(SA) - Quello che accade in Europa, non accade in nessun’altra parte del mondo. Questo pone ancora un a volta l’interrogativo: possibile che esista ancora il diritto di veto, per cui una nazione piccola come l’Ungheria che conta meno di 10 milioni di abitanti,

possa condizionare l’Unione Europea che di abitanti complessivamente ne conta 446 milioni? Sembra impossibile, invece è proprio così, dal momento che l’Unione Europea non si decide ad aggiornare le proprie regole, che se potevano andare bene quando è nata con soli sette stati, oggi sicuramente non sono più adeguate alla realtà attuale. Tutto nasce dal fatto che l’Unione ha approvato la clausola che condiziona l’erogazione dei fondi europei al rispetto di standard relativi alla separazione dei poteri ed alla libertà di stampa e di informazione, diritti certamente inalienabili di una democrazia. Questa clausola non è piaciuta a due stati dove questo valori evidentemente non esistono ed i rispettivi presidenti, si sono fatti attribuire poteri che somigliano più a quelli di una dittatura e non certo a quelli di una democrazia. La presa di posizione decisa dei due stati, per altro rafforzata dalla posizione assunta dal portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs che sui social scrive: “Non possiamo sostenere il piano nella sua forma attuale, che lega i criteri dello Stato di diritto alla decisione sul bilancio. Va contro le conclusioni del Consiglio Europeo di luglio “. Intanto, visto che la vicenda riporta alla opportunità o meno di mantenere il diritto di veto in base al quale ad esempio lo 0,022% della popolazione (Ungheria) può bloccare il 99,98% del resto dei 27 stati che compongono l’Unione. Il danno che ne può derivare è enorme, poiché questa posizione ritarderebbe l’entrata in vigore dei Recovery fund con gravi ripercussioni sull’economia europea e sulla ripresa degli stati più colpiti dalla pandemia, arrivando anche a vanificare gli sforzi fatti fino ad ora. Rivedere quindi le regole è necessario, magari per arrivare a fare dipendere il tutto da una maggioranza qualificata, togliendo il diritto di veto. D’altro canto, se, come è giusto l’Europa tra i suoi compiti ha anche quello di fare rispettare i diritti umani e la libertà di pensiero e di espressione, evidentemente questi stati che si oppongono non solo non rispettano questi diritti elementari, ma con la loro condotta, affermano la volontà di non volere nemmeno scendere a patti per discutere e garantire queste libertà, o forse è meglio chiamarli valori. Forse che questo non significa che si mettono fuori dall’Europa? L’Unione Europea non può certo finanziare la discutibile politica di chi calpesta i diritti umani e magari fa concorrenza al resto dell’Europa con i fondi europei. Una riflessione profonda va fatta su questa materia, se si vuole salvare l’Unione e si si vogliono affermare elementi di democrazia ed il rispetto dei diritti umani che stanno alla base di chi ha pensato di fare nascere l’Europa Unita. L’Italia deve battersi per affermare questi valori, ma anche per evitare che l’ostruzionismo di staterelli microscopici mettano il bastone fra le ruote usando il diritto di veto quale arma di ricatto ed il ricatto non solo non è mai costruttivo, ma non porta da nessuna parte e crea solo danni e limitazioni assurde. A nostro modesto avviso, oggi si pone l’esigenza di accelerare la marcia verso la nuova Europa dove si deve respirare libertà e benessere per tutti, anche nel rispetto delle varie peculiarità storiche, culturali, sociali, senza perdere di vista valori che debbono essere comuni a tutti. (Salvatore Augello 17 novembre 2020)