato. Come sostengono gli autori, se da una parte l’Irpinia è sempre stata e continua ad essere una terra d’emigrazione, rimasta per secoli ai margini del progresso, dall’altra il post sisma è stato anche l’occasione per un avvio verso il mondo moderno e nuove prospettive economiche. (di Luciana Mella)