Roma - “Giubileo per la Terra” è la chiave scelta dalla famiglia ecumenica per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Un’occasione che Papa Francesco ha voluto celebrare l’1 settembre ricordando come,

nella Sacra scrittura, il Giubileo è “un tempo sacro per ricordare, ritornare, riposare, riparare e rallegrarsi”. Per il Pontefice, “il Giubileo è anche un tempo di grazia per fare memoria della vocazione originaria della creato ad essere e prosperare come comunità d’amore. Esistiamo solo attraverso le relazioni: con Dio creatore, con i fratelli e le sorelle in quanto membri di una famiglia comune, e con tutte le creature che abitano la nostra stessa casa”. Sempre il Giubileo è anche “un tempo per tornare indietro e ravvedersi. Abbiamo spezzato i legami che ci univano al Creatore - ha spiegato Francesco - agli altri esseri umani e al resto del creato. Abbiamo bisogno di risanare queste relazioni danneggiate, che sono essenziali per sostenere noi stessi e l’intero tessuto della vita”. Il Papa torna, come ormai spesso nelle ultime settimane in occasione delle udienze del mercoledì, alla disparità, sulla Terra, tra ricchi e poveri: “Il Giubileo - ha aggiunto Papa Francesco - ci invita a pensare nuovamente agli altri, specialmente ai poveri e ai più vulnerabili. Siamo chiamati ad accogliere nuovamente il progetto originario e amorevole di Dio sul creato come un’eredità comune, un banchetto da condividere con tutti i fratelli e le sorelle in spirito di convivialità; non in una competizione scomposta, ma in una comunione gioiosa, dove ci si sostiene e ci si tutela a vicenda. Il Giubileo è un tempo per dare libertà agli oppressi e a tutti coloro che sono incatenati nei ceppi delle varie forme di schiavitù moderna, tra cui la tratta delle persone e il lavoro minorile”. La pandemia, la crisi economica e le disparità tra ricchi e poveri ci invitano, ha detto Francesco, “ad ascoltare la terra”. “La voce del creato ci esorta, allarmata - ha spiegato -, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita. La disintegrazione della biodiversità, il vertiginoso aumento dei disastri climatici, il diseguale impatto della pandemia in atto sui più poveri e fragili sono campanelli d’allarme di fronte all’avidità sfrenata dei consumi”. Proprio durante questo Tempo del Creato, ha aggiunto il Pontefice, “ascoltiamo il battito della creazione. Essa, infatti, è stata data alla luce per manifestare e comunicare la gloria di Dio, per aiutarci a trovare nella sua bellezza il Signore di tutte le cose e ritornare a Lui”. “La capacità di meravigliarci e di contemplare - ha spiegato ancora Francesco - è qualcosa che possiamo imparare specialmente dai fratelli e dalle sorelle indigeni, che vivono in armonia con la terra e con le sue molteplici forme di vita”. E ora il Papa torna con forza sulla pandemia e su quali considerazioni ha fatto un cristiano di fronte a un evento così doloroso e così segnante: “ci ha portati in qualche modo a riscoprire stili di vita più semplici e sostenibili - ha detto il Papa -. La crisi, in un certo senso, ci ha dato la possibilità di sviluppare nuovi modi di vivere. È stato possibile constatare come la Terra riesca a recuperare se le permettiamo di riposare: l’aria è diventata più pulita, le acque più trasparenti, le specie animali sono ritornate in molti luoghi dai quali erano scomparse. La pandemia ci ha condotti a un bivio. Dobbiamo sfruttare questo momento decisivo per porre termine ad attività e finalità superflue e distruttive, e coltivare valori, legami e progetti generativi”. Un tema, questo, già affrontato con forza dal Papa durante l’udienza del mercoledì del 19 agosto, quando ricordò che la pandemia “sta esacerbando le disuguaglianze tra poveri”. “Dobbiamo esaminare le nostre abitudini nell’uso dell’energia, nei consumi, nei trasporti e nell’alimentazione. Dobbiamo togliere dalle nostre economie aspetti non essenziali e nocivi, e dare vita a modalità fruttuose di commercio, produzione e trasporto dei beni”, ha aggiunto. Il Papa invita i fedeli a non dimenticare la storia “di sfruttamento” del Sud del Pianeta, che ha provocato “un enorme debito ecologico”, dovuto “al depredamento delle risorse e all’uso eccessivo dello spazio ambientale comune per lo smaltimento dei rifiuti”. Per questo, torna al Giubileo come tempo per “riparare”. “È il tempo di una giustizia riparativa. A tale proposito, rinnovo il mio appello a cancellare il debito dei Paesi più fragili alla luce dei gravi impatti delle crisi sanitarie, sociali ed economiche che devono affrontare a seguito del Covid-19”. Pe Francesco occorre, inoltre, garantire che gli aiuti economici per la ripresa attualmente allo studio dei governi e delle istituzioni internazionali, “siano effettivamente efficaci, con politiche, legislazioni e investimenti incentrati sul bene comune e con la garanzia che gli obiettivi sociali e ambientali globali vengano conseguiti”. Qui il Papa chiede che ci sia una “giustizia riparativa” anche per il clima. Il ripristino di un equilibrio climatico è di estrema importanza, dal momento che ci troviamo nel mezzo di un’emergenza. Stiamo per esaurire il tempo, come i nostri figli e i giovani ci ricordano. Occorre fare tutto il possibile per limitare la crescita della temperatura media globale sotto la soglia di 1,5 gradi centigradi”, ha ricordato Francesco facendo riferimento agli accordi di Parigi sul climade l 2015. Andare oltre, ha aggiunto, “sarà catastrofico, soprattutto per le comunità più povere in tutto il mondo”. Da qui l’invito per tutti i governi “ad adottare traguardi nazionali più ambiziosi per ridurre le emissioni”. (NoveColonneATG)